Se fosse un film noir complottista del regista Oliver Stone, come “Jfk” o “Intervista a Putin”, la saga del magnate pedofilo Jeffrey Epstein, morto in carcere nell’agosto del 2019, dei disegnini schizzati per lui dal presidente Donald Trump e della faida in corso nello stato maggiore del partito repubblicano sbancherebbe Hollywood. Davvero, come accusa il Wall Street Journal, Trump ha regalato a Epstein per i 50 anni la caricatura di una donna scollata, autografata con la dedica “Tanti auguri e possa ogni giorno avere per te un meraviglioso segreto”? No, replica sdegnato il presidente, chiedendo all’editore Rupert Murdoch un risarcimento record di 10 miliardi di dollari perché «Io non disegno!». Subito però, tipico da sceneggiatura thriller, riaffiorano i suoi autografi, i grattacieli di New York, un palazzaccio stile Empire State Building, la sagoma ampia di una quercia, decorati con la firma ad elettrocardiogramma del presidente e ceduti, per migliaia di dollari, in beneficenza ai F…
Se fosse un film noir complottista del regista Oliver Stone, come “Jfk” o “Intervista a Putin”, la saga del magnate pedofilo Jeffrey Epstein, morto in carcere nell’agosto del 2019, dei disegnini schizzati per lui dal presidente Donald Trump e della faida in corso nello stato maggiore del partito repubblicano sbancherebbe Hollywood. Davvero, come accusa il Wall Street Journal, Trump ha regalato a Epstein per i 50 anni la caricatura di una donna scollata, autografata con la dedica “Tanti auguri e possa ogni giorno avere per te un meraviglioso segreto”? No, replica sdegnato il presidente, chiedendo all’editore Rupert Murdoch un risarcimento record di 10 miliardi di dollari perché «Io non disegno!». Subito però, tipico da sceneggiatura thriller, riaffiorano i suoi autografi, i grattacieli di New York, un palazzaccio stile Empire State Building, la sagoma ampia di una quercia, decorati con la firma ad elettrocardiogramma del presidente e ceduti, per migliaia di dollari, in beneficenza ai Frati Cappuccini tanto da far vantare Trump: «Mi hanno rieletto, il valore vola».
In campagna elettorale 2024 lo staff repubblicano prometteva di rendere pubblici i dossier su Epstein, persuadendo la base Maga che il finanziere lasciasse sedurre uomini politici e di Wall Street, per lo più liberal, da minorenni per ricattarli con la complice Ghislaine Maxwell, figlia dell’editore Robert, annegato nel 1991 al largo dell’Atlantico in un altro giallo misterioso, condannata a 20 anni per prostituzione di minorenni. Una volta tornati alla Casa Bianca, tuttavia, i trumpiani mutano registro, la ministra della Giustizia Pam Bondi annuncia solerte «tutto ok, nulla da registrare» e il film prende un ritmo imprevisto. Carlson Tucker, controverso giornalista vicino al Cremlino, si sgola a spiegare su YouTube che Epstein lavorava per conto del Mossad e dunque sarebbero gli agenti di Netanyahu a insabbiare la “lista dei ricattati”. Una ulteriore rottura nell’establishment Maga, dopo che Elon Musk aveva accusato Trump di essere uno dei nomi incriminati. Interviene anche Steve Bannon, peso massimo della destra reduce da condanne e detenzione, assumendo però una diversa parte in commedia: a suo dire Trump è innocente, ma Deep State, la cabala di complottisti che reggerebbe l’America, in combutta con i progressisti, lo tiene all’oscuro, censurandogli la verità.
Donald Trump sembra colto in contropiede, difende la ministra Bondi, con i vertici dell’Fbi, il direttore Kash Patel e il vice Dan Bongino a dargli manforte. Peccato che online riappaiono, spettri petulanti e onnipresenti, i post online con cui Bondi, Patel e Bongino, alla vigilia del voto di novembre, gongolavano all’idea di squadernare le vergogne della cricca di Epstein, a suo tempo ripreso dai paparazzi abbracciato a Trump e alla Maxwell. I duri e puri si mettono di traverso e rimbeccano “Vergogna! Ci state tradendo!”. Un sondaggio, ripreso dal New York Times, calcola che solo il 3% dei cittadini creda a Pam Bondi e il Paese diviso si ritrova, a sorpresa, unito: nessuno si fida della versione ufficiale sulle carte di Epstein. Il partito democratico, senza batter ciglio, dimentica le concioni solenni sull’informazione di qualità e la lotta alla disinformazione, saltando sull’onda che rivendica “Verità, Verità”, come grillini della prima ora.
Hank Johnson, deputato dem della Georgia, impugna la chitarra e intona la ballata “Epstein è morto suicida? Se ci credi sei cieco amico mio…” con la musica del cantautore Jason Isbell. Epstein era detenuto nel carcere di Manhattan, detto “Le Tombe” per la fama sinistra, oggi chiuso ha ospitato dietro le sbarre i mafiosi della famiglia Gambino, i terroristi Omar Abdel Rahman e Ramzi Yousef che lo definivano «peggio di Guantanamo». Quando il pedofilo si è ucciso la direzione ha controllato i video, negando che sia coinvolto un killer, ma la rivista Wired rivela che dalle immagini, sgranate e di bassa qualità girate dalle telecamere di sorveglianza la notte di San Lorenzo del 2019, mancano ben 2 minuti e 53 secondi.
L’omissis persuade milioni di americani, destra e sinistra, che un killer si sia introdotto nella cella delle Tombe azzittendo, per sempre, Epstein e scatenando domande incontrollate: chi ha mandato al Wall Street Journal il controverso album con i presunti disegni di Trump? E Ghislaine Maxwell, passata dalla vita nel jet set di Londra e New York a 20 anni da passare nel carcere di Tallahassee in Florida, fra topi, scarafaggi e cimici, invia forse ricatti trasversali, cercando scontri di pena, magari una grazia che sarebbe disastro politico? Perché Bondi promette ora di pubblicizzare il verdetto della Grand Jury su Epstein, pur sapendo che non contiene nulla di nuovo? Fumo negli occhi?
La Grande Politica e la Grande Storia hanno la loro epica, le notti dei fuochi su Kiev, Odessa e Gaza, lo scontro titanico sui dazi, la Casa Bianca contro università e media, eppure nel weekend la capo di gabinetto Susie Wiles deve occuparsi del sordido caso Epstein, ricatti, stupri, celle umide, vite spezzate. Trump è deciso a chiuderlo in fretta, trascinando in tribunale il Wall Street Journal e l’editore Murdoch, per strappargli metà del patrimonio, calcolato in 24 miliardi. Il film noir sembrava chiuso il 10 agosto 2019 ma siamo, pare, ai titoli di testa.