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Gaza, nuova strage del cibo l’Idf spara sulla folla all’alba. Allarme Onu: rischio carestia

(afp)

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Vittime tra la gente in fila e decine di raid: in un giorno oltre 100 persone uccise. Il rapporto: “Presto la popolazione si troverà in una situazione catastrofica
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TEL AVIV – Ci sono i morti per il cibo, per le bombe, per la fame. A Gaza ogni giorno ci sono morti. L’Onu avverte di un «rischio critico di carestia». Secondo un rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification, scrivono le Nazioni Unite, «nella Striscia di Gaza, il 22% della popolazione si troverà presto in una situazione catastrofica».

Ieri almeno 39 persone che speravano di trovare farina e lenticchie sono morte. È successo all’alba, tra le cinque e le sei: il sistema messo in piedi dagli israeliani e dagli americani con i centri di distribuzione degli aiuti nel sud della Striscia, gestito dalla opaca fondazione Ghf, si è trasformato di nuovo in una trappola. L’Idf ha sparato contro le persone che, dalla notte, avevano cominciato a radunarsi per aspettare che la distribuzione iniziasse. L’esercito non si trova nei siti ma li sorveglia a distanza e ha sparato «colpi di avvertimento» nei pressi di Rafah, nel sud, perché «un gruppo di sospetti» si era avvicinato «alle…

TEL AVIV – Ci sono i morti per il cibo, per le bombe, per la fame. A Gaza ogni giorno ci sono morti. L’Onu avverte di un «rischio critico di carestia». Secondo un rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification, scrivono le Nazioni Unite, «nella Striscia di Gaza, il 22% della popolazione si troverà presto in una situazione catastrofica».

Ieri almeno 39 persone che speravano di trovare farina e lenticchie sono morte. È successo all’alba, tra le cinque e le sei: il sistema messo in piedi dagli israeliani e dagli americani con i centri di distribuzione degli aiuti nel sud della Striscia, gestito dalla opaca fondazione Ghf, si è trasformato di nuovo in una trappola. L’Idf ha sparato contro le persone che, dalla notte, avevano cominciato a radunarsi per aspettare che la distribuzione iniziasse. L’esercito non si trova nei siti ma li sorveglia a distanza e ha sparato «colpi di avvertimento» nei pressi di Rafah, nel sud, perché «un gruppo di sospetti» si era avvicinato «alle truppe e ha ignorato gli inviti a mantenere le distanze». La Gaza Humanitarian Foundation, come fosse un ente autonomo, ha diffuso un comunicato per dire che non si sono verificati incidenti nei suoi siti o nelle vicinanze: «Abbiamo ripetutamente avvertito di non venire durante la notte e nelle prime ore del mattino». Ma i palestinesi si mettono in marcia dalla notte per arrivare prima, conquistare un posto e cercare di non tornare dalle famiglie a mani vuote. Chi vive nel nord della Striscia, dove non ci sono centri di distribuzione, e non arrivano camion con aiuti, deve fare chilometri a piedi. E in questi giorni, con le temperature roventi e poca acqua a disposizione, è già un’impresa riuscire a raggiungerli.

La maggior parte delle vittime c’è stata a circa tre chilometri dal centro di distribuzione di Khan Yunis, nel sud. Un testimone, Akram Aker, ha raccontato all’Associated Press che i soldati «hanno sparato con mitragliatrici montate su carri armati e droni. Ci hanno circondato e hanno iniziato a spararci direttamente». Ci sarebbero stati spari anche dopo l’apertura del sito. È accaduto altre volte. Intorno ai centri si crea confusione, operano anche gruppi criminali e bande. Se non spara l’Idf, si rischia di finire ammazzati nella calca.

All’ospedale Nasser di Khan Younis sono arrivati 25 corpi, altre sette persone sono state uccise nella zona di Shakoush, centinaia di metri a nord di un altro centro Ghf a Rafah. Ma ieri l’esercito israeliano ha continuato a bersagliare anche tutto il nord della Striscia, a Gaza city, Tal al-Hawa, e poi nel centro, a Bureij, e lungo la via Salah El Din. L’Idf dice di aver colpito solo nelle ultime 24 ore «circa 90 obiettivi» con attacchi aerei e di terra, continuando «a eliminare terroristi, distruggere le loro infrastrutture e depositi di armi, sia in superficie che sottoterra». Al Jazeera, citando fonti mediche palestinesi e la protezione civile, porta il conto delle vittime in 24 ore a 104. In 21 mesi di guerra, i palestinesi uccisi sono oltre 58mila, più della metà sono civili. A Gaza restano ostaggi di Hamas 50 israeliani, si stima che 20 circa siano ancora vivi.

Ieri sera le strade di Tel Aviv sono tornate a riempirsi di migliaia di persone, in marcia per chiedere la liberazione dei rapiti e la fine della guerra. «Israele deve unire le forze con gli Stati Uniti e abbandonare la follia della guerra eterna», dicono le famiglie degli ostaggi. Nel pomeriggio un gruppo di attivisti per la pace ha inscenato una protesta silenziosa contro gli attacchi a Gaza. Avevano in mano le fotografie di donne e bambini palestinesi uccisi.

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