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Elezioni in Giappone, il premier Ishiba perde anche la camera alta. Avanza l’estrema destra populista

Il premier giapponese Shigeru Ishiba (afp)

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Il partito Liberal democratico, insieme agli alleati di Komeito, fallisce la riconferma della maggioranza: crescono le pressioni per le dimissioni
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PECHINO - Una sconfitta storica, ma il premier Shigeru Ishiba non molla: resto e vado avanti, dice. La coalizione del primo ministro giapponese aveva già perso la maggioranza alla camera bassa lo scorso autunno, e ora pure alla camera alta. Gli exit poll pubblicati subito dopo il voto di domenica si sono rivelati corretti: i risultati confermano che il Partito Liberal Democratico (la Ldp, formazione conservatrice del premier) e il suo partner Komeito, non hanno raggiunto i 50 seggi necessari a mantenere la maggioranza: si fermano a 47 (39 la Ldp, 8 il Komeito). “La prima volta in 70 anni di storia della Ldp che il partito guiderà una coalizione che non controlla nessuna delle due camere”, come ricorda la tv Nhk.

La sconfi…

PECHINO - Una sconfitta storica, ma il premier Shigeru Ishiba non molla: resto e vado avanti, dice. La coalizione del primo ministro giapponese aveva già perso la maggioranza alla camera bassa lo scorso autunno, e ora pure alla camera alta. Gli exit poll pubblicati subito dopo il voto di domenica si sono rivelati corretti: i risultati confermano che il Partito Liberal Democratico (la Ldp, formazione conservatrice del premier) e il suo partner Komeito, non hanno raggiunto i 50 seggi necessari a mantenere la maggioranza: si fermano a 47 (39 la Ldp, 8 il Komeito). “La prima volta in 70 anni di storia della Ldp che il partito guiderà una coalizione che non controlla nessuna delle due camere”, come ricorda la tv Nhk.

La sconfitta rischia di aprire un periodo di incertezza e instabilità per il Giappone, alle prese già con problemi di inflazione, salari in calo e una imminente scadenza per quanto riguarda i negoziati commerciali sui dazi con gli Stati Uniti. Una sconfitta che indebolisce ulteriormente Ishiba, già non troppo popolare.

Le elezioni di domenica servivano ad eleggere la metà dei membri della camera alta della Dieta, il Parlamento nipponico (125 seggi su 248 in palio). Sebbene questo risultato non determini direttamente la caduta del fragile governo di minoranza del primo ministro (la camera alta, la meno influente delle due camere del Parlamento, non ha il potere di presentare una mozione di sfiducia), aumenterà la pressione sul leader.

Ishiba ora dovrà cercare in quel ramo del Parlamento il sostegno dei partiti dell’opposizione, provando ad allargare la coalizione o stringendo accordi di volta in volta su singoli temi. Operazione che già si sta rivelando difficile. E soprattutto dovrà affrontare le richieste affinché si dimetta e si faccia da parte. Ma il premier tira dritto. Ishiba, che ha dichiarato di accettare “solennemente” il “duro risultato”, promette di andare avanti. “Siamo impegnati in negoziati estremamente critici con gli Stati Uniti, non dobbiamo rovinarli. È naturale dedicare tutta la nostra energia e il nostro impegno alla realizzazione degli interessi nazionali”. Il Giappone deve raggiungere un accordo con Donald Trump entro il 1° agosto, prima che i dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti passino dal 10% al 25%.

Il Partito costituzionale democratico, centro-sinistra, principale forza di opposizione, si aggiudica 22 seggi, confermandosi come seconda forza politica dopo i conservatori della Ldp. Ma il vero exploit è quello di Sanseito - partito di estrema destra e xenofobo, che da due seggi passa a 14 - formazione che ha rosicchiato voti proprio alla formazione del premier. Sanseito ha conquistato i voti dei conservatori con la sua retorica anti-immigrazione e il suo slogan trumpiano “Prima il Giappone”.

L’altro partito di destra, oltre a Sanseito, che ha ottenuto un ottimo risultato è il Partito Democratico per il Popolo: 17 seggi, rispetto ai nove precedenti. Entrambi i partiti hanno fatto appello ai giovani elettori con promesse populiste.

Secondo gli analisti il successo del Sanseito rimarrà comunque limitato, visto che i partiti più tradizionali mantengono una base più ampia. L’effetto potrebbe essere, invece, uno spostamento ancora più a destra dei conservatori della Ldp, per andare ad inseguire i simpatizzanti della nuova forza populista.

Per gli analisti il risultato delle elezioni ha evidenziato il malcontento latente per l'aumento del costo della vita, che ha eroso il sostegno alla coalizione di governo a vantaggio dei partiti populisti.

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