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Gaza, per la fame la gente crolla in strada

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La testimonianza dalla Striscia: “In questo momento è la sola sensazione che percepiamo. La gente sviene per strada, gli ospedali oltre che di feriti ora si riempiono di gente denutrita”
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Gli ultimi sono stati i giorni peggiori dei 652 che abbiamo vissuto da quando sono iniziati il genocidio e l’esodo forzato. Tralasciando le terrificanti esplosioni che continuano a distruggere ciò che resta di Gaza o gli umilianti ordini di evacuazione, non posso che parlare della carestia: la fame è diventata l’arma più letale usata contro di noi.

Per mesi abbiamo cercato di resisterle, ma ora siamo denutriti e deboli e con il peggiorare della situazione non siamo più nella condizione di sopportare giorni interi senza mangiare. Da settimane nessuno a Gaza si è sentito minimamente sazio. Quando cammini per strada è impossibile non vedere quanto tutti siano affaticati ed esausti. Gli effetti della carestia si vedono nei nostri volti scavati e nei corpi consumati. Continuo a guardare le persone intorno a me – al lavoro, in ospedale, per strada, a casa – e senza nemmeno chiedere, so che la fame li sta divorando vivi. La sento dentro di me, e in chiunque mi circonda. In questo momento è …

Gli ultimi sono stati i giorni peggiori dei 652 che abbiamo vissuto da quando sono iniziati il genocidio e l’esodo forzato. Tralasciando le terrificanti esplosioni che continuano a distruggere ciò che resta di Gaza o gli umilianti ordini di evacuazione, non posso che parlare della carestia: la fame è diventata l’arma più letale usata contro di noi.

Per mesi abbiamo cercato di resisterle, ma ora siamo denutriti e deboli e con il peggiorare della situazione non siamo più nella condizione di sopportare giorni interi senza mangiare. Da settimane nessuno a Gaza si è sentito minimamente sazio. Quando cammini per strada è impossibile non vedere quanto tutti siano affaticati ed esausti. Gli effetti della carestia si vedono nei nostri volti scavati e nei corpi consumati. Continuo a guardare le persone intorno a me – al lavoro, in ospedale, per strada, a casa – e senza nemmeno chiedere, so che la fame li sta divorando vivi. La sento dentro di me, e in chiunque mi circonda. In questo momento è la sola sensazione che percepiamo.

La gente sviene per strada, gli ospedali oltre che di feriti ora si riempiono di gente denutrita. Molti sono morti di ipoglicemia quando un cucchiaino di zucchero o un sorso di succo avrebbero potuto salvarli. E non possiamo farci nulla. I medici che curano questi pazienti sono anch’essi affamati. Anche i giornalisti che raccontano questa carestia stanno morendo di fame.

Finora la malnutrizione ha ucciso 76 bambini, altri 600mila sono a rischio di morte imminente per lo stesso motivo. Molti di loro sono già ricoverati ma gli ospedali non dispongono dei mezzi più basilari per salvarli. Ai loro genitori e ai medici non resta che guardarli spegnersi. Potete immaginare una simile situazione di impotenza e strazio da parte di madri e padri che già hanno rinunciato alle loro porzioni di cibo per provare, invano, a salvarli? Molti bimbi ormai si sentono in colpa a dire un banale “ho fame”: sanno che solo dirlo farà soffrire i genitori.

Ormai i mercati sono vuoti, non si trovano più nemmeno beni a prezzi esorbitanti. Avere denaro non conta nulla, perché non c’è nulla da comprare. Questa non è povertà o mancanza di risorse: questa è fame forzata e deliberata. È un’arma di guerra.

Centinaia di camion carichi di aiuti e cibo sono bloccati al confine. Basterebbe decidere di farli passare. I pochi che ogni tanto riescono a entrare non bastano. E finora almeno 995 persone sono morte e 6.000 sono rimaste ferite mentre cercavano aiuti.

Ogni mattina anche nella mia famiglia comincia un’infinita discussione su come sopravvivere alla giornata. Non mangiamo carne, pollo, uova, frutta secca o latticini da febbraio. Mio fratello vaga per le strade cercando qualcosa da comprare. Quando trova un alimento insapore e insufficiente mi sento una privilegiata, a ogni boccone il senso di colpa mi morde lo stomaco sapendo che molti non possono nemmeno permettersi un sorso d’acqua.

La cosa peggiore della fame è quanto sia umiliante. Eccoci qui, a morire lentamente, mentre il mondo guarda e lascia che tutto questo accada.

*L’autrice è un medico internista di 24 anni. Vive a Gaza City

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