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Gaza, 80 morti per il pane. La distribuzione del cibo continua a mietere vittime

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L’esercito israeliano spara sulla folla attorno ai camion di aiuti che avevano varcato il confine: “Rappresentava una minaccia”
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TEL AVIV – L’ennesima strage di palestinesi in fila per gli aiuti conferma che il sistema di distribuzione imposto dagli israeliani nella Striscia, con l’aiuto americano, non sta funzionando ed è diventato una trappola mortale. Ieri almeno 80 persone, secondo il ministero della Salute di Gaza controllato da Hamas, sono rimaste uccise mentre cercavano di avvicinarsi al valico di Zikim, nel nord, da dove sarebbero dovuti entrare 25 camion con gli aiuti.

C’è una premessa necessaria: i centri di distribuzione della Ghf sono solo nel sud e nel centro di Gaza, perché da tempo Israele cerca di svuotare il nord della Striscia. In quell’area i rari camion con le provviste sono l’unica fonte di cibo per migliaia di sfollati, e molti ieri si erano incamminati per portare a casa qualcosa, farina, riso. Intorno ai convogli e ai centri di distribuzione poi operano anche bande armate e miliziani di Hamas che cercano di boicottare il sistema israeliano. E c’è l’esercito, che ha il mandato di sparare…

TEL AVIV – L’ennesima strage di palestinesi in fila per gli aiuti conferma che il sistema di distribuzione imposto dagli israeliani nella Striscia, con l’aiuto americano, non sta funzionando ed è diventato una trappola mortale. Ieri almeno 80 persone, secondo il ministero della Salute di Gaza controllato da Hamas, sono rimaste uccise mentre cercavano di avvicinarsi al valico di Zikim, nel nord, da dove sarebbero dovuti entrare 25 camion con gli aiuti.

C’è una premessa necessaria: i centri di distribuzione della Ghf sono solo nel sud e nel centro di Gaza, perché da tempo Israele cerca di svuotare il nord della Striscia. In quell’area i rari camion con le provviste sono l’unica fonte di cibo per migliaia di sfollati, e molti ieri si erano incamminati per portare a casa qualcosa, farina, riso. Intorno ai convogli e ai centri di distribuzione poi operano anche bande armate e miliziani di Hamas che cercano di boicottare il sistema israeliano. E c’è l’esercito, che ha il mandato di sparare a «qualsiasi potenziale minaccia». I civili sono intrappolati in questo caos, e muoiono, a decine, centinaia. «Improvvisamente, i carri armati ci hanno circondato e ci hanno bloccati mentre si susseguivano spari e attacchi. Siamo rimasti intrappolati per circa due ore», ha raccontato all’Associated press Ehab Al-Zei, che stava aspettando la farina e ha detto di non mangiare pane da 15 giorni.

L’esercito israeliano ha confermato che i soldati hanno sparato contro la folla, che «rappresentava una minaccia», ma contesta i numeri delle vittime «forniti da Hamas», che sarebbero «di molto superiori» a quelli che risultano alle forze armate dopo le prime verifiche. L’idf sostiene anche sia stata Hamas a causare volutamente il caos.

Oltre agli ottanta di Zikim, altri morti ci sono stati nella zona di Shakoush, qualche centinaia di metri a nord di un centro di distribuzione Ghf, e altri a Khan Younis, tra cui un bambino di 5 anni. La dinamica è la stessa, la falla uguale: gli israeliani hanno espulso le nazioni unite da Gaza, hanno consentito solo quattro centri di distribuzione concentrati tra sud e centro, che costringono migliaia di persone ad accalcarsi aspettando la distribuzione, e li hanno piazzati vicino alle zone off limits dell’esercito che spara a non meglio identificate minacce. Il presupposto di tutto ciò è che a Gaza manca tutto dopo quattro mesi di blocco e di aiuti fatti entrare con il contagocce. Ieri l’organizzazione internazionale World Central Kitchen, che aveva aperto diverse cucine pubbliche, ha annunciato di averle dovute chiudere perché sono finite le scorte di cibo da cucinare. Hanno distribuito gli ultimi 80mila pasti venerdì.

Nel frattempo, da Doha non arrivano segnali di un accordo imminente, mentre l’Idf espande le operazioni militari sul terreno invece di allentarle. È stato dato un ordine di evacuazione per il sud-ovest di Deir al Balah, una zona del centro di Gaza che finora non è stata toccata dalle operazioni militari di terra e dove si sono rifugiate tantissime persone. Fonti israeliane ritengono che in quell’area ci siano alcuni degli oltre 50 ostaggi ancora nelle mani di Hamas, una ventina circa vivi. Le famiglie dei rapiti sono in allarme e hanno chiesto spiegazioni al governo. Se scattasse l’operazione sarebbe una caccia all’uomo rischiosissima non solo per gli ostaggi ma anche per centinaia di sfollati accampati nelle tende o negli scheletri di palazzi ancora in piedi a Deir al Balah, un azzardo sanguinoso che non metterebbe comunque fine ad Hamas che ha ancora tra i 15mila e i 20mila combattenti.

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