«A Pokrovsk la situazione sta passando da critica a catastrofica», Jana Skhidna è una delle volontarie che cercano di portare fuori i civili intrappolati nelle macerie di questa città strategica del Donbass. Ma i commenti che arrivano dal fronte trasmettono tutti lo stesso allarme: l’accerchiamento russo sta per chiudersi e presto raggiungerla sarà impossibile. Nel giro di pochi giorni il quartier generale di Kiev dovrà decidere se resistere a oltranza sacrificando le due brigate trincerate tra le rovine dei palazzi o ordinare una ritirata su larga scala.
In entrambi i casi, la sorte di Pokrovsk condizionerà l’esito della battaglia per salvare il Donetsk dalla totale occupazione di Mosca: il crollo di questo baluardo avrà ripercussioni sulla difesa del territorio ancora in mano agli ucraini e soprattutto inciderà sul morale delle truppe, sempre più provate e scettiche sui cambiamenti di ministri che avvengono nella capitale mentre il peso della battaglia ricade su un numero di uomini…
«A Pokrovsk la situazione sta passando da critica a catastrofica», Jana Skhidna è una delle volontarie che cercano di portare fuori i civili intrappolati nelle macerie di questa città strategica del Donbass. Ma i commenti che arrivano dal fronte trasmettono tutti lo stesso allarme: l’accerchiamento russo sta per chiudersi e presto raggiungerla sarà impossibile. Nel giro di pochi giorni il quartier generale di Kiev dovrà decidere se resistere a oltranza sacrificando le due brigate trincerate tra le rovine dei palazzi o ordinare una ritirata su larga scala.
In entrambi i casi, la sorte di Pokrovsk condizionerà l’esito della battaglia per salvare il Donetsk dalla totale occupazione di Mosca: il crollo di questo baluardo avrà ripercussioni sulla difesa del territorio ancora in mano agli ucraini e soprattutto inciderà sul morale delle truppe, sempre più provate e scettiche sui cambiamenti di ministri che avvengono nella capitale mentre il peso della battaglia ricade su un numero di uomini insufficiente ad arrestare l’offensiva.
«Si sta avvicinando il momento in cui potremmo rischiare una grave crisi — ha scritto sui social Olexandr Solonko, un soldato in servizio nella regione —. Siamo stati oggettivamente indeboliti; siamo stanchi; abbiamo sofferto perdite e il nostro nemico sta ottenendo sostegni significativi dalla Corea del Nord e dalla Cina. I russi sperano che con un’ultima spinta decisiva riusciranno a cogliere i risultati della guerra d’attrito che conducono da tre anni e mezzo: credono che mandando al massacro un’altra dozzina di reggimenti faranno collassare la nostra difesa. Cosa succederà se circonderanno Pokrovsk? Hanno mosso un numero incredibile di reparti per ottenere questo risultato».
Adesso per raggiungere la città c’è un’unica strada, presa di mira notte e giorno dai droni pilotati via cavo: gli ucraini l’hanno rivestita di reti di corda che ostacolano la picchiata dei quadricotteri-killer, rendendola simile a un tunnel di funi. Questa barriera però funziona solo contro le macchine assassine più piccole e non impedisce la distruzione dei mezzi carichi di munizioni e cibo: il percorso è affollato di veicoli carbonizzati. Evacuare gli ultimi abitanti è estremamente pericoloso: prima dell’invasione erano oltre 60 mila, ora ne sono rimasti poche migliaia costretti a vivere nelle cantine dei condomini crivellati. Tentare di portare via migliaia di militari lungo questo “sentiero della morte” potrebbe provocare una strage.
Pokrovsk dal 2022 è stata il terminale dei rifornimenti diretti alla prima linea nel Donetsk: un posto tranquillo, lontano dalla prima linea, dove ai reduci veniva concesso qualche giorno di riposo. Dall’estate 2024 invece i russi hanno continuato ad avvicinarsi e dall’autunno è iniziato l’assedio, con un volume di fuoco mostruoso: dallo scorso maggio sono state sganciate tremila bombe plananti da mezza tonnellata. Ogni assalto frontale alle periferie è fallito e allora da un paio di mesi i generali di Putin hanno scelto di avanzare sui fianchi, un villaggio alla volta, penetrando dove le difese sono più deboli e isolando i capisaldi ucraini. Sulle mappe la manovra russa forma una tenaglia, con i due lati che puntano a unirsi, isolando la città e la sua guarnigione in una sacca.
Kiev non ha forze per lanciare un contrattacco. La marcia russa su Sumy, oltre quattrocento chilometri più a nord, ha costretto a gettare nella mischia le ultime riserve scelte: Mosca infatti ha messo in campo lì alcune delle sue unità migliori — parà e marines — e si è temuto che potesse aggredire la grande città.
Da tre settimane invece l’offensiva si è arrestata, facendo nascere il sospetto che fosse solo un diversivo. Poi però ha ripreso vigore l’assalto verso Zaporizhzhia — duecento chilometri a sud di Pokrovsk — obbligando a potenziare pure quel settore. L’effetto complessivo di queste operazioni è il logoramento dell’esercito ucraino, che sta perdendo posizioni ovunque ma arretra soprattutto nel Donbass, da sempre l’obiettivo prioritario di Putin.
Alcuni analisti ritengono che da metà agosto il Cremlino schiererà un’altra ondata di rinforzi sostenuti da tanti carri armati — la cui presenza si è rarefatta da alcuni mesi — per tentare la spallata finale. Dove colpiranno non è chiaro: è possibile che i russi vogliano spingersi oltre il Donbass, cercando di minacciare Dnipro. Ma non si esclude che riprendano le azioni per superare Sumy e avanzare in direzione della capitale: l’ultimo tentativo di dare scacco matto all’Ucraina.