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“Israele ora si fermi”. Il grido di 28 Paesi contro la guerra a Gaza

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Dalla Francia al Canada, l’appello a “fermare la strage quotidiana”. “No a spostamenti di popolazione”. Lo Stato ebraico: colpa di Hamas
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Ora basta. Dopo l’ennesima strage di civili affamati, i ministri degli Esteri di 28 Paesi, Italia compresa, hanno firmato ieri una dichiarazione congiunta per chiedere a Israele «la fine immediata della guerra a Gaza». Dicendosi «pronti a intraprendere ulteriori azioni per sostenere il cessate il fuoco immediato e un percorso politico verso la sicurezza e la pace nella regione», pur senza specificare il tipo di azioni o misure, ma confermando un chiaro innalzamento dei toni verso Netanyahu.

(afp)

Il documento, nasce da un’iniziativa britannica: col ministro degli Esteri David Lammy ad affermare che «Israele spieghi qual è la giustificazione militare di sparare su bambini affamati». A sottoscriverlo 20 Paesi dell’Unione Europea (Italia, Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spa…

Ora basta. Dopo l’ennesima strage di civili affamati, i ministri degli Esteri di 28 Paesi, Italia compresa, hanno firmato ieri una dichiarazione congiunta per chiedere a Israele «la fine immediata della guerra a Gaza». Dicendosi «pronti a intraprendere ulteriori azioni per sostenere il cessate il fuoco immediato e un percorso politico verso la sicurezza e la pace nella regione», pur senza specificare il tipo di azioni o misure, ma confermando un chiaro innalzamento dei toni verso Netanyahu.

(afp)

Il documento, nasce da un’iniziativa britannica: col ministro degli Esteri David Lammy ad affermare che «Israele spieghi qual è la giustificazione militare di sparare su bambini affamati». A sottoscriverlo 20 Paesi dell’Unione Europea (Italia, Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia) e 8 extra Ue (Australia, Canada, Islanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Svizzera e Giappone). Più la commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib. «La sofferenza dei gazawi ha raggiunto livelli insostenibili e il modello adottato per gli aiuti ha provocato l’uccisione disumana di civili, compresi bambini, che cercavano di soddisfare loro bisogni essenziali». Il riferimento è alla decisione israeliana d’impedire all’Unrwa, — l’organizzazione Onu per i rifugiati palestinesi — di continuare a operare nella Striscia: accusata di accogliere membri di Hamas nelle sue fila.

Ora della distribuzione si occupa la Gaza Humanitarian Foundation, l’ambigua fondazione sostenuta da Usa e Israele, protetta da mercenari; da quando è attiva ci sono già state diverse stragi fra le persone in fila per procurarsi cibo. L’invito dei 28 è a «revocare le restrizioni e consentire all’Onu e altre Ong di tornare a svolgere il loro lavoro in modo sicuro ed efficace». Definendo «inaccettabile» pure l’ipotesi di una “città umanitaria”: «Lo sfollamento forzato permanente è una violazione del diritto internazionale». Opponendosi pure alle altre pulsioni espansionistiche israeliane: «Siamo fermamente contrari a ogni iniziativa volta a modificare il territorio o la demografia nei Territori Occupati dove la costruzione di insediamenti è accelerata e la violenza dei coloni aumentata. Questo deve cessare».

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Concetto ribadito ieri pure dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Gli ostaggi vanno rilasciati senza condizioni ma intanto Israele deve compiere passi verso la pace. Siamo amici di Israele, ma quel che fanno i coloni in Cisgiordania non va bene. Affronti e risolva la situazione».

Sempre ieri un appello «al rispetto del diritto umanitario, all’obbligo di proteggere civili e luoghi sacri e al divieto dell’uso indiscriminato della forza e del trasferimento forzato della popolazione» è arrivato pure da papa Leone XIV, dopo aver parlato al telefono col presidente dell’Anp Mahmoud Abbas. Israele ha reagito con stizza: «Quei sono scollegati dalla realtà e mandano un messaggio sbagliato ad Hamas, unico responsabile della continuazione della guerra e delle sofferenze di entrambe le parti. In momenti così delicati delle trattative dichiarazioni di questo tipo vanno evitate» c’è scritto in una nota del ministero degli Esteri.

Mentre la Casa Bianca ha ribadito che «Donald Trump vuole che le uccisioni finiscano, negoziare un cessate il fuoco e che tutti gli ostaggi vengano rilasciati da Gaza». Il presidente americano è tuttavia «stato colto di sorpresa dai bombardamenti in Siria e anche da quello di una chiesa cattolica a Gaza»..

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