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Razan, 4 anni, morta di fame a Gaza. Come lei altri 18 palestinesi in 24 ore

(Dal sito della Cnn) 

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“La sua salute era ottima prima del conflitto”, ha raccontato alla Cnn la madre della piccola, che ha resistito per 40 giorni
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TEL AVIV – Ha resistito quaranta giorni, Razan Abu Zaher, immobile su una lastra di pietra in un ospedale del centro di Gaza. È morta ieri, per la fame. Aveva quattro anni. Come lei, dall’inizio della guerra almeno 76 bambini palestinesi sono morti per le conseguenze della malnutrizione. Un giornalista dell’emittente americana aveva incontrato Razan e la sua mamma, Tahir Abu Daher, un mese fa, il 23 giugno. La bambina era già debole, magra, non riusciva a muoversi. Sua madre disse che non aveva soldi per comprare il latte, e comunque era difficile trovarlo, e pure i medici non sapevano più dove sbattere la testa. «La sua salute era ottima prima della guerra, ma dopo la guerra le sue condizioni hanno iniziato a peggiorare a causa della malnutrizione. Non c’è nulla che possa rafforzarla», raccontò.

(reuters)

La fame sta mangiando i palestinesi a Gaza: almeno 19 palestinesi, inclusa Razan, li ha uccisi ne…

TEL AVIV – Ha resistito quaranta giorni, Razan Abu Zaher, immobile su una lastra di pietra in un ospedale del centro di Gaza. È morta ieri, per la fame. Aveva quattro anni. Come lei, dall’inizio della guerra almeno 76 bambini palestinesi sono morti per le conseguenze della malnutrizione. Un giornalista dell’emittente americana aveva incontrato Razan e la sua mamma, Tahir Abu Daher, un mese fa, il 23 giugno. La bambina era già debole, magra, non riusciva a muoversi. Sua madre disse che non aveva soldi per comprare il latte, e comunque era difficile trovarlo, e pure i medici non sapevano più dove sbattere la testa. «La sua salute era ottima prima della guerra, ma dopo la guerra le sue condizioni hanno iniziato a peggiorare a causa della malnutrizione. Non c’è nulla che possa rafforzarla», raccontò.

(reuters)

La fame sta mangiando i palestinesi a Gaza: almeno 19 palestinesi, inclusa Razan, li ha uccisi nelle ultime 24 ore, ha dichiarato il portavoce dell’ospedale dei Martiri di al-Aqsa, a Deir al Balah. Il blocco degli aiuti imposto da Israele a inizio marzo ha complicato infinitamente le cose. I quattro centri di distribuzione gestiti dalla Ghf nel sud e nel centro della Striscia non bastano a sfamare tutti e si sono trasformati in trappole mortali perché la popolazione è costretta ad accalcarsi nei siti che si trovano a ridosso di zone militari controllate dall’Idf. Sono le “kill zone”, le aree dove non si potrebbe entrare. Ma per i palestinesi che si mettono in marcia dalla notte per raggiungere i centri è impossibile sapere i confini delle kill zone, e l’esercito israeliano spara quando ritiene che sia una «minaccia», che può voler semplicemente dire persone che si muovono nel buio. A questo si aggiunge la presenza di bande criminali, teppisti e sgherri legati ad Hamas che provano ad accaparrarsi le poche scorte per rivenderle a caro prezzo.

(reuters)

Il World food programme denuncia che un palestinese su tre non mangia anche per giorni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità la maggior parte dei decessi per fame, soprattutto di minori, si è verificata da quando è iniziato il blocco, che è stato parzialmente revocato a maggio, ma questo non è bastato ad alleviare i bisogni della popolazione. Israele ha bloccato ai valichi centinaia di camion pronti ad entrare, denuncia l’Onu, che si è vista revocare numerosi permessi.


L’Idf ribatte sostenendo di voler evitare che «Hamas li sequestri»: «Dall’inizio delle ostilità e fino ad oggi circa 67 mila camion di cibo sono entrati nella Striscia di Gaza, consegnando circa 1,5 milioni di tonnellate di cibo», ha dichiarato il Cogat, l’organismo che sovrintende le operazioni. La realtà che raccontano tutte le organizzazioni internazionali sul terreno è ben diversa. A Gaza manca tutto, cibo, acqua, medicinali. Anche la World Central Kitchen ha dovuto arrendersi e chiudere le cucine pubbliche per mancanza di cibo da cucinare: «Abbiamo servito 80 mila pasti sabato, svuotando le ultime scorte rifornite, mentre i camion degli aiuti umanitari rimangono bloccati al confine». Non riescono più nemmeno a mandare pasti ai medici che lavorano senza farmaci adeguati, senza strumentazioni per operare e senza cibo, anche loro adesso a rischio fame.

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