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Gaza, offensiva Idf a Deir al Balah: sotto tiro rifugiati e Onu. Anche italiani nell’area

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Era l’unica città in parte risparmiata dai raid. Qui ancora operano le poche organizzazioni umanitarie ancora attive
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TEL AVIV – L’esercito israeliano ha lanciato un’offensiva di terra contro l’unica città di Gaza che finora era stata parzialmente risparmiata dalle bombe, dove si sono rifugiate nei mesi oltre 70mila palestinesi espulsi da altre aree e dove operano le poche le organizzazioni umanitarie a cui è ancora concesso di entrare nella Striscia. Domenica il canale arabo dell’Idf aveva dato ordine di evacuare il sud di Deir al Balah, nel centro di Gaza. Nella notte di lunedì, sono iniziati i bombardamenti, con attacchi dal cielo e anche dal mare, secondo testimoni sentiti da Repubblica. I tank sono entrati all’alba nella zona meridionale e orientale della città. I raid hanno colpito vicino ad alcune abitazioni che ospitano il personale Onu e di altre organizzazioni, anche italiani.

(reuters)

L’offensiva mette a repentaglio la vita di «operatori italiani e delle Nazioni Unite» presenti in un’area considerata zona …

TEL AVIV – L’esercito israeliano ha lanciato un’offensiva di terra contro l’unica città di Gaza che finora era stata parzialmente risparmiata dalle bombe, dove si sono rifugiate nei mesi oltre 70mila palestinesi espulsi da altre aree e dove operano le poche le organizzazioni umanitarie a cui è ancora concesso di entrare nella Striscia. Domenica il canale arabo dell’Idf aveva dato ordine di evacuare il sud di Deir al Balah, nel centro di Gaza. Nella notte di lunedì, sono iniziati i bombardamenti, con attacchi dal cielo e anche dal mare, secondo testimoni sentiti da Repubblica. I tank sono entrati all’alba nella zona meridionale e orientale della città. I raid hanno colpito vicino ad alcune abitazioni che ospitano il personale Onu e di altre organizzazioni, anche italiani.

(reuters)

L’offensiva mette a repentaglio la vita di «operatori italiani e delle Nazioni Unite» presenti in un’area considerata zona sicura, ha denunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, chiedendo che gli attacchi «cessino immediatamente». Nella zona c’è un italiano che lavora per l’Oms, Gennaro Guidetti, che ha raccontato di colpi sparati vicino all’appartamento in cui era. «È vero che stanno sparando vicino a un luogo dove non si dovrebbe sparare», ha confermato Tajani.

Lo scontro arriva ai vertici del palazzo di Vetro. Le Nazioni Unite si rifiutano di rispettare l’ordine di Israele. «Il nostro personale rimane a Gaza», annuncia il portavoce del segretario generale, Stephane Dujarric. Anche Guterres ha confermato che due delle foresterie Onu a Deir al Balah sono state colpite nei bombardamenti, nonostante la loro posizione fosse stata comunicata a Israele. «Queste località, come tutti i siti civili, devono essere protette».

Alessandro Migliorati, capoprogetto di Emergency a Gaza, vive in una palazzina al centro di Deir al Balah. «Non possiamo raggiungere la nostra clinica che è a sud perché l’unica strada che era rimasta libera ora è inaccessibile. Siamo riusciti ad aprire l’ambulatorio grazie al nostro personale in zona, ma non basta a curare tutti. L’ambulatorio è uno dei sette rimasti in un’area dove vivono un milione di persone», racconta al telefono a Repubblica, descrivendo una situazione al collasso. «L’ordine di evacuazione ha colpito» 70mila persone, che non riescono più a spostarsi fisicamente, non sanno dove andare. Attaccare un’area del genere vuol dire fare una carneficina».

Il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, parla di 134 morti nelle ultime 24 ore nei bombardamenti che hanno colpito diverse aree della Striscia. L’assalto a Deir al Balah rischia di essere esiziale, potrebbe portare al collasso dei servizi umanitari in tutta Gaza, soprattutto delle infrastrutture idriche, denuncia l’Onu, perché nella città ci sono tre pozzi, un impianto di desalinizzazione che produce circa 2mila metri cubi d’acqua al giorno, magazzini, quattro cliniche, una stazione di pompaggio delle acque reflue.

Nei presidi sanitari si combatte con quel che si ha. «Si muore di fame, di malacura perché non entrano i farmaci, negli ospedali ci sono persone intubate a terra», racconta Migliorati. «Nessuno ha forniture mediche sufficienti. La Croce rossa ha chiesto a noi del materiale: la Croce rossa a una ong, non si è mai visto».

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In Israele l’offensiva ha messo in allarme le famiglie degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas perché l’intelligence da tempo ritiene che almeno una parte di loro possa essere a Deir al Balah. I familiari chiedono al governo rassicurazioni, che nessuno però è in grado di dare. Ruhama Bohbot, la madre dell’ostaggio israeliano Elkana Bohbot, ha detto ad Haaretz di non avere «idea del perché stiano facendo ora questo a Deir al Balah, quando si suppone che un accordo sia sul tavolo».

Da giorni Israele ripete di aver fatto molte concessioni nei negoziati a Doha, ma che Hamas ritarda nella risposta, e la circostanza è confermata anche da fonti americane. La leadership del gruppo in Qatar avrebbe dato l’ok, ma secondo il Times of Israel i mediatori non riescono a contattare i comandanti di Hamas a Gaza.

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