GERUSALEMME – Sulla via della fame giacciono già più di mille cadaveri. Uccisi a fucilate mentre stavano cercando di afferrare un pezzo di pane nei pressi dei quattro centri della controversa Gaza Humanitarian Foundation, attorniata dai soldati di Israele, o vicino ai camion degli aiuti umanitari assaltati da bande, da gruppi armati, da cani sciolti e da padri di famiglia che non riescono a guardare negli occhi i figli affamati. Il conteggio è stato fatto dall’Ufficio diritti umani delle Nazioni Unite e riguarda gli ultimi due mesi, da quando nella Striscia di Gaza è entrata in funzione la fondazione americana. «È una trappola mortale e sadica», afferma Philippe Lazzarini, il capo dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi. «I cecchini sparano a caso sulla folla, come se avessero licenza di uccidere».
Quando non sono le pallottole dell’esercito, è la carestia. Ormai sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che per mesi hanno negato che la popolazione di Gaza stes…
GERUSALEMME – Sulla via della fame giacciono già più di mille cadaveri. Uccisi a fucilate mentre stavano cercando di afferrare un pezzo di pane nei pressi dei quattro centri della controversa Gaza Humanitarian Foundation, attorniata dai soldati di Israele, o vicino ai camion degli aiuti umanitari assaltati da bande, da gruppi armati, da cani sciolti e da padri di famiglia che non riescono a guardare negli occhi i figli affamati. Il conteggio è stato fatto dall’Ufficio diritti umani delle Nazioni Unite e riguarda gli ultimi due mesi, da quando nella Striscia di Gaza è entrata in funzione la fondazione americana. «È una trappola mortale e sadica», afferma Philippe Lazzarini, il capo dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi. «I cecchini sparano a caso sulla folla, come se avessero licenza di uccidere».
Quando non sono le pallottole dell’esercito, è la carestia. Ormai sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che per mesi hanno negato che la popolazione di Gaza stesse soffrendo di malnutrizione. Munir al-Barash, direttore del ministero della Salute nella Striscia, denuncia la morte di 20 persone per fame da domenica a martedì. «Un bilancio senza precedenti». Tra le vittime ci sarebbero anche quattro bambini, uno dei quali aveva appena sei mesi di vita. «La carestia adesso uccide a un ritmo mai così elevato». Dall’inizio della guerra, i casi registrati di morte per malnutrizione sono 88, sempre secondo le fonti locali.
Israele accusa Hamas di rubare il cibo (poco) che entra dai valichi e di diffondere fake news, ma è anche il direttore dello Shifa Hospital di Gaza a lanciare il medesimo allarme: «I neonati stanno soffrendo la mancanza di latte, che porta alla perdita di peso e a una riduzione delle difese immunitarie, che li rende vulnerabili alle malattie», dichiara Mohammed Abu Salmiya. E non solo lui.
«La situazione a Gaza è moralmente inaccettabile e ingiustificabile». A parlare è il cardinal Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, appena rientrato dalla Striscia dove ha visitato la parrocchia colpita da un proiettile di carro armato. «Gli aiuti umanitari non sono solo necessari, sono una questione di vita o di morte. Rifiutarli non è un ritardo, ma una condanna. Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo causa un profondo danno». Ha convocato una conferenza stampa nelle stanze del Patriarcato latino. I tre giorni a Gaza assieme al patriarca ortodosso Teofilo III hanno impressionato il cardinale che da più di 30 anni vive in Medio Oriente. «Siamo tornati con i cuori spezzati, mi hanno colpito i bambini con arti amputati, resi ciechi dalle bombe, la distesa di tende dove prima non ce n’erano».
Drammatico è anche l’appello del Comitato di redazione dell’agenzia France Presse, preoccupato per la vita dei suoi dieci collaboratori nella Striscia di Gaza. «Dalla fondazione dell’Afp nell’agosto del 1944, abbiamo perso giornalisti nei conflitti, abbiamo avuto feriti e prigionieri, ma nessuno di noi ricorda di aver visto un collaboratore morire di fame». Uno di loro, Bashar, ha scritto nei giorni scorsi su Facebook: «Non ho più la forza di lavorare per i media. Il mio corpo è magro, spero che Macron possa aiutarmi a uscire da questo inferno». Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha assicurato di stare facendo di tutto per evacuarli «nelle prossime settimane».
La fame miete vittime quasi quanto i raid di Israele, che ha ampliato la caccia a Hamas prendendo di mira Deir al Balah, nella zona centrale della Striscia, l’unico posto che finora era stato parzialmente risparmiato dai bombardamenti. E dove, non a caso, si trovano le guest house, le sedi e i depositi delle principali agenzie dell’Onu e delle ong internazionali. Ma a Gaza è il caos, domina l’anarchia, e non c’è più un pezzo di terra che possa dirsi sicuro.
L’Organizzazione mondiale della sanità denuncia di essere stata attaccata a Deir al Balah dalle Israeli defense forces, che lunedì sono entrate in due dei loro edifici. «Il nostro personale maschile e membri delle famiglie sono stati ammanettati, spogliati e interrogati con un fucile puntato addosso», sostiene Tedros Adhanom, il direttore generale dell’Oms. «Le donne e i bambini sono stati costretti a evacuare a piedi verso al Mawasi, passando da zone militarmente attive. Chiediamo il rilascio immediato dei nostri operatori». Intanto altri 14 morti si contano nella tendopoli di al Shati, a ovest di Gaza City, colpita dalle bombe di Israele.