✕

Usa via dall’Unesco: “È antisemita”

Ascolta l'audio

Gli Stati Uniti lasciano l’organizzazione culturale dell’Onu, che accusano di essere antiamericana e con un’agenda “globalista”
1 minuti di lettura

NEW YORK – Gli Stati Uniti, come previsto, si ritirano dall’Unesco, nell’ambito della campagna generale che il presidente Trump ha lanciato contro tutte le organizzazioni multilaterali nel nome del sovranismo “America First”. Quello che però distingue l’uscita dall’istituzione Onu per l’educazione, la scienza e la cultura è l’enfasi in particolare sull’accusa di essere antisemita. Non è una novità, perché lo dicevano anche i democratici, ma l’Unesco negli ultimi anni ha avviato diverse riforme per risponde a queste accuse, e la decisione di Washington di ignorarle conferma il sospetto che molte sue scelte siano ideologiche e quindi prescindano dalla realtà dei fatti.

A febbraio Trump aveva firmato un ordine esecutivo con cui aveva chiesto al segretario di Stato Marco Rubio di avviare un esame di tutte le organizzazioni internazionali che «possono promuovere sentimenti radicali e anti-americani». Il risultato scontato è stato annunciato ieri, con l’uscita dall’istituzione basata a Pa…

NEW YORK – Gli Stati Uniti, come previsto, si ritirano dall’Unesco, nell’ambito della campagna generale che il presidente Trump ha lanciato contro tutte le organizzazioni multilaterali nel nome del sovranismo “America First”. Quello che però distingue l’uscita dall’istituzione Onu per l’educazione, la scienza e la cultura è l’enfasi in particolare sull’accusa di essere antisemita. Non è una novità, perché lo dicevano anche i democratici, ma l’Unesco negli ultimi anni ha avviato diverse riforme per risponde a queste accuse, e la decisione di Washington di ignorarle conferma il sospetto che molte sue scelte siano ideologiche e quindi prescindano dalla realtà dei fatti.

A febbraio Trump aveva firmato un ordine esecutivo con cui aveva chiesto al segretario di Stato Marco Rubio di avviare un esame di tutte le organizzazioni internazionali che «possono promuovere sentimenti radicali e anti-americani». Il risultato scontato è stato annunciato ieri, con l’uscita dall’istituzione basata a Parigi: «Il presidente – ha dichiarato la vice portavoce, Anna Kelly – ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’Unesco, che sostiene una cultura woke e divisiva e cause sociali che sono totalmente lontane dalle politiche di buon senso che gli americani hanno votato a novembre».

La direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, ha espresso «profondo rammarico» per la decisione, che sarà operativa da dicembre del prossimo anno. Ha aggiunto che era «previsto» e l’organizzazione si è preparata anche dal punto di vista finanziario: ormai è spesso la Cina a riempire i vuoti lasciati dagli Usa, come all’Organizzazione mondiale della sanità.

«Le ragioni degli Usa – ha spiegato Azoulay – sono le stesse di sette anni fa, nonostante la situazione sia cambiata profondamente. L’Unesco oggi rappresenta un raro forum di consenso su un multilateralismo concreto e avviato all’azione». Ma il punto non è questo, come ha detto il portavoce del segretario generale dell’Onu António Guterres: «Non so bene cosa significhi rimproverare ad un’organizzazione multilaterale di essere globalista». La guerra a Gaza ha complicato anche questi rapporti, ma l’opposizione è ideologica, quindi pregiudiziale e insanabile.

Leggi i commenti