Il metropolita russo Antonij: “Sì al dialogo con Papa Leone, ma su Kiev non è neutrale”
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti(Filippo Monteforte / AFP)
(afp)MOSCA – Al collo porta l’icona mariana Salus Populi Romani. «Quando Papa Francesco la vide durante il nostro ultimo incontro, prima della malattia, mi disse che, nell’arco di poco tempo, quando sarei andato a invocare la Madre di Dio alla Basilica di Santa Maria Maggiore avrei potuto pregare anche davanti alla sua tomba. Così è stato». Il metropolita Antonij di Volokolamsk è quello che viene chiamato “ministro degli Esteri” del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill. Già suo segretario particolare, poi chierico a Roma e responsabile del Patriarcato in Italia, dal luglio 2022 è il responsabile del Dipartimento delle relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa. Incontrò Bergoglio una decina di volte e sabato 26 luglio avrà la prima udienza da Papa Leone XIV, ci conferma ricevendoci nel suo ufficio all’interno delle mura del monastero Danilov di Mosca, residenza anche di Kirill.
Sua Eminenza, che cosa si aspetta da quest’incontro?
«Spero di avere l’opportunità di discutere c…
MOSCA – Al collo porta l’icona mariana Salus Populi Romani. «Quando Papa Francesco la vide durante il nostro ultimo incontro, prima della malattia, mi disse che, nell’arco di poco tempo, quando sarei andato a invocare la Madre di Dio alla Basilica di Santa Maria Maggiore avrei potuto pregare anche davanti alla sua tomba. Così è stato». Il metropolita Antonij di Volokolamsk è quello che viene chiamato “ministro degli Esteri” del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill. Già suo segretario particolare, poi chierico a Roma e responsabile del Patriarcato in Italia, dal luglio 2022 è il responsabile del Dipartimento delle relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa. Incontrò Bergoglio una decina di volte e sabato 26 luglio avrà la prima udienza da Papa Leone XIV, ci conferma ricevendoci nel suo ufficio all’interno delle mura del monastero Danilov di Mosca, residenza anche di Kirill.
Sua Eminenza, che cosa si aspetta da quest’incontro?
«Spero di avere l’opportunità di discutere con Papa Leone XIV sulle prospettive di sviluppo delle relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana. Sono fiducioso che oggi, nel contesto di un mondo in rapida secolarizzazione, i cristiani debbano rafforzare la cooperazione in quei settori in cui è possibile collaborare insieme».
Francesco aveva invitato il Patriarca a non diventare il “chierichetto di Putin”, ma anche criticato “la Nato che abbaia alle porte della Russia”. Che cosa pensate della posizione sul conflitto in Ucraina assunta da Leone XIV che in una telefonata ha invitato Vladimir Putin a un “gesto di pace”?
«Francesco aveva cercato di capire le radici del conflitto ed era riuscito ad avere un approccio equilibrato. Ricordiamo con gratitudine come difese i monaci cacciati dal monastero delle Grotte di Kiev e biasimò durante un Angelus la messa al bando della Chiesa ortodossa ucraina. Avendo parlato più volte a quattr’occhi con lui non solo del conflitto, ma anche della libertà religiosa in Ucraina, sapevo bene come la pensasse. Non ho mai parlato di persona con Papa Leone XIV. Ogni commento sarebbe prematuro».
Si era più volte ipotizzato un secondo incontro di Kirill con Francesco dopo lo storico faccia a faccia del 2016 a Cuba. È dunque prematuro prevederne uno con Leone?
«L’incontro del 2016 ebbe un impatto molto positivo sulle relazioni tra le due Chiese e favorì un rapporto personale tra il Papa e il Patriarca. Si lavorava a un secondo incontro a Gerusalemme convinti che la voce dei leader delle due principali confessioni cristiane fosse importante in un mondo divorato da conflitti e contraddizioni, ma il Vaticano lo cancellò. Da allora non mi stanco di ripetere che, dato che fu la Santa Sede a rinunciare all’incontro, noi restiamo disponibili a esaminare qualsiasi sua nuova proposta. Ma dall’elezione di Papa Leone non c’è stata alcuna iniziativa del genere».
Eventualmente prendereste ancora in considerazione Gerusalemme come sede, nonostante il conflitto in Medio Oriente?
«È passato molto tempo da quando Gerusalemme fu proposta come sede. Benché sia una città segnata da conflitti e sofferenze, resta indubbiamente la città sacra per tutti i cristiani, un crocevia tra diverse confessioni e quindi non escludo che possa essere valutata come sede di un possibile incontro tra Kirill e Leone XIV, ma ribadisco che al momento non c’è alcuna discussione in merito».
Il cardinale Matteo Zuppi è stato confermato inviato del Papa per la pace in Ucraina. Collaborate alla sua missione?
«Conosco il cardinale Zuppi da anni. Quando Papa Francesco lo nominò, feci il possibile per metterlo al corrente della situazione sul campo e per aiutarlo ad avviare i contatti in Russia. Nel corso della sua prima visita a Mosca, su richiesta del Papa, il Patriarca lo ricevette. Durante l’incontro gli assicurò che siamo pronti a investire tutti i nostri sforzi a favore del processo di pace. Pensiamo che noi religiosi, non essendo politici, dobbiamo concentrarci sulle questioni umanitarie. L’interazione del cardinale Zuppi con i dicasteri in Russia continua e auspichiamo che produca risultati concreti».
Incontrando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il Papa ha ribadito la sua disponibilità a ospitare i negoziati con la Russia in Vaticano. Anche voi pensate, come il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che sarebbe «poco elegante» che la Chiesa cattolica mediasse tra due Paesi di confessione ortodossa?
«È materia da laici, ma dirò la mia opinione personale. Un mediatore dovrebbe essere neutrale per poter mantenere un dialogo equilibrato tra le parti. Non sono sicuro che la Chiesa cattolica romana possa dirsi neutrale. Prima che Kiev mettesse al bando la Chiesa ortodossa ucraina, Zelensky convocò il Consiglio pan-ucraino delle Chiese e organizzazioni religiose e, come ho appreso con rammarico, in quell’occasione, il rappresentante cattolico (Vitaliy Krivitskiy, vescovo di Kiev-Zhytomir, ndr) sostenne il divieto. Inoltre, i gerarchi della Chiesa greco-cattolica ucraina continuano a pronunciare discorsi russofobi e la Santa Sede non li ha mai sconfessati».
Già prima dell’inizio del conflitto e del recente bando, una parte della Chiesa ortodossa ucraina ha cercato l’autocefalia…
«E il governo ucraino ha direttamente sostenuto lo scisma. Oggi trasferisce a questa struttura scismatica le proprietà della Chiesa canonica. E persegue vescovi e laici per motivi politici: un metropolita in galera, diversi vescovi ai domiciliari. Ha revocato la cittadinanza al Primate della Chiesa canonica ucraina. E messo al bando la Chiesa ortodossa ucraina col pretesto che sarebbe gestita da un “centro che si trova nel territorio del Paese aggressore”. È una bufala insensata. La Chiesa ucraina è autonoma rispetto al Patriarcato di Mosca. I nostri rapporti sono soltanto canonici. Anche l’accusa che la Chiesa ortodossa ucraina sia un agente d’influenza della Russia è infondata».
Quanto è stato determinante il riconoscimento dell’autocefalia della cosiddetta “Chiesa ortodossa dell’Ucraina” da parte del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo?
«Purtroppo Bartolomeo ha avuto un grande ruolo nella creazione di questa struttura scismatica. Nessuno nasconde che sia stata una sua “vendetta” personale nei confronti di Mosca. Uso questa parola, pur non cristiana, perché a usarla sono alcuni rappresentanti della Chiesa di Costantinopoli. Bartolomeo ha giustificato la sua intromissione in Ucraina dicendo di volere la pace, ma non ha fatto che creare divisioni perché la maggior parte delle altre Chiese ortodosse non riconosce gli scismatici da lui accreditati».
Mosca spesso denuncia la decadenza dei valori tradizionali in Occidente. Vale anche per l’Italia o vedete nel governo della premier Giorgia Meloni e nel Vaticano un baluardo?
«La tutela dei valori tradizionali, e in particolare della famiglia come unione tra uomo e donna, è il tema che può e deve consolidare cattolici e ortodossi. L’Italia non è immune da pressioni secolari. Ricordo che, quand’ero parroco a Roma, non lontano dalla nostra chiesa, accanto al Vaticano, c’era il manifesto di un evento Lgbt così sfacciato che i bambini a catechismo facevano domande. E se il governo italiano adotterà misure per difendere questi valori, andrà sostenuto».