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Witkoff in Italia con i mediatori di Qatar e Israele per la svolta sul cessate il fuoco

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Oggi arriva l’inviato Usa per sbloccare la trattativa. La proposta di Netanyahu: riposizionare i militari lungo il confine
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GERUSALEMME – Per rompere l’ennesimo stallo della trattativa sulla tregua a Gaza, atterra oggi in Italia Steve Witkoff, l’inviato di Trump per il Medio Oriente. A Roma o in Sardegna, Witkoff incontrerà i mediatori del Qatar e il braccio destro di Netanyahu, il ministro degli Affari strategici Ron Dermer che è anche il capo della delegazione israeliana a Doha. L’obiettivo è discutere della risposta che Hamas dice di aver dato all’ultima proposta di mediazione e la definizione di un «corridoio umanitario» per Gaza. «Presenteremo un altro cessate il fuoco e un corridoio per il flusso di aiuti che entrambe le parti hanno accettato», riferisce Tammy Bruce, portavoce del Dipartimento di Stato Usa.

Come detto, però, il responso ha deluso i mediatori qatarioti ed egiziani, i quali hanno chiesto a Hamas di rivedere la propria posizione. Una fonte ufficiale della sicurezza israeliana sostiene che il movimento islamista palestinese «non ha accettato la mappa del riposizionamento dell’Idf»…

GERUSALEMME – Per rompere l’ennesimo stallo della trattativa sulla tregua a Gaza, atterra oggi in Italia Steve Witkoff, l’inviato di Trump per il Medio Oriente. A Roma o in Sardegna, Witkoff incontrerà i mediatori del Qatar e il braccio destro di Netanyahu, il ministro degli Affari strategici Ron Dermer che è anche il capo della delegazione israeliana a Doha. L’obiettivo è discutere della risposta che Hamas dice di aver dato all’ultima proposta di mediazione e la definizione di un «corridoio umanitario» per Gaza. «Presenteremo un altro cessate il fuoco e un corridoio per il flusso di aiuti che entrambe le parti hanno accettato», riferisce Tammy Bruce, portavoce del Dipartimento di Stato Usa.

Come detto, però, il responso ha deluso i mediatori qatarioti ed egiziani, i quali hanno chiesto a Hamas di rivedere la propria posizione. Una fonte ufficiale della sicurezza israeliana sostiene che il movimento islamista palestinese «non ha accettato la mappa del riposizionamento dell’Idf» durante la tregua. E fa sapere che il team di negoziatori dello Stato ebraico rimane a Doha in attesa di sviluppi. Se la situazione si sbloccherà, Witkoff volerà in Qatar.

Secondo Bishara Bahbah, il mediatore palestinese con passaporto americano che fa da tramite diretto tra la Casa Bianca e Hamas, la responsabilità dello stallo è da addossare al movimento islamista. «Non c’è motivo convincente per ritardare la risposta o chiedere emendamenti non essenziali. Basta rinvii, procediamo con un accordo che permetta a tutti di negoziare le garanzie americane e raggiungere un cessate il fuoco permanente», scrive.

A Repubblica Bahbah spiega che la nuova mappa proposta prevede il ritiro delle Idf dal centro di Gaza. «Israele ha accettato di riposizionarsi lungo il confine, in una fascia cuscinetto di 1.000-1.200 metri in un cosiddetto corridoio di sicurezza». Altre fonti a conoscenza diretta di quanto accade a Doha aggiungono che tra i nodi irrisolti ci sono il destino della controversa Gaza Humanitarian Foundation americana, il numero dei detenuti palestinesi da scarcerare in cambio degli ostaggi e la solidità delle garanzie che gli Usa mettono per la fine della guerra.

L’idea che le comunità di Israele vicino a Gaza siano protette da una zona cuscinetto che si estende lungo il confine era già stata espressa alcuni giorni fa dal capo di Stato maggiore Eyal Zamir: in una riunione con tutti i comandanti delle Forze armate ha spiegato che il piano è coprirsi su tutti i lati con aree occupate dall’esercito, in Libano, in Siria, a Gaza e anche in Cisgiordania.

In un certo senso rientra in quest’ottica di «espansione territoriale a fini di sicurezza» anche la mozione approvata ieri dalla Knesset per estendere la sovranità dello Stato ebraico sulla Cisgiordania, dal 1967 occupata militarmente. «La terra di Israele appartiene a Israele, ieri, oggi e per sempre», dichiara il parlamentare Simcha Rothman del Partito sionista religioso, che ha presentato la risoluzione. Nella quale si legge: «Dopo il 7 Ottobre e il vasto consenso nazionale anti-stato palestinese, c’è una consapevolezza crescente della necessità di una iniziativa per garantire il futuro della nostra terra». La mozione non è vincolante, ma è l’anticamera di una discussione politica che comincerà quando il parlamento, dopo la chiusura estiva, riprenderà i lavori. —

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