Nella notte di mercoledì uno sciame di droni russi ha bombardato il cuore di Odessa, la perla del Mar Nero, città portuale bramata - a parole - da Vladimir Putin. Che però ha voluto trasformare in un inferno di fuoco i suoi storici palazzi e monumenti, considerati patrimonio dell’Unesco. E da ieri i canali telegram degli ucraini sono pieni di immagini con le colonne di fumo che salgono dallo storico mercato di Pryvoz, simbolo della città da due secoli, sopravvissuto a rivoluzioni e guerre, andato in fiamme per la furia dei droni russi.
Anche dal fronte orientale arrivano pessime notizie. Le autorità ucraine starebbero evacuando Pokrovsk, città-fortezza del Donetsk che stava resistendo da mesi al tentativo di assedio russo ma dove ormai sono rimaste soltanto 1.400 persone - all’inizio della guerra erano oltre cinquantamila. Le truppe di Putin puntano a conquistarla per aprirsi la strada verso altre due città cruciali: Kramatorsk e Sloviansk. Del resto, nei giorni scorsi la Germania a…
Nella notte di mercoledì uno sciame di droni russi ha bombardato il cuore di Odessa, la perla del Mar Nero, città portuale bramata - a parole - da Vladimir Putin. Che però ha voluto trasformare in un inferno di fuoco i suoi storici palazzi e monumenti, considerati patrimonio dell’Unesco. E da ieri i canali telegram degli ucraini sono pieni di immagini con le colonne di fumo che salgono dallo storico mercato di Pryvoz, simbolo della città da due secoli, sopravvissuto a rivoluzioni e guerre, andato in fiamme per la furia dei droni russi.
Anche dal fronte orientale arrivano pessime notizie. Le autorità ucraine starebbero evacuando Pokrovsk, città-fortezza del Donetsk che stava resistendo da mesi al tentativo di assedio russo ma dove ormai sono rimaste soltanto 1.400 persone - all’inizio della guerra erano oltre cinquantamila. Le truppe di Putin puntano a conquistarla per aprirsi la strada verso altre due città cruciali: Kramatorsk e Sloviansk. Del resto, nei giorni scorsi la Germania aveva avvertito delle difficoltà degli ucraini sulla linea di contatto orientale e del salto di qualità dei droni di ultima generazione, più difficili da intercettare e da abbattere.
Soprattutto, è in questi bombardamenti aumentati enormemente di intensità che si misura la serietà delle dichiarazioni di intenti del Cremlino, quando parla di pace. A conferma, dai difficili colloqui tra le delegazioni di Mosca e Kiev a Istanbul sembra emergere di nuovo soltanto un accordo per un altro scambio di prigionieri. L’obiettivo degli ucraini e degli europei di un cessate il fuoco sembra lontanissimo. E il presidente ucraino Volodomyr Zelensky ha commentato che «a Istanbul abbiamo nuovamente presentato alla controparte russa una proposta per un immediato e completo cessate il fuoco. In risposta, droni russi stanno colpendo edifici civili». Zelensky parla di 103 droni e quattro missili arrivati durante la notte in Ucraina, e il vicepremier Kuleba ha puntualizzato che hanno colpito infrastrutture civili inclusi porti e strade. Kiev ha risposto ieri ai continui attacchi russi colpendo a sua volta Sochi, sul Mar Nero, dove Putin volle organizzare le Olimpiadi invernali del 2014 e dove trascorre le sue vacanze.
Sul fronte interno, dopo la bufera scatenata dalla legge che taglia le gambe alle principali autorità anti-corruzione, Zelensky ha annunciato ieri di aver approvato un disegno di legge che dovrebbe ristabilire lo status quo: «Garantirà un effettivo rafforzamento dello stato di diritto in Ucraina, l’indipendenza degli organi anticorruzione e una protezione affidabile dello stato di diritto da qualsiasi influenza o interferenza russa». La notizia della frettolosa approvazione delle norme che avevano messo sotto il controllo dei suoi uomini un’autorità fondamentale per l’iter verso l’adesione alla Ue aveva sollevato proteste, sia in Ucraina che a Bruxelles.