PECHINO - Secondo giorno di scontri sui confini contesi tra Thailandia e Cambogia. Le vittime thai sono salite a 15, mentre il bilancio cambogiano è di un morto finora. Le autorità di Bangkok hanno fatto evacuare 138mila persone dalle regioni di confine. Giovedì l'esercito thailandese aveva segnalato scontri in sei località. Questa mattina, invece, parla di dodici.
“Abbiamo cercato di trovare un compromesso perché siamo vicini”, ha dichiarato il premier ad interim thai Phumtham Wechayachai. “Se la situazione peggiora, potrebbe trasformarsi in una guerra, anche se per ora si tratta solo di scontri”. Il ministero degli Esteri thailandese placa e afferma che “siamo impegnati al 100% per una risoluzione pacifica del conflitto. Vogliamo negoziati bilaterali, le nostre porte sono aperte. Non abbiamo bisogno della mediazione di un Paese terzo. La Cambogia deve cessare le violenze al confine”. In serata il governo thai ha dichiarato la legge marziale in otto dei suoi distretti di confine con…
PECHINO - Secondo giorno di scontri sui confini contesi tra Thailandia e Cambogia. Le vittime thai sono salite a 15, mentre il bilancio cambogiano è di un morto finora. Le autorità di Bangkok hanno fatto evacuare 138mila persone dalle regioni di confine. Giovedì l'esercito thailandese aveva segnalato scontri in sei località. Questa mattina, invece, parla di dodici.
“Abbiamo cercato di trovare un compromesso perché siamo vicini”, ha dichiarato il premier ad interim thai Phumtham Wechayachai. “Se la situazione peggiora, potrebbe trasformarsi in una guerra, anche se per ora si tratta solo di scontri”. Il ministero degli Esteri thailandese placa e afferma che “siamo impegnati al 100% per una risoluzione pacifica del conflitto. Vogliamo negoziati bilaterali, le nostre porte sono aperte. Non abbiamo bisogno della mediazione di un Paese terzo. La Cambogia deve cessare le violenze al confine”. In serata il governo thai ha dichiarato la legge marziale in otto dei suoi distretti di confine con la Cambogia. “La legge marziale è ora in vigore in sette distretti di Chanthaburi e in un distretto di Trat”, dice un responsabile dell’esercito.
Oggi (alle 21 ora italiana) è prevista una riunione d’emergenza alle Nazioni Unite. Il mondo preme per un cessate il fuoco immediato. Appelli in tal senso sono arrivati dall’Unione europea, dagli Stati Uniti, dal blocco delle nazioni dell’Asean, dalla Cina. Il primo ministro malese Anwar Ibrahim, presidente dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, di cui la Thailandia e la Cambogia sono membri, ha dichiarato ieri di aver parlato con i leader di entrambi i paesi e di averli esortati a trovare una soluzione pacifica. “Accolgo con favore i segnali positivi e la disponibilità dimostrati sia da Bangkok che da Phnom Penh a prendere in considerazione questa via d'uscita. La Malesia è pronta ad assistere e facilitare questo processo”, ha affermato in un post sui social media pubblicato giovedì sera. Phnom Penh si dice pronta ad accettare la proposta del premier malese di mediare per un cessate il fuoco, mentre Bangkok ha fatto sapere che preferisce invece negoziare bilateralmente piuttosto che ricorrere alla mediazione di terzi.
Nonostante ciò, gli scontri sono andati avanti questa mattina. L’esercito thailandese ha riferito di scontri avvenuti prima dell'alba di oggi nelle province di Ubon Ratchathani e Surin. Le forze cambogiane hanno proceduto a “bombardamenti con armi pesanti, artiglieria e sistemi di razzi BM-21”, ha dichiarato l’esercito thailandese, e le truppe thai hanno risposto “con fuoco di copertura adeguato”.
I cambogiani accusano i thailandesi di aver fatto uso di “una grande quantità di bombe a grappolo”, definendolo una violazione del diritto internazionale. Secondo il quotidiano giapponese Nikkei, che cita fonti militari e di intelligence, viste le tensioni, “le forze armate thailandesi hanno attivato una strategia in tre fasi” per prepararsi a una eventuale guerra su vasta scala con il vicino: “il piano definisce le modalità di dispiegamento delle forze terrestri, aeree e navali in caso di escalation degli scontri con l'esercito cambogiano. In attesa di entrare in azione per proteggere le quattro province thailandesi in prima linea nella disputa di confine, ci sono truppe riassegnate dalla Prima e Seconda Regione dell'esercito thailandese, che controllano le zone centrali e orientali del Paese, mezzi di artiglieria pesante e carri armati VT-4 della divisione corazzata. E nel Golfo di Thailandia, vicino al confine marittimo tra Thailandia e Cambogia, sono state posizionate motovedette della marina thailandese. La strategia di dimostrazione di forza della Thailandia è quella di avvertire la Cambogia che qualsiasi ulteriore escalation provocherà una risposta più severa”.
Gli scontri più duri degli ultimi 14 anni tra i due regni del Sud-est asiatico erano scoppiati giovedì mattina nei pressi del tempio di Prasat Ta Muen Thom, sulla parte thai del confine, a 360 km a est di Bangkok, zona rivendicata da entrambe le nazioni. Combattimenti scoppiati poche ore dopo che la Thailandia aveva richiamato il suo ambasciatore a Phnom Penh la notte precedente ed espulso l'inviato cambogiano, in risposta al ferimento di un soldato thailandese che ha perso una gamba a causa di una mina che, secondo Bangkok, era stata posata di recente dalle truppe rivali. La Cambogia ha respinto l'accusa come infondata.
Da oltre un secolo Thailandia e Cambogia si contendono la sovranità su vari punti lungo i loro 817 km di confine terrestre, con al centro della disputa gli antichi templi Prasat Ta Muen Thom e Preah Vihear, quest’ultimo assegnato dalla Corte internazionale di giustizia alla Cambogia nel 1962, luogo di violenti scontri nel 2011 tra i due Paesi. La maggior parte delle rivendicazioni derivano da un vecchio trattato e da una mappa del 1907 redatta quando la Cambogia era sotto il dominio coloniale francese, utilizzata per marcare i confini tra i due Paesi. Bangkok sostiene che tale mappa non è accurata.
Da due mesi le tensioni tra Bangkok e Phnom Penh continuano a crescere. Dal 28 maggio quando, dopo uno scontro a fuoco tra un piccolo gruppo di truppe dei due eserciti, morì un soldato cambogiano. Episodio che scatenò la propaganda nazionalista da ambo le parti, le ritorsioni e i boicottaggi (restrizioni alle frontiere, alla rete elettrica, alle serie tv).
Le dispute territoriali hanno già mandato in crisi il fragile governo della premier thai Paetongtarn Shinawatra. A metà giugno l’ex primo ministro cambogiano Hun Sen (oggi presidente del Senato, ma vero leader del Paese) pubblicò una conversazione telefonica avuta con la premier. Dopo quella telefonata “rubata” durante la quale la premier thai aveva chiamato Hun Sen - amico di lunga data del padre di Shinawatra - “zio”, in segno di rispetto, e nella quale sembrava denigrare il proprio stesso esercito, i generali thai si erano infuriati e la premier il primo luglio è stata sospesa dall’incarico.
Ora deve attendere la decisione della Corte Costituzionale riguardo la definitiva destituzione. Gruppi nazionalisti thailandesi hanno annunciato l'organizzazione di una manifestazione antigovernativa a Bangkok per domenica.
Per dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, che chi comanda veramente in Cambogia è ancora Hun Sen (e non suo figlio, il premier Hun Manet), il presidente del Senato ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una foto che lo ritraeva mentre esaminava mappe militari. La foto è stata poi cancellata, forse per timore di compromettere alcuni dettagli delle operazioni cambogiane.