Gli ucraini hanno ordinato l’evacuazione dei civili da Dobropilla e da una serie di villaggi del Donetsk: saranno portate via prima le famiglie con figli minori, trasferendo 928 bambini. Si tratta di un altro pessimo segnale sulla tenuta delle forze di Kiev nel Donbass. Dobropilla si trova trenta chilometri alle spalle di Pokrovsk, la città chiave che sta venendo chiusa in una grande sacca dai russi.
Le avanguardie di Mosca sono ancora abbastanza lontane da Dobropilla, a tredici-quindici chilometri. Ma la cittadina ormai viene bersagliata senza sosta dai droni, che colpiscono con precisione qualsiasi veicolo e rendono impossibili i movimenti. Un problema serio, perché è lo snodo dell’autostrada per Pokrovsk ma anche di una delle arterie che portano a Kramatorsk, la capitale ucraina del Donetsk che prima dell’invasione aveva 150 mila residenti. C’è il timore che nelle prossime settimane la pressione del Cremlino possa aumentare ulteriormente, mirando a paralizzare i collegamenti…
Gli ucraini hanno ordinato l’evacuazione dei civili da Dobropilla e da una serie di villaggi del Donetsk: saranno portate via prima le famiglie con figli minori, trasferendo 928 bambini. Si tratta di un altro pessimo segnale sulla tenuta delle forze di Kiev nel Donbass. Dobropilla si trova trenta chilometri alle spalle di Pokrovsk, la città chiave che sta venendo chiusa in una grande sacca dai russi.
Le avanguardie di Mosca sono ancora abbastanza lontane da Dobropilla, a tredici-quindici chilometri. Ma la cittadina ormai viene bersagliata senza sosta dai droni, che colpiscono con precisione qualsiasi veicolo e rendono impossibili i movimenti. Un problema serio, perché è lo snodo dell’autostrada per Pokrovsk ma anche di una delle arterie che portano a Kramatorsk, la capitale ucraina del Donetsk che prima dell’invasione aveva 150 mila residenti. C’è il timore che nelle prossime settimane la pressione del Cremlino possa aumentare ulteriormente, mirando a paralizzare i collegamenti e soffocare i centri abitati. Già ora le bombe plananti sganciate dai caccia Sukhoi radono al suolo le postazioni nei palazzi e nei boschi, provocando perdite elevate tra i difensori che in quest’area non possono contare su barriere naturali.
La situazione è critica. Intorno a Pokrovsk gli ucraini non hanno abbastanza fanti per presidiare una linea continua: per decine di chilometri ci sono soltanto capisaldi, isolati l’uno dall’altro. Tre giorni fa alcune pattuglie russe sono penetrate tra i fortini e hanno cominciato a tendere imboscate all’interno della periferia occidentale, che pareva saldamente in mani ucraine. Per eliminare questi incursori i difensori hanno dovuto organizzare un rastrellamento: i soldati sono usciti dai rifugi, esponendosi ai raid di droni e bombardieri, e combattere casa per casa per 48 ore. Molte delle iniziative degli invasori non sembrano mirate a conquistare terreno, quanto ad uccidere il maggior numero di nemici. Nelle attuali condizioni, la ritirata da Pokrovsk rischia di trasformarsi in una carneficina: tutte le vie di fuga vengono bersagliate in continuazione dai droni filoguidati, che gli strumenti di disturbo elettronico non possono fermare.
Il quartier generale di Kiev sta cercando di frenare l’offensiva russa. Ha gettato nella mischia un battaglione di parà e uno del reggimento “Da Vinci”, i fanti d’estrema destra che vengono mandati a risolvere le crisi più gravi, accompagnati dai tank più potenti, i Leopard 2 tedeschi. Sono entrati in azione pure alcuni elicotteri Hind, più che altro per rincuorare con il loro rombo i soldati stremati. I rinforzi però hanno ottenuto risultati limitati: Mosca manda avanti sempre nuove truppe, usando soprattutto i veterani delle Repubbliche secessioniste e in particolare i crudeli miliziani del battaglione Sparta. A fare la differenza è l’unità Rubikon, i migliori piloti di droni che dispongono dei velivoli senza pilota più moderni: stanno trasformando in un incubo ogni spostamento dei reparti ucraini e allo stesso tempo abbattono i droni nemici, garantendo la supremazia nel duello tra robot volanti.
C’è un dato che aiuta a comprendere quanto sia feroce la battaglia nel settore di Prokovsk: negli ultimi giorni tra metà e un terzo degli attacchi condotti dall’esercito russo su 1.200 chilometri di fronte è avvenuta in questa striscia di terra. Giovedì ci sono stati quasi sessanta assalti lungo tre direzioni. Come dimostra l’ordine di evacuazione di Dobropilla, se la città-roccaforte dovesse cadere, il fronte potrebbe venire arretrato di oltre trenta chilometri, compromettendo di conseguenza il destino di Kramatorsk e dell’intera presenza ucraina nel Donetsk. Non è chiaro però se siano già state allestite barriere: gli sforzi sembrano concentrati nel costruire due linee con trincee, bunker e ostacoli controcarro molto più a ovest, nel confinante Dnipropetrovsk.
Putin è convinto di riuscire a occupare la regione chiave del Donbass entro l’autunno e molto dipenderà dalla capacità ucraina di ottenere batterie contraeree in grado di impedire i raid dei cacciabombardieri Sukhoi, che ora agiscono indisturbati. Ma il problema principale resta lo stesso: i fanti ucraini sono troppo pochi per tenere testa alla massa di fanterie russe.