GERUSALEMME – Con la trattativa di nuovo bloccata e l’esercito israeliano che autorizza la ripresa dei voli umanitari per paracadutare cibo su Gaza, pur negando l’esistenza della carestia, si discute su cosa Netanyahu e Trump intendano per «opzioni alternative» all’accordo sulla tregua. Un’offensiva militare ancora più aggressiva? Missioni mirate nei tunnel? Cosa? In Israele la novità viene letta più come una minaccia per aumentare la pressione su Hamas che altro. In attesa di capirne di più, si ritorna al punto di partenza di questo gioco dell’oca sulla pelle dei palestinesi: il negoziato non è definitivamente chiuso, ma neppure va come si sperava.
Questa ennesima fumata nera ha fatto arrabbiare soprattutto gli americani. Trump accusa Hamas di non volere l’accordo, dice: «Hanno una posizione egoista, penso che vogliano morire, gli daranno la caccia». Il movimento islamista palestinese responsabile del pogrom del 7 Ottobre ha fatto sapere di essere sorpreso dalla reazione Usa e …
GERUSALEMME – Con la trattativa di nuovo bloccata e l’esercito israeliano che autorizza la ripresa dei voli umanitari per paracadutare cibo su Gaza, pur negando l’esistenza della carestia, si discute su cosa Netanyahu e Trump intendano per «opzioni alternative» all’accordo sulla tregua. Un’offensiva militare ancora più aggressiva? Missioni mirate nei tunnel? Cosa? In Israele la novità viene letta più come una minaccia per aumentare la pressione su Hamas che altro. In attesa di capirne di più, si ritorna al punto di partenza di questo gioco dell’oca sulla pelle dei palestinesi: il negoziato non è definitivamente chiuso, ma neppure va come si sperava.
Questa ennesima fumata nera ha fatto arrabbiare soprattutto gli americani. Trump accusa Hamas di non volere l’accordo, dice: «Hanno una posizione egoista, penso che vogliano morire, gli daranno la caccia». Il movimento islamista palestinese responsabile del pogrom del 7 Ottobre ha fatto sapere di essere sorpreso dalla reazione Usa e continua a dirsi disposto a limare i punti di attrito, il più ostico dei quali è la mappa del riposizionamento delle truppe dello Stato ebraico durante i sessanta giorni del cessate il fuoco.
«Con gli Stati Uniti stiamo valutando opzioni alternative per ottenere il ritorno degli ostaggi, la fine di Hamas e la sicurezza dell’intera regione», ribadisce Netanyahu.
I mediatori del Qatar e dell’Egitto provano a riportare tutti al tavolo di Doha, forse già da domani, e affermano che la sospensione della trattativa «è normale per una materia così delicata».
Sulla pelle dei gazawi, dicevamo. Ieri altri 9 morti per malnutrizione, secondo quanto riferisce il ministero della Salute locale controllato da Hamas. Il bilancio della vittime della fame sale dunque a 122, tra cui 83 bambini. Quindici i decessi per bombe: un raid aereo ha colpito una scuola che ospitava sfollati a Remal, Gaza City.
Le autorità israeliane fanno sapere di aver fatto passare dal valico di Kerem Shalom 495 camion tra lunedì e giovedì, che per la Striscia non è neanche il fabbisogno di un giorno. Contestano alle agenzie Onu di non voler distribuire il cibo e gli altri aiuti umanitari, creando il collo di bottiglia. Accusa che le Nazioni Unite respingono, sottolineando come in realtà sia l’esercito a non garantire la sicurezza e a porre restrizioni che rendono impraticabile la consegna.
A Gerusalemme, infine, la polizia israeliana ha rilasciato, dopo averlo brevemente detenuto, lo sceicco Muhammad Hussein, Gran Mufti di Gerusalemme e della Palestina. È stato arrestato all’interno del complesso della moschea di Al-Aqsa e tenuto in custodia per diverse ore, subito dopo aver pronunciato il sermone del venerdì nel quale ha condannato «il silenzio internazionale sui crimini israeliani in corso contro i palestinesi da Rafah a Jenin». Allo sceicco Hussein è stato vietato l’ingresso alla moschea di Al-Aqsa fino a domenica.