✕

Trump a Cambogia e Thailandia: niente accordi commerciali se non fate la pace

Ascolta l'audio

Nuovi scontri attorno ai templi, poi il tentativo di mediazione malese e la riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza Onu
1 minuti di lettura

PECHINO – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver parlato con i leader di Cambogia e Thailandia cercando di mediare un accordo e ha detto che entrambi i paesi desiderano un cessate il fuoco immediato. Ma per il terzo giorno i combattimenti tra due paesi sono andati avanti.

In un post sui social media durante la sua visita in Scozia, Trump ha detto di volere la "fine della guerra, che attualmente infuria" e ha avvertito che non stipulerà accordi commerciali con nessuno dei due governi del Sud-est asiatico se resteranno in guerra.

L’ambasciatore della Cambogia al Palazzo di vetro, Chhea Keo, aveva «invocato una risoluzione pacifica» e il Consiglio di sicurezza Onu «ha invitato entrambe le parti alla massima moderazione e a una soluzione diplomatica». La Thailandia, in precedenza, aveva affermato di essere d’accordo in linea di principio con l’idea di uno stop alle armi, che dovrà però basarsi su «condizioni appropriate sul campo».

Gli scontri sono proseguiti…

PECHINO – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver parlato con i leader di Cambogia e Thailandia cercando di mediare un accordo e ha detto che entrambi i paesi desiderano un cessate il fuoco immediato. Ma per il terzo giorno i combattimenti tra due paesi sono andati avanti.

In un post sui social media durante la sua visita in Scozia, Trump ha detto di volere la "fine della guerra, che attualmente infuria" e ha avvertito che non stipulerà accordi commerciali con nessuno dei due governi del Sud-est asiatico se resteranno in guerra.

L’ambasciatore della Cambogia al Palazzo di vetro, Chhea Keo, aveva «invocato una risoluzione pacifica» e il Consiglio di sicurezza Onu «ha invitato entrambe le parti alla massima moderazione e a una soluzione diplomatica». La Thailandia, in precedenza, aveva affermato di essere d’accordo in linea di principio con l’idea di uno stop alle armi, che dovrà però basarsi su «condizioni appropriate sul campo».

Gli scontri sono proseguiti anche ieri in dodici località, il doppio rispetto alle sei di giovedì: 20 i morti, 19 thai e un cambogiano. Le autorità di Bangkok hanno fatto evacuare 138mila persone. «Se la situazione peggiora, potrebbe trasformarsi in una guerra, anche se per ora si tratta solo di scontri», aveva detto in mattinata il premier thai ad interim Wechayachai.

I cambogiani accusano i thailandesi di aver fatto uso di «una grande quantità di bombe a grappolo». E di aver danneggiato il tempio di Preah Vihear.

Secondo il quotidiano Nikkei, che cita fonti militari e di intelligence, «le forze armate thailandesi hanno attivato una strategia in tre fasi» per prepararsi a una eventuale escalation: truppe riposizionate e motovedette della Marina nel Golfo della Thailandia. «La strategia di dimostrazione di forza è quella di avvertire la Cambogia che qualsiasi ulteriore escalation provocherà una risposta più severa». In serata il governo thai ha dichiarato la legge marziale in otto distretti di confine .

Il mondo preme per la fine delle ostilità. Oltre l’altolà di Trump, sono arrivati dalla Ue, dalle nazioni dell’Asean, dalla Cina. Gli scontri erano scoppiati giovedì mattina nei pressi del tempio di Prasat Ta Muen Thom. Da oltre un secolo Thailandia e Cambogia si contendono la sovranità su vari punti lungo i loro 817 km di confine terrestre, con al centro della disputa gli antichi templi Prasat Ta Muen Thom e Preah Vihear, quest’ultimo assegnato dalla Corte internazionale di giustizia alla Cambogia nel 1962 e luogo di violenti scontri nel 2011 tra i due Paesi.

(afp)

Leggi i commenti