NEW YORK – Cento nomi in nove ore: Ghislaine Maxwell, l’ex fidanzata e complice del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein, suicidatosi in carcere nel 2019, il cui fantasma pesa ora sulla reputazione di Donald Trump, «non ha nascosto nulla» al vice procuratore generale Todd Blanche. Lo conferma il suo avvocato David Oscar Markus: «La verità verrà a galla». La donna condannata a 20 anni di carcere per aver adescato ragazzine da offrire al compagno, ha d’altronde parlato protetta dall’“immunità limitata” offerta dal Dipartimento di Giustizia che, secondo molti, vogliono scoprire cosa realmente sa dei legami del finanziere con il presidente. Le sue dichiarazioni «non potranno essere usate contro di lei» e le persone citate «non potranno essere perseguite», ha confermato il legale. E chissà se sono state affrontate pure le accuse di Mark, fratello di Epstein, che insiste: «Jeffrey aveva informazioni dannose su Trump». O la testimonianza al processo contro Maxwell rispolverata ieri dal Daily…
NEW YORK – Cento nomi in nove ore: Ghislaine Maxwell, l’ex fidanzata e complice del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein, suicidatosi in carcere nel 2019, il cui fantasma pesa ora sulla reputazione di Donald Trump, «non ha nascosto nulla» al vice procuratore generale Todd Blanche. Lo conferma il suo avvocato David Oscar Markus: «La verità verrà a galla». La donna condannata a 20 anni di carcere per aver adescato ragazzine da offrire al compagno, ha d’altronde parlato protetta dall’“immunità limitata” offerta dal Dipartimento di Giustizia che, secondo molti, vogliono scoprire cosa realmente sa dei legami del finanziere con il presidente. Le sue dichiarazioni «non potranno essere usate contro di lei» e le persone citate «non potranno essere perseguite», ha confermato il legale. E chissà se sono state affrontate pure le accuse di Mark, fratello di Epstein, che insiste: «Jeffrey aveva informazioni dannose su Trump». O la testimonianza al processo contro Maxwell rispolverata ieri dal Daily Mail: una giovane protetta dallo pseudonimo “Jane”, abusata da Epstein quando aveva 14 anni, che disse di aver incontrato più volte Trump (senza però accusarlo).
Chi siano gli altri cento frequentatori di Epstein di cui ha parlato Ghislaine nell’interrogatorio irrituale condotto dal viceministro – bruciando sul tempo la Commissione Giustizia della Camera che l’aveva invece convocata l’11 agosto, udienza alla quale lei non assicura la presenza – non si sa. Ma sono presumibilmente ricavabili dall’album con messaggi di auguri degli amici, assemblato da Ghislaine per i 50 anni dell’allora potente finanziere: quello con la letterina osé firmata The Donald, rivelata dal Wall Street Journal, che ha fatto infuriare il presidente al punto da far causa al giornale. E che contiene pure un messaggio dell’ex presidente Bill Clinton, la cui amicizia con Epstein è nota. Un album la cui esistenza è confermata pure dal New York Times che ieri ha pubblicato il testo introduttivo scritto a mano da Ghislaine: «Caro Jeff, spero questa raccolta di momenti, persone e memorie ti dia lo stesso piacere provato da me nel raccoglierle...». I dem vogliono assolutamente sfogliarlo: e infatti i deputati californiani Ro Khanna e Robert Garcia hanno già chiesto una copia «completa e non censurata» agli esecutori testamentari di Epstein entro il 10 agosto (vigilia dell’audizione in Commissione Giustizia): «Il contenuto potrebbe essere essenziale».
Chi lo ha consultato racconta che fra i nomi spicca quello di Leslie Wexner, l’ex Ceo di Victoria’s Secret che a Epstein aveva affidato la procura su tutti i suoi beni, mentre lui sfruttava per i suoi turpi fini il marchio che portava in passerella giovani modelle con ali giganti. Un fatto noto ai vertici dell’azienda fin dal 1993: quando una ragazzina lamentò avances dal miliardario presentatosi come “talent scout di Victoria’s”. C’è poi Leon Black, già Ceo di Apollo Global Management e per un periodo pure presidente del Moma che gli pagò per anni milionarie consulenze finanziarie, il cui messaggio è piuttosto evocativo: «Bionda, rossa o mora, con quella rete di pesci sei come “il Vecchio e il mare”». Mentre il celebre avvocato Alan Dershowitz, che lo aveva difeso in Florida (e fu poi anche l’avvocato di Trump nel primo impeachment) firmava una finta copertina di Vanity Fair con scritto: “Chi era Jack lo Squartatore? Forse Jeffrey Epstein?”.
Ancora: c’è il magnate dell’editoria Mortimer Zuckerman, all’epoca proprietario del New York Daily News. L’ex politico britannico Peter Mandelson (che lo chiama «il mio miglior amico»). E il finanziere Alan Greenberg, di fatto “scopritore” di Epstein perché per primo gli diede un lavoro a Bear Stearns di cui era Ceo e che Jeffrey scalò in poco tempo. Secondo alcune indagini, costringendo uomini facoltosi che si erano lasciati sedurre dalle ragazzine da lui messe a disposizione e poi costretti a pagare o entrare nel suo portfolio. Una verità mai del tutto appurata su cui Maxwell potrebbe far luce: se le converrà.