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Corsi di galateo e yoga, le prigioni di Ghislaine Maxwell sognando la grazia

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A Tallahassee la vita dell’ex complice di Epstein è cambiata da quando un anno fa è stata trasferita per buona condotta nel braccio speciale per chi si comporta bene
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NEW YORK – La mia cliente Ghislaine Maxwell è solo un capro espiatorio che ha già sofferto abbastanza in prigione»: l’avvocato David Oscar Markus lo ha ribadito l’altro ieri, alludendo alla possibilità di una grazia presidenziale che Trump nega di volerle offrire, ma su cui non ha chiuso del tutto la porta. Eppure nell’ultimo anno le pessime condizioni carcerarie cui allude il legale dell’ormai 63enne ex socialite britannica – abituata a ben altre comodità – sono decisamente migliorate. E di sicuro non somigliano più a quelle, per dire, dei migranti costretti nell’inferno di Alligator Alcatraz, che pure è nella stessa Florida dove lei è prigioniera da ormai tre anni dopo aver trascorso un periodo – infernale davvero – nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, lo stesso dove il compagno Epstein si era suicidato.

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Il Federal Correctional Institution di Tallahassee dov’è stata trasferita nel…

NEW YORK – La mia cliente Ghislaine Maxwell è solo un capro espiatorio che ha già sofferto abbastanza in prigione»: l’avvocato David Oscar Markus lo ha ribadito l’altro ieri, alludendo alla possibilità di una grazia presidenziale che Trump nega di volerle offrire, ma su cui non ha chiuso del tutto la porta. Eppure nell’ultimo anno le pessime condizioni carcerarie cui allude il legale dell’ormai 63enne ex socialite britannica – abituata a ben altre comodità – sono decisamente migliorate. E di sicuro non somigliano più a quelle, per dire, dei migranti costretti nell’inferno di Alligator Alcatraz, che pure è nella stessa Florida dove lei è prigioniera da ormai tre anni dopo aver trascorso un periodo – infernale davvero – nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, lo stesso dove il compagno Epstein si era suicidato.

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Il Federal Correctional Institution di Tallahassee dov’è stata trasferita nel 2022 è un carcere femminile “a bassa sicurezza” – ovvero per detenute colpevoli di reati non gravi – finito al centro di uno scandalo perché ai detenuti veniva servito cibo avariato o scaduto e le celle erano sovraffollate, piene di muffa e topi. Da almeno un anno, però, Maxwell è stata assegnata al cosiddetto “honor dorm”, dormitorio d’onore, un padiglione speciale che ospita appena 40 donne (su 1.200 totali) distintesi per la loro buona condotta. Trasferita lì per il suo comportamento irreprensibile. O forse perché – lo sussurra l’Independent – ha sfinito la direzione presentando centinaia di reclami praticamente su tutto: compresa la mancanza di un menù vegano, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Prison Karen” (le Karen, in America, sono le donne che si lamentano di tutto).

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Qui la detenuta 02879-509 è costretta a indossare la divisa color cachi della prigione ma può portare la fede nunziale del suo matrimonio con l’ex imprenditore Scott Borgerson nonostante i due abbiano divorziato da tempo. E ha una cella tutta per sé dove può accogliere le compagne alle quali insegna galateo, inglese e yoga: così racconta il giornale locale Tallahassee Democrat. Nel carcere lavora anche come bibliotecaria, si è fatta crescere i capelli, studia il russo e si tiene in forma – nella speranza di uscire ben prima del 2042 quando è previsto il suo fine pena – facendo pilates e jogging. Non solo: è pure riuscita a fare un accordo con la cucina che le passa i suoi sospirati pasti vegani.

Un trattamento che l’ha però resa invisa ad altre compagne di detenzione: tanto che due cubane l’hanno minacciata per estorcerle quel tesoretto di frutta e tofu. Dopo averle denunciate, le due sono state mandate in cella d’isolamento e poi trasferite. Ma le altre cubane hanno promesso vendetta: e ora Ghislaine è costretta a raggiungere la biblioteca dove lavora sotto scorta. E preferisce lavarsi al lavandino della cella, evitando le docce. «È pur sempre una prigione, ben lontano dalle comodità di un country club. Sei chiuso dentro tutto il tempo», si è lamentata con la documentarista Daphne Barak: «Non c’è Internet e per telefonare devi metterti in fila». —

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