La parabola dell’Ammiraglio Kuznetsov: l’unica portaerei russa verrà “venduta o demolita”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Pensionata dopo quarant’anni di disonorevole servizio. L’unica portaerei della flotta russa, l’Ammiraglio Kuznetsov, era stata chiamata “nave della vergogna” dall’allora segretario alla Difesa britannico Michael Fallon quando nel 2017 passò vicino alla costa inglese mentre attraversava il Mediterraneo di ritorno dalla Siria. Eruttava dense colonne di fumo tanto da ispirare diversi “meme” dov’era anche ironicamente battezzata “fumatrice accanita” e l’anno prima aveva perso due caccia, un Mig-29 e un Su-33.
Venduta o demolita
Fuori servizio da allora, era parcheggiata nei pressi di Murmansk, vicino alla base della Flotta del Nord russa, per lavori di ammodernamento che sono stati però costellati da ripetuti incidenti e battute d’arresto che avevano fatto lievitare i costi. Ora la portaerei, orgoglio diventato fardello della Marina russa, potrebbe essere venduta o demolita. E stavolta a dirlo non sono soltanto indiscrezioni di stampa, ma Andrej Kostin, presidente della banca…
MOSCA – Pensionata dopo quarant’anni di disonorevole servizio. L’unica portaerei della flotta russa, l’Ammiraglio Kuznetsov, era stata chiamata “nave della vergogna” dall’allora segretario alla Difesa britannico Michael Fallon quando nel 2017 passò vicino alla costa inglese mentre attraversava il Mediterraneo di ritorno dalla Siria. Eruttava dense colonne di fumo tanto da ispirare diversi “meme” dov’era anche ironicamente battezzata “fumatrice accanita” e l’anno prima aveva perso due caccia, un Mig-29 e un Su-33.
Venduta o demolita
Fuori servizio da allora, era parcheggiata nei pressi di Murmansk, vicino alla base della Flotta del Nord russa, per lavori di ammodernamento che sono stati però costellati da ripetuti incidenti e battute d’arresto che avevano fatto lievitare i costi. Ora la portaerei, orgoglio diventato fardello della Marina russa, potrebbe essere venduta o demolita. E stavolta a dirlo non sono soltanto indiscrezioni di stampa, ma Andrej Kostin, presidente della banca Vtb che controlla anche la Società statale russa di costruzione navale Usc.
«Riteniamo che non abbia più senso ripararla. Ha più di 40 anni ed è estremamente costoso», ha detto Kostin al quotidiano economico Kommersant, a margine della cerimonia di alzabandiera di un nuovo sottomarino nucleare a Severodvinski. «Credo che il problema verrà risolto in modo tale che venga venduta o smaltita». Destino ancora da decidere, dunque. Quel che è certo è che la Flotta russa perderà il suo gioiello.
I lavori di manutenzione sospesi
All’inizio di luglio era stato Izvestija ad anticipare la sospensione dei lavori di manutenzione dell’Ammiraglio Kuznetsov – che secondo i soli dati ufficiali sarebbero dovuti ammontare ad almeno 86 miliardi di rubli. Il quotidiano citava fonti anonime dal momento che in Russia le informazioni sulla prontezza di combattimento delle navi da guerra sono sensibili e il ministero della Difesa non rilascia dichiarazioni. Ma veterani ed esperti citati da Izvestija erano divisi. Alcuni sostenevano che l’Ammiraglio Kuznetsov fosse una nave troppo obsoleta, altri che fornirebbe alla Russia le capacità belliche di cui ha bisogno.
L’orgoglio della Marina russa
Costruita nel Cantiere Navale del Mar Nero a Nikolaev, l’odierna città ucraina Mykolayiv, e varata nel 1985, cambiò diversi nomi – Riga, Brezhnev e Tbilisi – prima di essere battezzata nel 1990, quando esisteva ancora l’Urss, in onore dell’ammiraglio sovietico Nikolaj Kuznetsov.
Trecento metri di lunghezza, dislocamento di 59mila tonnellate, era il simbolo delle ambizioni navali della Federazione Russa. Oltre a 26 velivoli e 24 elicotteri, poteva trasportare missili supersonici. Capacità d’attacco che aveva permesso di classificarla come “incrociatore pesante” e aggirare così la Convenzione di Montreaux che impedisce invece alle portaerei di attraversare gli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli controllati dalla Turchia.
La campagna contro la Siria
Di base a Sebastopoli, in Crimea, dopo il crollo dell’Urss fu trasferita alla Flotta del Nord della Federazione russa. Dal 1991 aveva preso parte a sette viaggi a lungo raggio. Tra il novembre 2016 e il gennaio 2017 la sua prima e unica missione di combattimento: la campagna militare russa in Siria a sostegno dell’allora presidente Bashar al-Assad con aerei impegnati in oltre 400 raid contro più di 1.200 obiettivi.
Un incidente e due incendi
Dopo che l’Ammiraglio Kuznetsov aveva eruttato fumo per tutto il viaggio di ritorno dalla Siria, ne era stato deciso l’ammodernamento. Inizialmente si prevedeva che le riparazioni iniziate nel 2018 sarebbero state completate nel 2022, ma in seguito la scadenza era stata posticipata al 2024 con la previsione che l’incrociatore avrebbe prestato servizio per altri 25 anni. Pronostico troppo ottimista. Soprattutto perché i lavori sono stati costellati da vari incidenti.
Nel 2018 il bacino galleggiante dove si stavano svolgendo le riparazioni affondò e la gru cadendo sfondò il ponte della nave. Poi due incendi: il primo nel 2019 che provocò la morte di due persone, il secondo nel 2022. E un anno fa un attacco terroristico sventato a detta dell’Fsb.
Intanto i costi lievitavano: dalla previsione iniziale di 20 miliardi di rubli nel marzo 2017 a 60 miliardi di rubli l’anno dopo. Finché il Centro di riparazione navale Zvezdochka non aveva siglato un contratto da 86 miliardi di rubli. Peccato che, secondo Kommersant, il solo ammontare dei danni causati dall’incendio del 2019 fosse di 95 miliardi di rubli, poco meno del valore della nave stessa stimato intorno ai 110 miliardi.
Il crollo delle ambizioni navali
Per il media indipendente Xholod, l’Ammiraglio Kuznetsov non è che «un audace esperimento che non è mai stato all’altezza delle sue ambizioni». E come ulteriore segno del declino delle ambizioni navali moscovite, oggi per “ragioni di sicurezza” non si terranno i fuochi d’artificio e la parata navale che ogni anno celebrano la Giornata della Marina a San Pietroburgo.