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Il club dell’urlo: quel grido collettivo come rito liberatorio

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Successo a Chicago per l’iniziativa che si svolge ogni domenica sul lago Michigan. Già John Lennon promuoveva la “scream therapy” dello studioso Arthur Janov
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NEW YORK - L’appuntamento è al molo di North Avenue Beach, un popolare tratto di spiaggia con alle spalle lo skyline di Chicago. La gente si raduna e si avvicina verso la battigia di quello che, perdendosi all’orizzonte, sembra un oceano e invece è il lago Michigan. Ma poco importa. Quello che conta è che la spiaggia è diventato il luogo perfetto per compiere un rito liberatorio e, per certi versi, purificatorio: urlare a squarciagola, guardando la linea che unisce mare e cielo.

Come funziona lo Scream Club

Ogni domenica, prima del tramonto, un gruppo di Chicago chiamato Scream Club si ritrova per una seduta collettiva di respirazione, che si conclude con un urlo lanciato tutti insieme: chi ruggisce, chi grida, chi si lamenta. Strilli o ululati non conta, va tutto bene. E, come si può immaginare, la vita dopo appare meno faticosa e più libera. E’ un’attività forse stravagante ma che sta riscuotendo successo, proponendo una medicina non nuova.

Quando urlava John Lennon

Più di cinq…

NEW YORK - L’appuntamento è al molo di North Avenue Beach, un popolare tratto di spiaggia con alle spalle lo skyline di Chicago. La gente si raduna e si avvicina verso la battigia di quello che, perdendosi all’orizzonte, sembra un oceano e invece è il lago Michigan. Ma poco importa. Quello che conta è che la spiaggia è diventato il luogo perfetto per compiere un rito liberatorio e, per certi versi, purificatorio: urlare a squarciagola, guardando la linea che unisce mare e cielo.

Come funziona lo Scream Club

Ogni domenica, prima del tramonto, un gruppo di Chicago chiamato Scream Club si ritrova per una seduta collettiva di respirazione, che si conclude con un urlo lanciato tutti insieme: chi ruggisce, chi grida, chi si lamenta. Strilli o ululati non conta, va tutto bene. E, come si può immaginare, la vita dopo appare meno faticosa e più libera. E’ un’attività forse stravagante ma che sta riscuotendo successo, proponendo una medicina non nuova.

Quando urlava John Lennon

Più di cinquant’anni fa John Lennon promosse la terapia dell’urlo primordiale, chiamata “primal scream therapy”, una forma di psicoterapia ideata dallo studioso americano Arthur Janov negli anni ’60. Lennon e Yoko Ono si sottoposero a questa terapia nel 1970, esperimento che finì per influenzare il loro album John Lennon/Plastic Ono Band, che contiene brani crudi e intensi come “Mother” e “Well well well”. Nel primo, Lennon grida: “Mama don’t go, Daddy come home”, riferimento al dolore giovanile non elaborato dall’artista, che a 17 anni perse la madre in un incidente e, da bambino, vide andare via il padre.

L’idea alla base della terapia dell’urlo è che il dolore represso dell’infanzia possa essere liberato attraverso urla catartiche. L’obiettivo è raggiungere la guarigione emotiva. Temporanea? Perenne? Urlate e non ponetevi troppe domande. Rompere il silenzio o le norme sociali - come lo è urlare in pubblico - ha un effetto liberatorio. Solo che nello Scream Club non ci sono psicoterapeuti, non c’è un processo guidato da esperti come con Lennon. Emmanuel Hernandez, coach della respirazione, ha voluto creare questo gruppo aperto e proporre una via insolita alla terapia del dolore. Il suo è più un rituale sociale e informale, ludico e accessibile a tutti. E le sessioni terapeutiche settimanali sono interamente gratuite, una formula che di questi tempi negli Stati Uniti appare così insolita da, sì, spingere qualcuno a urlare di gioia.

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