Sefcovic, il commissario Ue che ha trattato sui dazi: il pragmatismo, le cravatte e l’amico Arnold
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – “Io sono amico di Arnold, figuriamoci se mi spaventa trattare con Trump…”. Quando è iniziata la durissima trattativa sui dazi con il presidente americano, il Commissario Ue al Commercio, lo slovacco Maros Sefcovic, aveva sorpreso alcuni suoi interlocutori, in particolare un gruppo ristretto di rappresentanti permanenti con questa battuta. E tutti si erano chiesti: “Arnold chi?”. E Arnold è Arnold Schwarzenegger. Proprio lui, il divo hollywoodiano di nascita austriaca. I due sono diventati amici quando “Arnold” era governatore della California. E si confrontavano soprattutto sui temi ambientali. E sono rimasti amici. Tuttora si sentono e di tanto in tanto trascorrono insieme qualche giorno di relax. In effetti quella battuta aveva spiazzato e nello stesso tempo il negoziato ha in parte confermato certe attitudini. Un po’ Terminator è un po’ il fratello ingenuo di Danny De Vito in Twins.
Una delle doti riconosciutegli, infatti, è la pazienza. “Vi assicuro – aveva detto nella…
BRUXELLES – “Io sono amico di Arnold, figuriamoci se mi spaventa trattare con Trump…”. Quando è iniziata la durissima trattativa sui dazi con il presidente americano, il Commissario Ue al Commercio, lo slovacco Maros Sefcovic, aveva sorpreso alcuni suoi interlocutori, in particolare un gruppo ristretto di rappresentanti permanenti con questa battuta. E tutti si erano chiesti: “Arnold chi?”. E Arnold è Arnold Schwarzenegger. Proprio lui, il divo hollywoodiano di nascita austriaca. I due sono diventati amici quando “Arnold” era governatore della California. E si confrontavano soprattutto sui temi ambientali. E sono rimasti amici. Tuttora si sentono e di tanto in tanto trascorrono insieme qualche giorno di relax. In effetti quella battuta aveva spiazzato e nello stesso tempo il negoziato ha in parte confermato certe attitudini. Un po’ Terminator è un po’ il fratello ingenuo di Danny De Vito in Twins.
Una delle doti riconosciutegli, infatti, è la pazienza. “Vi assicuro – aveva detto nella riunione del Coreper della scorsa settimana – che con Trump ce ne vuole tanta”. E allargando le braccia aveva confessato: “Mi sono anche stancato di ripetere che con lui non si possono fare previsioni”.
Sefcovic, diplomatico di carriera e “formalmente” socialista – il partito del suo premier è stato però espulso dal Pse – aveva già mostrato le doti di negoziatore durante il confronto con la Gran Bretagna quando si dovevano concordare le condizioni della Brexit. Prima del suo sbarco a Bruxelles, aveva girato il mondo come ambasciatore. L’anno scorso, poi, l’esponente slovacco dell’esecutivo europeo si è ritrovato il portafoglio del Commercio perché von der Leyen e buona parte dei leader europei avevano concordato che quella delega non poteva essere attribuita a un Paese troppo dipendente dagli Usa di Trump. E soprattutto a qualcuno solido. La scelta è infatti caduta su di lui anche perché è il commissario più esperto: a Palazzo Berlaymont è arrivato nel 2009, subentrando al connazionale Jan Figel per il portafoglio al Multilinguismo e la gioventù. Il presidente della Commissione era il portoghese Manuel Barroso. Poi è stato confermato da Jean-Claude Juncker e da Ursula von der Leyen. Relazioni interistituzionali, unione energetica, mercato unico. E poi da vicepresidente ha anche assunto il portafoglio del Green Deal al posto dell’olandese Frans Timmermans. Un vero “Brussels man”.
Il risultato finale del braccio di ferro con la Casa Bianca non è apprezzato da tutti i 27 Stati membri. Però la responsabilità viene fatta ricadere più su “Ursula che su Maros”. Sefcovic, in effetti, ha scalato ancora qualche posizione nella considerazione dell’Unione. Anche quando ha spiegato ai più insoddisfatti: “Se qualcuno crede che di poter tornare al periodo precedente al 2 aprile, è chiaro che quel mondo è scomparso. Dobbiamo adattarci alla realtà". Nella “squadra” della Commissione, che nel passaggio dall’”Ursula 1” all’”Ursula 2” si è molto indebolita, è dunque tra i più “autorevoli”. E anche tra i più riconoscibili. Non solo per le sue capacità, ma per un tratto estetico. E’ un patito delle cravatte. In genere molto colorate e sgargianti. “Ma ogni tanto – ha confessato qualche settimana fa – compro anche quello più sobrie, quelle italiane…”.