Regno Unito, l’annuncio del premier Starmer: “Riconosceremo lo Stato palestinese a settembre”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - “È il momento di riconoscere lo Stato palestinese”, ad alcune condizioni. Lo ha detto il primo ministro britannico Keir Starmer oggi in un Consiglio dei Ministri di emergenza a Londra, in cui alcuni membri dell’esecutivo hanno partecipato da remoto: “La situazione a Gaza è intollerabile, la soluzione di due popoli e due Stati si allontana sempre di più e dunque è il momento di agire”, ha dichiarato il leader ai suoi ministri.
Le condizioni a Israele e Hamas
“Il Regno Unito riconoscerà lo Stato di Palestina il prossimo settembre, prima dell’Assemblea Generale dell’Onu”, ha annunciato Starmer ai suoi, “a meno che Israele non faccia passi concreti per alleviare la situazione nella Striscia, si raggiunga un accordo per il cessate il fuoco, escluda nuove annessioni in Cisgiordania e si impegni per una soluzione a lungo termine sui due Stati”.
Starmer si è impegnato a fare una valutazione prima dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per verificare fino a che punto le parti avr…
LONDRA - “È il momento di riconoscere lo Stato palestinese”, ad alcune condizioni. Lo ha detto il primo ministro britannico Keir Starmer oggi in un Consiglio dei Ministri di emergenza a Londra, in cui alcuni membri dell’esecutivo hanno partecipato da remoto: “La situazione a Gaza è intollerabile, la soluzione di due popoli e due Stati si allontana sempre di più e dunque è il momento di agire”, ha dichiarato il leader ai suoi ministri.
Le condizioni a Israele e Hamas
“Il Regno Unito riconoscerà lo Stato di Palestina il prossimo settembre, prima dell’Assemblea Generale dell’Onu”, ha annunciato Starmer ai suoi, “a meno che Israele non faccia passi concreti per alleviare la situazione nella Striscia, si raggiunga un accordo per il cessate il fuoco, escluda nuove annessioni in Cisgiordania e si impegni per una soluzione a lungo termine sui due Stati”.
Starmer si è impegnato a fare una valutazione prima dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per verificare fino a che punto le parti avranno rispettato questi impegni, prima di prendere una decisione definitiva, assicurando che nessuna delle due parti abbia diritto di veto. Il primo ministro ha poi reiterato che non ci può essere equivalenza tra Hamas e Israele, che il gruppo terrorista palestinese deve rilasciare tutti gli ostaggi israeliani e che non avrà alcun ruolo politico nella Striscia.
Gli aiuti britannici a Gaza
Starmer ha aperto il consiglio dei ministri rimarcando “di aver convocato la riunione per affrontare la situazione a Gaza, che sta diventando ogni giorno più disperata. Le recenti immagini della fame hanno profondamente colpito l’opinione pubblica britannica e messo in evidenza una situazione sempre più intollerabile”. Ha poi ribadito che “il governo è sempre stato chiaro nel condannare gli attacchi terroristici del 7 ottobre come un'atrocità, e che Hamas è un’organizzazione terroristica che continua a tenere in ostaggio persone in condizioni terribili. Il governo sta fornendo aiuti a Gaza”, in coordinamento con la Giordania, “con i primi lanci aerei di aiuti britannici atterrati oggi, e con l’accelerazione delle evacuazioni mediche di bambini malati e feriti da Gaza. Ma gli aiuti paracadutati non possono sostituire i camion carichi di aiuti che devono assolutamente raggiungere chi ne ha urgente bisogno. Ho parlato con il Presidente Trump ieri in Scozia, al quale ho ribadito questa posizione e concordato di collaborare per affrontare la terribile situazione sul terreno”.
Starmer ha poi detto ai suoi che un cessate il fuoco immediato a Gaza rimane la priorità assoluta e che, affinché duri nel tempo, è necessario un piano di pace credibile e realistico per Gaza. Il primo ministro britannico ne ha discusso con i leader dell’E3 (Regno Unito, Francia e Germania) nel fine settimana e che continuerà a lavorare con i partner internazionali per sviluppare un percorso credibile verso la pace a Gaza.
Dopo la svolta di Macron
La decisione di Sir Keir sul riconoscimento dello Stato palestinese è meno diretta di quella del presidente francese Macron. Ma proprio il primo ministro britannico (ex procuratore capo della Corona) e il Labour lo avevano promesso nel loro programma di governo nel 2024. Allo stesso tempo il primo ministro britannico non voleva scontentare Donald Trump, con il quale ha intessuto faticosamente un buon rapporto dalla sua elezione, e il presidente americano aveva del resto già criticato platealmente la decisione di Macron. Ma poi, dopo i colloqui ieri in Scozia, Trump ha dato praticamente un via libera a Starmer, che dunque oggi ha annunciato una mossa sulla quale sinora altri grandi Paesi europei come Italia e Germania sono ancora riluttanti.
Starmer sinora aveva sempre ripetuto che l’eventuale riconoscimento dello Stato di Palestina deve “avvenire in un processo più ampio”, che presupponga la ferma sicurezza di Israele. In più, la moglie del primo ministro britannico, Victoria, è ebrea come tutta la sua famiglia, e Starmer negli ultimi anni, pur rimanendo ateo, si è avvicinato molto all'ebraismo: non solo partecipa a quasi tutte le cerimonie religiose di consorte e parenti, ma negli ultimi anni ha ricostruito con profondo impegno proprio il rapporto con la comunità ebraica, in gran parte scioccata dagli atteggiamenti e dai proclami del suo precedessore Jeremy Corbyn, che scatenarono le accuse di antisemitismo nel Labour.
La pressione interna nel Labour
Alla fine però, per quanto sfumata e condizionata, Starmer ha preso questa decisione di riconoscere lo Stato palestinese. Anche perché la pressione interna sul leader cresceva giorno dopo giorno: diverse colonne del governo del Labour, dalla vicepremier Angela Rayner al ministro della Salute Wes Streeting fino alla ministra della Giustizia Shabana Mahmood, hanno chiesto insistentemente a Sir Keir di seguire l’esempio di Macron. Non solo: ci sono almeno 200 deputati del partito che condividono la stessa idea. Infine, il partito indipendentista scozzese Scottish National Party potrebbe presto presentare un emendamento trappola per il governo in carica, chiedendo proprio il riconoscimento dello Stato palestinese, per scatenare una possibile rivolta nel Labour.
Insieme alla Francia, sono undici i Paesi europei che hanno già annunciato il riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese: Svezia, Slovenia, Spagna, Irlanda, Bulgaria, Cipro, Rep. Ceca, Ungheria, Romania, Polonia e Slovacchia. Della stessa idea, 144 Paesi Onu su 193 totali.