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L’ex ostaggio Emily Damari contro Starmer: “Il riconoscimento dello Stato palestinese? Vergognati”

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La 29enne britannico-israeliana rapita da Hamas il 7 ottobre 2023 e liberata a febbraio scorso durante la prigionia ha subito l’amputazione di due dita. Su Instagram attacca il premier inglese: “Sta dalla parte sbagliata dalla storia”
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LONDRA - “Starmer, vergognati”. È la dura accusa di un ex ostaggio di Hamas, la 29enne britannico-israeliana Emily Damari, rapita il 7 ottobre 2023 e liberata il 19 gennaio scorso dal gruppo terrorista palestinese, dopo 471 giorni di prigionia.Damari si è sfogata su un post su Instagram contro il primo ministro britannico, che ieri ha annunciato il riconoscimento dello Stato palestinese il prossimo settembre, dietro alcune condizioni.

Per quello che è un ultimatum al leader israeliano Benjamin Netanyahu: “Shame on you, Keir Starmer”, vergognati, scrive la giovane donna, “il primo ministro britannico non è dalla parte giusta della Storia. Se fosse stato al potere durante la Seconda guerra mondiale, avrebbe riconosciuto il controllo dei territori occupati dai nazisti, come Francia, Paesi Bassi o Polonia?”.Continua Damari: “Quella di Starmer non è diplomazia. È fallimento morale. Vergogna. Da ex ostaggio anglo-israeliano, sopravvissuta per 471 giorni nelle grinfie di Hamas, sono d…

LONDRA - “Starmer, vergognati”. È la dura accusa di un ex ostaggio di Hamas, la 29enne britannico-israeliana Emily Damari, rapita il 7 ottobre 2023 e liberata il 19 gennaio scorso dal gruppo terrorista palestinese, dopo 471 giorni di prigionia.Damari si è sfogata su un post su Instagram contro il primo ministro britannico, che ieri ha annunciato il riconoscimento dello Stato palestinese il prossimo settembre, dietro alcune condizioni.

Per quello che è un ultimatum al leader israeliano Benjamin Netanyahu: “Shame on you, Keir Starmer”, vergognati, scrive la giovane donna, “il primo ministro britannico non è dalla parte giusta della Storia. Se fosse stato al potere durante la Seconda guerra mondiale, avrebbe riconosciuto il controllo dei territori occupati dai nazisti, come Francia, Paesi Bassi o Polonia?”.Continua Damari: “Quella di Starmer non è diplomazia. È fallimento morale. Vergogna. Da ex ostaggio anglo-israeliano, sopravvissuta per 471 giorni nelle grinfie di Hamas, sono davvero rattristata dalla decisione del primo ministro. Non è una mossa per raggiungere la pace, anzi. Rischia di giustificare il terrorismo e manda un messaggio pericoloso: quello di legittimare la violenza”.

“Legittimare un territorio controllato da Hamas, mentre quest’ultima continua la sua campagna di terrore”, conclude la donna, “non è la soluzione. Invece, prolungherà il conflitto. Un simile riconoscimento dello Stato palestinese darà ancora più forza agli estremisti e mette a rischio ogni serio negoziato di pace. Shame on you, Keir Starmer”.

Emily Damari è sempre stata un simbolo della resistenza e della speranza, in Israele e Regno Unito, contro Hamas. Rapita durante gli attacchi terroristici del 7 ottobre - 1200 vittime - mentre si trovava nel suo kibbutz di Kfar Aza, ai confini della Striscia di Gaza, è stata una dei 251 ostaggi di Hamas, prima della sua liberazione sei mesi fa dopo lunghi negoziati tra le parti. Ferita, è riuscita a sopravvivere “miracolosamente” secondo sua madre, tra violenze e privazioni, viste anche le cure minime da parte dei rapitori.

Damari, tifosa del Tottenham, ha perso due dita della mano sinistra perché i terroristi le spararono prima di rapirla e portarla nella Striscia. Dove, secondo i resoconti della donna, è stata tenuta prigioniera in diversi nascondigli e gabbie, dai famigerati tunnel ad alcune strutture secondo lei ufficialmente parte della missione dell’Onu nella Striscia (è stata aperta una inchiesta delle Nazioni Unite sulla vicenda). Oggi rimangono ancora almeno 50 ostaggi israeliani nelle mani di Hamas, ma 30 di essi sarebbero morti.

La decisione ieri di Starmer di riconoscere lo stato palestinese sub judice - “a meno che Israele intanto non faccia passi concreti per alleviare la situazione nella Striscia, escluda nuove annessioni in Cisgiordania, si impegni per una soluzione a lungo termine sui due Stati e si raggiunga un accordo per il cessate il fuoco” - ha scatenato polemiche.Furiosa la reazione del premier israeliano Netanyahu: “Questo è un appeasement per terroristi e jihadisti”. “Londra ricompensa le mostruosità di Hamas, destabilizza le trattative e mette in pericolo i nostri ostaggi”, ha tuonato il ministero degli Esteri dello Stato ebraico. Critiche anche da Trump: “Un regalo ad Hamas”, mentre un portavoce della Casa Bianca parla di “schiaffo in faccia alle vittime del 7 ottobre”.

I conservatori britannici accusano il primo ministro di essere l’utile idiota di Hamas, mentre per liberali, indipendentisti scozzesi e l’ex leader Labour Corbyn non è abbastanza questo riconoscimento “soft” della Palestina.“Ma la situazione a Gaza è intollerabile, la soluzione di due popoli e due Stati si allontana sempre di più e dunque è il momento di agire”, rincara Starmer, nonostante sua moglie Victoria e la famiglia di lei siano ebree e sapendo che la sua mossa gli alienerà parte della comunità ebraica dopo aver speso anni per ricucire il rapporto con il Labour, viste le accuse di antisemitismo al predecessore Corbyn. “Ma le recenti immagini dei palestinesi affamati hanno profondamente colpito l’opinione pubblica britannica”, ha spiegato Sir Keir, “gli aiuti paracadutati non sono abbastanza: servono 500 camion al giorno in ingresso a Gaza”.

La rivolta pro Palestina nel Labour (oltre 150 deputati e ministri pesanti come la vicepremier Rayner) ha giocato un ruolo decisivo per Starmer, che al momento sta sopravvivendo politicamente in patria, dopo un primo complicatissimo anno a Downing Street. Inoltre, il partito aveva incluso il riconoscimento della Palestina nel suo programma di governo. Allo stesso tempo, però, il vento sta cambiando in Europa.

Macron aveva annunciato il riconoscimento dello Stato palestinese solo qualche giorno fa e ora, dopo il Regno Unito, anche Canada e Australia potrebbero fare lo stesso. Mentre Germania e Italia sono ancora riluttanti: una mossa “prematura e controproducente” per Giorgia Meloni.

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