Fino al primo luglio, quando è andato in pensione, l’ambasciatore Pasquale Ferrara ha guidato gli Affari politici della Farnesina con delega sul Medio Oriente. Oggi, non più in servizio («ma non a riposo», precisa), è il promotore della lettera con la quale sessanta ex diplomatici hanno chiesto al governo di agire con più decisione per fermare i massacri di civili a Gaza.
Dopo la Francia, anche il Regno Unito riconoscerà lo Stato di Palestina se Israele non accetta il cessate il fuoco.
«È un segnale estremamente positivo, ma il riconoscimento non dovrebbe essere legato a condizioni esterne. Non si può più aspettare. In questi mesi abbiamo visto che le dichiarazioni sono importanti, ma non sono efficaci se non sono corr…
Fino al primo luglio, quando è andato in pensione, l’ambasciatore Pasquale Ferrara ha guidato gli Affari politici della Farnesina con delega sul Medio Oriente. Oggi, non più in servizio («ma non a riposo», precisa), è il promotore della lettera con la quale sessanta ex diplomatici hanno chiesto al governo di agire con più decisione per fermare i massacri di civili a Gaza.
Dopo la Francia, anche il Regno Unito riconoscerà lo Stato di Palestina se Israele non accetta il cessate il fuoco.
«È un segnale estremamente positivo, ma il riconoscimento non dovrebbe essere legato a condizioni esterne. Non si può più aspettare. In questi mesi abbiamo visto che le dichiarazioni sono importanti, ma non sono efficaci se non sono corredate da azioni concrete».
Ora tocca all’Italia?
«Davanti alla scelta di un grande Paese come il Regno Unito, si apre una finestra di opportunità. Se c’è una massa critica di Stati pesanti, diventa sempre più difficile giustificare la linea italiana per cui “lo faremo, ma aspettiamo tempi migliori”. A maggior ragione se si dovesse unire la Germania: sarebbe il game changer. Detto ciò, noi non abbiamo bisogno di imitare altri Paesi. L’Italia deve fare l’Italia».
Cosa intende?
«Il nostro Paese è nel Mediterraneo, ha un legame consolidato con Israele: tra amici ci si dice anche quando le cose non vanno. Abbiamo anche un rapporto storico con il mondo arabo-islamico che non dobbiamo dimenticare. Riconoscere lo Stato di Palestina servirebbe come stimolo al percorso negoziale e sarebbe coerente con la nostra tradizione diplomatica».
Sarebbe “controproducente”, ha invece detto la premier a Repubblica.
«Non mi compete commentare, avrà le sue buone ragioni. È però un tema pratico: oggi non c’è nessuna autorità israeliana che parli in modo concreto e credibile della soluzione a due Stati. Per questo sarebbe utile».
Per il ministro degli Esteri il riconoscimento dello Stato palestinese “deve avvenire in contemporanea con il riconoscimento da parte loro dello Stato di Israele”.
«Se il riferimento è a Hamas, che non c’entra nulla con l’Autorità nazionale palestinese, il ministro ha ragione. Ma chi rappresenta i Palestinesi è l’Anp. L’Olp riconobbe lo Stato israeliano già nel 1993, in occasione degli accordi di Oslo. È Israele ora che dovrebbe riconoscere uno Stato palestinese».
Fino a tre settimane fa era alla Farnesina: al ministro poneva gli stessi problemi? Non l’ha convinto?
«Come collaboratore del ministro ho suggerito lealmente alcune prese di posizione. Quando si è trattato di votare all’Onu per elevare la posizione della Palestina tra gli Stati membri, ho raccomandato che l’Italia votasse a favore. Ma ci siamo astenuti. È normale. Legittimamente, i governi eletti dal popolo prendono le loro decisioni. In servizio naturalmente non potevo fare dichiarazioni pubbliche. Ci mancherebbe. Ora però sono un privato cittadino».