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Svolta storica a Londra: Starmer annuncia il sì allo Stato palestinese

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Dopo la Francia anche il Regno Unito pronto al riconoscimento: “Lo faremo al Consiglio di sicurezza dell’Onu del 9 settembre”
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PARIGI – LONDRA – Il pensiero lo ha tormentato per giorni. Per la decisione sinora più difficile e delicata del suo mandato. Alla fine, però, Sir Keir Starmer ha ceduto: «Sì al riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina». Come l’alleato di ferro francese Emmanuel Macron, ma a diverse condizioni: «Riconosceremo la Palestina prima del Consiglio di Sicurezza Onu del prossimo 9 settembre, a meno che Israele intanto non faccia passi concreti per alleviare la situazione nella Striscia, escluda nuove annessioni in Cisgiordania, si impegni per una soluzione a lungo termine sui due Stati e si raggiunga un accordo per il cessate il fuoco».

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Quello di Starmer è un ultimatum a Israele e a Netanyahu, ma anche una mossa politica sofisticata. Donald Trump si tira fuori: Sir Keir «si sta comportando come Macron, è un regalo ad Hamas, non ne abbiamo parlato in Scozia» due giorni fa, precisa il president…

PARIGI – LONDRA – Il pensiero lo ha tormentato per giorni. Per la decisione sinora più difficile e delicata del suo mandato. Alla fine, però, Sir Keir Starmer ha ceduto: «Sì al riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina». Come l’alleato di ferro francese Emmanuel Macron, ma a diverse condizioni: «Riconosceremo la Palestina prima del Consiglio di Sicurezza Onu del prossimo 9 settembre, a meno che Israele intanto non faccia passi concreti per alleviare la situazione nella Striscia, escluda nuove annessioni in Cisgiordania, si impegni per una soluzione a lungo termine sui due Stati e si raggiunga un accordo per il cessate il fuoco».

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Quello di Starmer è un ultimatum a Israele e a Netanyahu, ma anche una mossa politica sofisticata. Donald Trump si tira fuori: Sir Keir «si sta comportando come Macron, è un regalo ad Hamas, non ne abbiamo parlato in Scozia» due giorni fa, precisa il presidente Usa. Anche un portavoce della Casa Bianca parla di «schiaffo in faccia alle vittime del 7 ottobre». Invece, c’è stato un tacito coordinamento tra i leader, come conferma lo stesso premier britannico durante il suo Consiglio dei ministri di emergenza di ieri: «Ho ribadito a Trump questa mia posizione l’altro giorno e abbiamo concordato di collaborare». Del resto, “The Donald” aveva smentito Netanyahu parlando di «fame evidente dei bambini di Gaza».

La decisione di Starmer scatena polemiche. Furiosa la reazione del premier israeliano Netanyahu: «Questo è un appeasement per terroristi e jihadisti». «Londra ricompensa le mostruosità di Hamas, destabilizza le trattative e mette in pericolo i nostri ostaggi», tuona il ministero degli Esteri dello Stato ebraico. I conservatori britannici accusano il primo ministro di essere l’utile idiota di Hamas, mentre per liberali, indipendentisti scozzesi e l’ex leader Labour Corbyn non è abbastanza questo riconoscimento “soft” della Palestina.

«Ma la situazione a Gaza è intollerabile, la soluzione di due popoli e due Stati si allontana sempre di più e dunque è il momento di agire», rincara Starmer, nonostante sua moglie Victoria e la famiglia di lei siano ebree e sapendo che la sua mossa gli alienerà parte della comunità ebraica dopo aver speso anni per ricucire il rapporto con il Labour, viste le accuse di antisemitismo al predecessore Corbyn. «Ma le recenti immagini dei palestinesi affamati hanno profondamente colpito l’opinione pubblica britannica - continua Sir Keir - gli aiuti paracadutati non sono abbastanza: servono 500 camion al giorno in ingresso a Gaza».

La rivolta pro Palestina nel Labour (oltre 150 deputati e ministri pesanti come la vicepremier Rayner) ha giocato un ruolo decisivo per Starmer, che al momento sta sopravvivendo politicamente in patria. Inoltre, il partito aveva incluso il riconoscimento della Palestina nel suo programma di governo l’anno scorso. Allo stesso tempo, però, il vento sta cambiando in Europa.

Macron incassa un successo dopo la scommessa diplomatica lanciata appena qualche giorno fa. Il leader francese era stato descritto come temerario, Donald Trump lo aveva accusato di «non contare nulla». Il gesto simbolico della Francia si è invece rivelato travolgente sia al livello di equilibri politici sia di opinione pubblica. Fino a smuovere un alleato storico degli Usa come il Regno Unito. «A un’idea giusta e chiara, niente e nessuno può resistere», ha sottolineato il ministro francese degli Esteri Jean-Noël Barrot, aggiungendo che la Francia invierà 40 tonnellate di aiuti alla Striscia di Gaza a partire da venerdì.

Macron è stato il primo tra i grandi del G7 a riconoscere lo Stato palestinese ma puntava a coinvolgere proprio Starmer. Ora la Francia spera che anche il Canada possa seguire. L’America si troverebbe così “accerchiata”. Tra i grandi Paesi europei, mancano solo Italia e Germania a compiere un passo concreto per il riconoscimento della Palestina. Meloni e il suo governo la considerano tuttora una mossa «affrettata» e «controproducente».

Mentre il cancelliere tedesco Merz ha annunciato ieri l’invio di due aerei militari in Germania per assistere i lanci di aiuti umanitari: «Sono una goccia nell’oceano - ha ammesso - ma esercitano pressione su Israele». Mai quanto quella posta da Starmer ieri, e Macron prima.

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