BERLINO – La Germania non riconoscerà “ancora” lo Stato palestinese, e sicuramente non all’Assemblea generale dell’Onu, quando lo farà la Francia. Ma sta perdendo la pazienza con Israele. Prima di partire per un viaggio a Tel Aviv per incontrare le massime cariche dello Stato, dal premier Netanyahu al presidente della Repubblica Herzog e al suo omologo Saar, il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha premesso ieri mattina che «il riconoscimento di uno Stato palestinese deve arrivare alla fine di un processo. Ma è un processo che deve cominciare adesso». E intanto ha avvertito che «reagiremo alle mosse unilaterali» in Cisgiordania. Durante il colloquio, Saar gli ha replicato che le iniziative occidentali per il riconoscimento della Palestina «rafforzano Hamas». Ma Wadephul gli ha spiegato che «sto cercando di prevenire l’isolamento di Israele».
Il ministro della Cdu e fedelissimo di Friedrich Merz, esprimendo una posizione del tutto condivisa dal cancelliere, spinge sull’acceleratore…
BERLINO – La Germania non riconoscerà “ancora” lo Stato palestinese, e sicuramente non all’Assemblea generale dell’Onu, quando lo farà la Francia. Ma sta perdendo la pazienza con Israele. Prima di partire per un viaggio a Tel Aviv per incontrare le massime cariche dello Stato, dal premier Netanyahu al presidente della Repubblica Herzog e al suo omologo Saar, il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha premesso ieri mattina che «il riconoscimento di uno Stato palestinese deve arrivare alla fine di un processo. Ma è un processo che deve cominciare adesso». E intanto ha avvertito che «reagiremo alle mosse unilaterali» in Cisgiordania. Durante il colloquio, Saar gli ha replicato che le iniziative occidentali per il riconoscimento della Palestina «rafforzano Hamas». Ma Wadephul gli ha spiegato che «sto cercando di prevenire l’isolamento di Israele».
Il ministro della Cdu e fedelissimo di Friedrich Merz, esprimendo una posizione del tutto condivisa dal cancelliere, spinge sull’acceleratore. Sia sugli aiuti umanitari a Gaza, sui quali ha chiesto ieri «un accesso sicuro»» nella Striscia. Sia su una soluzione politica per il conflitto con i palestinesi. È intenzione della Germania fare di tutto per avviare subito i colloqui per una soluzione dei due Stati - quelli che Netanyahu ha seppellito.
Una prima reazione scomposta alla svolta della tradizionalmente riluttante Germania è arrivata dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale, l’estremista Itamar Ben Gvir, che ha tentato di solleticare i sensi di colpa di Berlino: «Ottant’anni dopo l’Olocausto, la Germania torna a sostenere il nazismo».
Ma la pressione su Merz per uscire dalla trincea del sostegno incondizionato a Israele è aumentata esponenzialmente. E non solo dai suoi alleati della Spd, che chiedono sanzioni e un’accelerazione nel riconoscimento della Palestina. Dopo la clamorosa decisione della Francia di farlo già alla prossima Assemblea generale dell’Onu, dopo il passo più cauto ma nella stessa direzione del Regno Unito, del Canada e di altri Paesi - ieri si è aggiunto il Portogallo - la Germania rischiava di restare sempre più isolata. Insieme all’Italia.
A Berlino è trapelata ieri la “rabbia” del cancelliere Friedrich Merz, che ha deciso domenica scorsa, dopo l’ennesima, infruttuosa telefonata con Netanyahu, di istituire un ponte aereo attraverso la Giordania per fare arrivare aiuti umanitari a Gaza. Nelle scorse settimane era già emerso un suo cambio d’umore: ciò che accade nella Striscia «non è più giustificabile» con la lotta ad Hamas, aveva detto. Poi si erano moltiplicati i colloqui con Netanyahu e di Wadephul con Saar. E l’ambasciatore israeliano in Germania aveva dichiarato che quando parla Berlino, da sempre vicina ad Israele, bisogna ascoltare.
Ma ora l’obiettivo diventa politico: la Germania non riconoscerà “ancora” la Palestina, ma non vuole che Netanyahu distrugga la soluzione dei due Stati: vuole spingere per un’accelerazione nei negoziati. Berlino guarda con favore al piano arabo per la ricostruzione di Gaza presentato a marzo (sostenuto anche da Italia, Francia e Uk). Secondo indiscrezioni, in Germania gli annunci della Francia e degli altri paesi dei giorni scorsi vengono considerati un «gesto simbolico». Cui il governo Merz vuole affiancarsi però aumentando gli sforzi per un concreto “state building”.
Accanto a questo, anche se fino a l’altroieri Merz ha frenato nella Ue sulle sanzioni contro Israele - chieste invece dai suoi alleati socialdemocratici - la Germania intende muoversi in modo risoluto contro gli insediamenti illegali in Cisgiordania e altrove, sanzionando i coloni estremisti. E vuole rafforzare il sostegno all’Autorità palestinese a Ramallah. Nelle scorse settimane, il governo Merz ha anche minacciato di limitare le forniture di armi a Israele. In un’intervista alla Zeit, il ministro Wadephul ha rivelato che la decisione è nelle mani del Consiglio per la sicurezza tedesco.