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Ucraina, l’anticorruzione torna indipendente. Approvata la nuova legge

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Tra le proteste di piazza, Zelensky è stato costretto a modificare una decisione che riduceva le agenzie sotto il controllo del governo
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KIEV – Sommersa dalle proteste, la Verkhovna Rada fa marcia indietro: il parlamento ucraino ha approvato a velocità record la legge che ripristina l’autonomia di Nabu e Sapo (agenzia e procura anti corruzione). Tra i cartelli di cartone e gli slogan dei manifestanti, che anche ieri mattina si erano riuniti in piazza, i deputati hanno votato in massa a favore del nuovo testo emendato, senza i temuti tentennamenti ma tra qualche schiaffone plateale volato in aula: alla fine il provvedimento è passato con 331 voti a favore, e nessun astenuto o contrario.

Una valanga che ha travolto il quorum di 226 voti insieme a ogni polemica e alle previsioni più pessimiste. Sebbene una lunga lista di parlamentari (71 dalla nascita dell’Anticorruzione nel 2016, 42 dall’inizio della guerra nel 2022) sia finita sotto indagine di Sapo e Nabu per una sfilza di reati, il colpo di straccio approvato dieci giorni fa con firma del presidente Zelensky non è andato in porto. Con quel provvedimento, voluto d…

KIEV – Sommersa dalle proteste, la Verkhovna Rada fa marcia indietro: il parlamento ucraino ha approvato a velocità record la legge che ripristina l’autonomia di Nabu e Sapo (agenzia e procura anti corruzione). Tra i cartelli di cartone e gli slogan dei manifestanti, che anche ieri mattina si erano riuniti in piazza, i deputati hanno votato in massa a favore del nuovo testo emendato, senza i temuti tentennamenti ma tra qualche schiaffone plateale volato in aula: alla fine il provvedimento è passato con 331 voti a favore, e nessun astenuto o contrario.

Una valanga che ha travolto il quorum di 226 voti insieme a ogni polemica e alle previsioni più pessimiste. Sebbene una lunga lista di parlamentari (71 dalla nascita dell’Anticorruzione nel 2016, 42 dall’inizio della guerra nel 2022) sia finita sotto indagine di Sapo e Nabu per una sfilza di reati, il colpo di straccio approvato dieci giorni fa con firma del presidente Zelensky non è andato in porto. Con quel provvedimento, voluto dalla presidenza con buona pace del Parlamento ben contento di togliersi dai piedi i mastini dell’Anticorruzione, il controllo di entrambe le strutture passava al Procuratore generale. le indagini più delicate sarebbero passate agli amici fidati della Sbu, i servizi segreti.

Ma stavolta gli ucraini hanno detto no. Per la prima volta dall’invasione sono scesi ripetutamente in piazza, a Kiev e in molte altre città, per protestare contro chi stava cercando di spegnere il sogno della rivoluzione di Maidan, quando il popolo cacciò il governo corrotto e filorusso di Yanukovich. Sapo e Nabu nacquero allora per voltare pagina, con la garanzia di piena indipendenza da governo e presidenza. Di fronte al decreto irricevibile firmato martedì della scorsa settimana dal presidente, i ragazzi e le ragazze ucraine hanno urlato giorno dopo giorno «giù le mani». Una pressione inedita, in tempo di guerra, culminata nella richiesta di ripristinare la diretta YouTube del voto alla Rada: non accadeva dal via alla legge marziale.

Così, sotto gli occhi degli ucraini che presto potrebbero tornare alle urne, ha vinto la democrazia. Se non si fosse raggiunta la maggioranza sarebbe rimasto vigente il decreto salvacorrotti, e Zelensky ne avrebbe potuto scaricare la responsabilità sulla autonoma sovranità del parlamento. Per questo la gente ha continuato a scendere in piazza, e niente ciò è accaduto. Telecamere e proteste, appelli e critiche dei partner europei hanno presentato il conto ai parlamentari e al presidente: Nabu e Sapo, pur scomode ai manovratori, da oggi tornano indipendenti.

«Decisione giusta. È importante che lo Stato ascolti l’opinione pubblica. L’Ucraina è una democrazia», dice ora Zelensky. «La legge ripristina garanzie fondamentali, ma le criticità rimangono», ammonisce però la commissaria Ue all’Allargamento, Marta Kos, auspicando che «rispetto dei valori fondamentali e lotta alla corruzione restino priorità».

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