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Meloni teme di rimanere esclusa. E ora cerca la sponda di Merz

(reuters)

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La prima prova del coordinamento potrebbe arrivare nei prossimi giorni con l’ok alla sospensione di un programma di Horizon
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ROMA – Tenere aperto il canale con la Germania, per evitare di ritrovarsi isolati in Europa su uno dei dossier cruciali di questa fase storica, la Palestina. Non è stata un fulmine a ciel sereno, per il governo italiano, la svolta di Berlino sulla Palestina. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva sentito nei giorni scorsi l’omologo tedesco Johann Wadephul. La mossa non è comunque priva d’impatto, nelle dinamiche del nostro Paese. Lo scenario peggiore, per Roma, è una saldatura tra le cancellerie di Berlino, Londra e Parigi. Anche se, sia da fonti diplomatiche che da fonti vicine alla presidente del consiglio, trapela la convinzione che no, il cancelliere Friedrich Merz non aderirà in pieno all’accelerazione anglo-francese. Il tentativo dell’Italia, allora, è di continuare a raccordarsi con il governo tedesco. Pur difendendo la posizione espressa da Giorgia Meloni: sì a uno stato palestinese, ma finché c’è Hamas è prematuro parlarne. Il riconoscimento deve essere vicendevole. …

ROMA – Tenere aperto il canale con la Germania, per evitare di ritrovarsi isolati in Europa su uno dei dossier cruciali di questa fase storica, la Palestina. Non è stata un fulmine a ciel sereno, per il governo italiano, la svolta di Berlino sulla Palestina. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva sentito nei giorni scorsi l’omologo tedesco Johann Wadephul. La mossa non è comunque priva d’impatto, nelle dinamiche del nostro Paese. Lo scenario peggiore, per Roma, è una saldatura tra le cancellerie di Berlino, Londra e Parigi. Anche se, sia da fonti diplomatiche che da fonti vicine alla presidente del consiglio, trapela la convinzione che no, il cancelliere Friedrich Merz non aderirà in pieno all’accelerazione anglo-francese. Il tentativo dell’Italia, allora, è di continuare a raccordarsi con il governo tedesco. Pur difendendo la posizione espressa da Giorgia Meloni: sì a uno stato palestinese, ma finché c’è Hamas è prematuro parlarne. Il riconoscimento deve essere vicendevole. Altro discorso è l’impegno umanitario nella Striscia, ribadito ieri proprio da Tajani al primo ministro palestinese, Mohammad Mustafa.

Con Berlino le interlocuzioni sono in corso, anche in queste ore tribolate. Si discute di diversi passaggi. Quello più a stretto giro riguarda un’azione limitata, in termini di importi economici, ma dal potente valore simbolico. Nei prossimi giorni a Bruxelles tornerà a riunirsi il Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti dei 27 stati membri dell’Ue. Finora l’organismo non ha potuto approvare la proposta della Commissione di sospensione parziale del programma “Horizon Europe” nei confronti di Israele, limitatamente al programma EIC Accelerator, pensato per supportare start up e pmi. Finora si era espresso a favore un nutrito gruppo di Paesi (Francia, Olanda, Spagna, Malta, Irlanda, Lussemburgo, Slovenia, Portogallo, Belgio, Svezia). Sia l’Italia che la Germania si erano opposte alla sospensione. Ora però Berlino, secondo fonti diplomatiche, sarebbe orientata ad avallare l’operazione. Tanto che anche il governo di Roma, secondo le stesse fonti, sta valutando il sì.

L’altro tentativo di coordinamento tra Roma e Berlino riguarda l’assemblea generale dell’Onu, in programma a settembre. In quella sede il presidente francese Emmanuel Macron sta preparando un summit dei leader per discutere del riconoscimento dello Stato di Palestina. Ecco, il governo italiano si sta raccordando con l’esecutivo tedesco per provare a presentare insieme alcune proposte di modifica ai documenti che verranno discussi.

L’idea di un fronte con la Germania, come detto, serve all’esecutivo italiano anche per appannare la narrazione di un isolamento. Soprattutto se Francia, Germania e Regno Unito organizzeranno insieme una missione a Gerusalemme, forse la prossima settimana.

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