La Casa Bianca come Mar-a-Lago: arriva la sala da ballo kitsch da 8mila metri quadrati di Trump
di Massimo BasileNEW YORK – Ottomila metri quadrati di sala da ballo in stile neoclassico-kitsch americano, con colonne corinzie bianche, luci a cristallo, soffitti a cassettoni, finestre ad arco alto e ornamenti dorati ovunque. Il progetto di trasformazione della East Wing della Casa Bianca in una copia del resort di Mar-a-Lago in Florida, così come annunciato dall’amministrazione americana, più che una novità architettonica appare una dichiarazione politica: Donald Trump non costruisce cattedrali ma specchi. Trasformerà la residenza presidenziale nella “sua” reggia.
I lavori cominceranno a settembre e si concluderanno “prima della fine del mandato”, che cade nel 2029 e, secondo la Costituzione, sarà l’ultimo per Trump. Ma è immaginabile, sostiene qualcuno, che il tycoon voglia costruire un’opera faraonica, costringere la moglie Melania ad abbandonare l’ufficio di first lady, per lasciare tutto in eredità? E magari a un democratico? C’è …!-->!-->
NEW YORK – Ottomila metri quadrati di sala da ballo in stile neoclassico-kitsch americano, con colonne corinzie bianche, luci a cristallo, soffitti a cassettoni, finestre ad arco alto e ornamenti dorati ovunque. Il progetto di trasformazione della East Wing della Casa Bianca in una copia del resort di Mar-a-Lago in Florida, così come annunciato dall’amministrazione americana, più che una novità architettonica appare una dichiarazione politica: Donald Trump non costruisce cattedrali ma specchi. Trasformerà la residenza presidenziale nella “sua” reggia.
I lavori cominceranno a settembre e si concluderanno “prima della fine del mandato”, che cade nel 2029 e, secondo la Costituzione, sarà l’ultimo per Trump. Ma è immaginabile, sostiene qualcuno, che il tycoon voglia costruire un’opera faraonica, costringere la moglie Melania ad abbandonare l’ufficio di first lady, per lasciare tutto in eredità? E magari a un democratico? C’è chi parla di estetica “dictator-chic” e ricorda che Trump lascia ritratti, non eredità.
La nuova sala da ballo richiamerà il clima opulento del resort in Florida, e ospiterà 650 persone, il triplo dell’attuale capienza della East Room, la sala ricevimenti più grande. Rappresenta il cambiamento strutturale più importante fatto alla Casa Bianca dal 1948, quando Harry Truman fece costruire la balconata in stile neoclassico che si affaccia sul grande prato a sud. Da quindici anni Trump sognava il “ballroom”. All’allora presidente Barack Obama propose di costruirne una gigantesca: “Non puoi - aveva aggiunto - ospitare le cene di stato in quelle piccole tende all’aperto. Ho costruito la più bella sala da ballo al mondo. Devi venire in Florida a vederla”.
I “lavori” di Trump alla Casa Bianca
Trump si era offerto di finanziare i lavori, valore cento milioni di dollari, ma non aveva ricevuto risposta. Tornato alla Casa Bianca, ci penserà lui. “Sarà un’aggiunta preziosa e deliziosa”, ha dichiarato la portavoce, Karoline Leavitt. Già lo Studio Ovale ha subito una trasformazione totale: con Joe Biden c’erano tendaggi blu a motivi floreali e pareti neutre, adesso ci sono tendaggi dorati, oro sul soffitto e mobili accentati in oro con fermarcarte su cui è inciso il nome “Trump”.
Inoltre il presidente ha fatto installare all’esterno della residenza gigantesche aste per bandiere, mentre il prato del Giardino delle Rose è stato rimpiazzato da un pavimento rigido, anche quello ispirato a Mar-a-Lago. Trump non voleva che le signore con i tacchi a spillo si bagnassero i piedi nelle giornate di pioggia.
I dubbi estetici e finanziari
A suscitare dubbi, non solo estetici, sul nuovo progetto sono i costi dei lavori, duecento milioni di dollari - in una fase storica in cui l’amministrazione si è vantata di aver tagliato le spese, inclusi i fondi alla ricerca sul cancro infantile - ma anche sui finanziatori. La portavoce ha dichiarato che le spese verranno sostenute da Trump e da un gruppo di donatori. “Le persone che vorranno avere buoni rapporti con lui, staccheranno gli assegni”, ha commentato al New York Times Richard Painter, ex consulente etico per la Casa Bianca sotto la presidenza di George W. Bush. “E’ praticamente - ha aggiunto - un’altra versione di quel ‘pagare per avere successo’, problema che i governi americani si portano dietro da anni”.