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Orban e la disneyland asburgica nel cuore di Budapest

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La controversa ricostruzione della magnifica area che affaccia sul Danubio della capitale ungherese potrebbe costare quasi seicento milioni di euro. Ma ha già provocato reazioni indignate e un ammonimento dell’Unesco
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BERLINO – Una delle più belle capitali del mondo rischia di trasformarsi in una disneyland dell’impero asburgico. Arriva sempre il momento in cui un tiranno proietta sull’architettura le sue manie di grandezza, e Viktor Orban ha deciso esercitarsi su un’ampia area del Castello di Buda. La controversa ricostruzione di quella magnifica area di Budapest che affaccia sul Danubio potrebbe costare l’equivalente di quasi seicento milioni di euro ma ha già provocato le reazioni indignate di rinomati architetti e un ammonimento dell’Unesco, che nel 1987 l’ha dichiarata patrimonio dell’umanità.

L’antica collina medievale da cui si gode un panorama mozzafiato della capitale ungherese era stata ricostruita nella Belle Epoque dall’architetto Alajos Hauszmann per rendere Budapest degna del suo ruolo - dal 1867 era diventata insieme a Vienna la nuova capitale dell’Impero austroungarico. Ma dopo i pesanti bombardamenti della Seconda guerra mondiale, i regimi comunisti avevano deciso di mantenere in …

BERLINO – Una delle più belle capitali del mondo rischia di trasformarsi in una disneyland dell’impero asburgico. Arriva sempre il momento in cui un tiranno proietta sull’architettura le sue manie di grandezza, e Viktor Orban ha deciso esercitarsi su un’ampia area del Castello di Buda. La controversa ricostruzione di quella magnifica area di Budapest che affaccia sul Danubio potrebbe costare l’equivalente di quasi seicento milioni di euro ma ha già provocato le reazioni indignate di rinomati architetti e un ammonimento dell’Unesco, che nel 1987 l’ha dichiarata patrimonio dell’umanità.

L’antica collina medievale da cui si gode un panorama mozzafiato della capitale ungherese era stata ricostruita nella Belle Epoque dall’architetto Alajos Hauszmann per rendere Budapest degna del suo ruolo - dal 1867 era diventata insieme a Vienna la nuova capitale dell’Impero austroungarico. Ma dopo i pesanti bombardamenti della Seconda guerra mondiale, i regimi comunisti avevano deciso di mantenere in parte le rovine dei palazzi distrutti per ricordare il trauma del conflitto nazista, e in parte avevano ricostruito il quartiere in stile moderno.

Nel 2019 Orban ha lanciato il “Piano Hauszmann” che punta, in sostanza, a concentrare i ministeri e i palazzi del potere nell’area del vecchio castello, chiudendo al pubblico vaste aree dell’amatissimo quartiere. E lo stile cui ambisce il progetto è quello di un restauro del Castello di Buda in stile dell’epoca tra fine Ottocento e inizio Novecento che segnò il culmine della gloria della capitale magiara.

Un’operazione discutibile che ha suscitato la preoccupazione dell’Unesco, che anche quest’estate ha fatto sapere attraverso la commissione per la conservazione e la tutela dei siti protetti, l’Icomos, che giudica negativi i pesanti ritocchi in corso. Il paradosso è che gli edifici commissionati da Orban sono spesso lontanissimi dagli originali, nonostante le dichiarazioni d’intenti dei suoi uomini. La celebre architetta ungherese Zsofia Csomay ha bollato la ricostruzione del palazzo dell’Arciduca Giuseppe “un’operetta: la casa sta diventando più grande della collina”. A Bloomberg, Csomay ha spiegato anche che “la vita del castello cambierà drammaticamente. E’ sempre stato un centro culturale con vecchie case, piccoli ristoranti e bar. Adesso sarà un centro di potere”.

Una mossa che ricorda il dittatore romeno Ceaucescu o persino Hitler, che ordinarono ai loro architetti di tirare su delle megalomani cittadelle al centro di Bucarest e Berlino spazzando via le città vecchie per concentrare il loro potere totalitario. A Berlino la gigantesca cancelleria di Hitler e i ministeri nazisti disegnati da Albert Speer sono stati quasi tutti distrutti dalle bombe e mai ricostruiti. A Bucarest, Ceaucescu fece costruire il più grande edificio del mondo dopo il Pentagono azzerando la città vecchia. E’ ancora lì, simbolo mondiale dell’orgia di potere di un dittatore che finì fucilato nella notte di Natale del 1989.

Se l’operazione di Orban non è nuova dal punto di vista politico, non lo è neanche dal punto di vista concettuale. Nella democraticissima Berlino, dopo la caduta del Muro si decise di cancellare il Palast der Republik, sede del finto Parlamento della Ddr. Al suo posto, la Germania ha ricostruito ex novo il vecchio Castello degli Hohenzollern che era stato buttato giù dai comunisti. Un’operazione controversa che da anni è oggetto di infinite discussioni tra gli architetti, molti dei quali la bollano come puro kitsch.

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