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Droni ucraini colpiscono Sochi. Zelensky: “Sì a nuovi negoziati”

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L’esercito di Kiev ha colpito un deposito di petrolio, il fumo ha avvolto l’ex città olimpica. Mosca colpisce Kherson
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DNIPRO – I droni ucraini hanno attaccato ieri Sochi, il gioiello turistico russo sul mar Nero. È la città che ha ospitato Olimpiadi invernali e Formula Uno, ma non è alle attrazioni turistiche che hanno mirato: hanno messo in fiamme un grande deposito da duemila metri cubi di petrolio di “Rosneft-Kubannefteprodukt” vicino all’aeroporto, avvolgendo la città con una nuvola di fumo. Non è la prima volta che gli ucraini attaccano le infrastrutture energetiche russe a Sochi, perché sono tra le più importanti sul bacino del Mar Nero: l’ultimo assalto dei droni era stato il 24 luglio al deposito di petrolio Lukoil-Yugnefteproduct. I canali telegram della città riferiscono di «più di 20 esplosioni» dopo l’allarme alle 2,15 di ieri mattina. Residenti e turisti si sono nascosti in parcheggi e rifugi. Oltre 50 atterraggi e decolli sono stati riprogrammati. Complessivamente la Difesa russa dice di avere abbattuto 93 droni nella notte, 60 dei quali sul Mar Nero: alcuni hanno attaccato la sottostaz…

DNIPRO – I droni ucraini hanno attaccato ieri Sochi, il gioiello turistico russo sul mar Nero. È la città che ha ospitato Olimpiadi invernali e Formula Uno, ma non è alle attrazioni turistiche che hanno mirato: hanno messo in fiamme un grande deposito da duemila metri cubi di petrolio di “Rosneft-Kubannefteprodukt” vicino all’aeroporto, avvolgendo la città con una nuvola di fumo. Non è la prima volta che gli ucraini attaccano le infrastrutture energetiche russe a Sochi, perché sono tra le più importanti sul bacino del Mar Nero: l’ultimo assalto dei droni era stato il 24 luglio al deposito di petrolio Lukoil-Yugnefteproduct. I canali telegram della città riferiscono di «più di 20 esplosioni» dopo l’allarme alle 2,15 di ieri mattina. Residenti e turisti si sono nascosti in parcheggi e rifugi. Oltre 50 atterraggi e decolli sono stati riprogrammati. Complessivamente la Difesa russa dice di avere abbattuto 93 droni nella notte, 60 dei quali sul Mar Nero: alcuni hanno attaccato la sottostazione vicino a Rostov che alimenta la ferrovia.

I russi invece sono tornati a colpire Kherson per la seconda notte di fila, e ancora una volta hanno attaccato il ponte che collega il quartiere di Ostrov col resto della città. Ostrov è un’isola nel fiume Dnepr nella periferia sud occidentale, collegata al resto di Kherson da quell’unico ponte. Il nuovo attacco ha ucciso un uomo di 65 anni e ha quasi isolato il quartiere, una delle tre aree industriali di Kherson e intensamente abitato (22mila persone prima della guerra). L’area ha però assunto soprattutto una notevole importanza militare per la prossimità all’altra sponda del fiume, su cui si trovano i russi. Per questo gli ucraini hanno rinforzato le difese e creato punti di contrattacco, ma ciò ha concentrato gli attacchi russi. L’isola è nel mirino, e la convivenza con i civili è ad altissimo rischio. L’ultimo attacco al ponte ha convinto le autorità ad agire: «Esorto vivamente i residenti a evacuare; per ora sarà difficile portare cibo e rifornimenti», dice il governatore militare Prokudin. Sul ponte si riesce a transitare, ma è danneggiato così come il metanodotto che per un po’ lascerà l’isola senza gas. Il portavoce della difesa del Sud spiega però che «non ci sono russi pronti ad attraversare il fiume».

Mentre si combatte, proseguono i contatti per un nuovo round di colloqui a Istanbul. Lo ha detto ieri il presidente Zelensky secondo cui «tra le questioni chiave c’è la prosecuzione dello scambio di prigionieri».

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