I lavoratori della divisione militare di Boeing fanno sciopero, è la prima volta in trent’anni
di Gianluca Di FeoTutto a passo di marcia: le quotazioni in Borsa vanno alle stelle, gli ordini si moltiplicano e i fatturati lievitano. La nuova corsa agli armamenti rovescia affari d’oro sulle aziende militari, imponendo però ritmi frenetici per soddisfare le commesse crescenti di missili, droni, tank, sottomarini e jet. E agli operai cosa va?
I primi a porsi la domanda sono stati quelli della divisione della Boeing che costruisce aerei da combattimento, che hanno rifiutato le proposte della compagnia per il rinnovo del contratto. “Lo abbiamo detto forte e chiaro: i lavoratori meritano un contratto che rispecchi le loro capacità, la loro dedizione e il ruolo chiave che giocano per la difesa della nazione”, ha tuonato Tom Boelling, leader del sindacato chiamato “International Association of Machinists and Aerospace Workers District 837”. E ha proclamato lo sciopero, cosa che non accadeva dal 1996, ossia da quasi trent’anni.
Ieri 3.200 operai e tecnici degli stabilimenti Boeing di Saint Louis e dell…
Tutto a passo di marcia: le quotazioni in Borsa vanno alle stelle, gli ordini si moltiplicano e i fatturati lievitano. La nuova corsa agli armamenti rovescia affari d’oro sulle aziende militari, imponendo però ritmi frenetici per soddisfare le commesse crescenti di missili, droni, tank, sottomarini e jet. E agli operai cosa va?
I primi a porsi la domanda sono stati quelli della divisione della Boeing che costruisce aerei da combattimento, che hanno rifiutato le proposte della compagnia per il rinnovo del contratto. “Lo abbiamo detto forte e chiaro: i lavoratori meritano un contratto che rispecchi le loro capacità, la loro dedizione e il ruolo chiave che giocano per la difesa della nazione”, ha tuonato Tom Boelling, leader del sindacato chiamato “International Association of Machinists and Aerospace Workers District 837”. E ha proclamato lo sciopero, cosa che non accadeva dal 1996, ossia da quasi trent’anni.
Ieri 3.200 operai e tecnici degli stabilimenti Boeing di Saint Louis e dell’Illinois hanno serrato le braccia, frenando le catene di montaggio dove prendono forma le ultime versioni dei caccia F-15 Eagle e F-18 Hornet oltre al nuovissimo drone cisterna MQ-25 che rifornisce in volo i velivoli e alle componenti per realizzare missili a lungo raggio. Sono gli impianti dove si comincia anche a definire il prototipo del super-intercettore di sesta generazione F-47 voluto da Donald Trump.
Boeing ha da poco annunciato 22,7 miliardi di dollari di ricavi nell’ultimo quadrimestre, generati per un terzo dal comparto bellico che ha margini di utile superiori al settore civile, afflitto da problemi e incidenti. A quel che risulta, non è che l'azienda abbia messo poco sul piatto dei dipendenti. “Siamo stupiti che abbiano respinto una proposta che aumenta del 40 per cento le retribuzioni medie e risolve le loro istanze sugli orari di lavoro”, ha dichiarato Dan Gillian, numero due della divisione Air Dominance e al vertice del sito di St. Louis. Fonti sindacali reputano che l’aumento sarebbe stato inferiore, ma comunque pari a oltre il 20 per cento netto in più in busta paga nell’arco di quattro anni. Inoltre erano previsti un somma una tantum di 5 mila dollari per il rinnovo, l’allungamento dei periodi di ferie e di malattia.
Perché i sindacati l’hanno bocciata? Soprattutto per la rimodulazione degli orari chiesta dall’azienda, che prevede maggiore flessibilità e quindi - secondo loro - il crollo delle ore retribuite di straordinario. Non si tratta di un aspetto secondario: gran parte delle compagnie occidentali, alle prese con i cantieri per il raddoppio degli impianti e con la carenza di personale qualificato, cercano di esaudire il boom di ordini con gli straordinari delle linee di produzione esistenti. Una voce di costo che i manager vorrebbero tagliare, adeguando i turni all’ondata di commesse, mentre il sindacato pretende che la flessibilità abbia un prezzo.
Nell’Unione Europea la grande corsa bellica è cominciata in ritardo: i fondi miliardari annunciati dalla Commissione Ue solo ora stanno avendo i primi impatti sull’aumento della produzione di mezzi da combattimento. Ma i problemi sollevati dai sindacalisti Usa sono gli stessi dei loro colleghi del Vecchio Continente.
Negli States le aziende possono cercare di limitare le ripercussioni delle serrate facendo leva sui dipendenti non iscritti ai sindacati: “Boeing ha preparato un piano per garantire che il lavoro di chi non sciopera continui a sostenere le esigenze dei nostri clienti”, ha specificato il top manager Gillian. “Non mi preoccuperei più di tanto dell’agitazione”, ha detto il ceo Kelly Ortberg incontrando gli analisti di mercato. I precedenti non promettono però un confronto facile: nel 1996 la serrata dei sindacalisti del “District 837” è durata 99 giorni.