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Brasile, Bolsonaro ai domiciliari. Il magistrato: “La giustizia è cieca ma non stupida”

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Secondo De Moraes, che indaga sul tentato golpe del gennaio 2023, l’imputato si è rivolto ai manifestanti producendo intenzionalmente e consapevolmente materiale per ostacolare l’inchiesta
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Jair Bolsonaro è finito agli arresti. In casa, ma agli arresti. La cavigliera elettronica che gli era stata applicata il 18 luglio non l’ha dissuaso dal violare le disposizioni prescritte dalla magistratura. Ha tirato talmente la corda che alla fine si è spezzata. Domenica 3 agosto si è collegato con la piazza dove si erano radunati migliaia di suoi sostenitori che sventolavano bandiere americane e striscioni con la scritta “SOS Trump”. Ha voluto essere presente sebbene virtualmente. Ha inviato un messaggio che poi suo figlio Flávio ha condiviso sui social.

Il giudice del Tribunale Supremo Federale Alexander de Moraes, titolare dell'indagine sul tentato golpe dell’8 gennaio 2023, nella quale l’ex presidente è incriminato assieme ad altri sei esponenti del suo passato governo, ha perso la pazienza. Aveva evitato tre giorni fa di ricorrere all’arresto. Ma davanti all’ennesima, palese violazione ha disposto i domiciliari immediati. "La giustizia è cieca, ma non è stupida", ha spiegato m…

Jair Bolsonaro è finito agli arresti. In casa, ma agli arresti. La cavigliera elettronica che gli era stata applicata il 18 luglio non l’ha dissuaso dal violare le disposizioni prescritte dalla magistratura. Ha tirato talmente la corda che alla fine si è spezzata. Domenica 3 agosto si è collegato con la piazza dove si erano radunati migliaia di suoi sostenitori che sventolavano bandiere americane e striscioni con la scritta “SOS Trump”. Ha voluto essere presente sebbene virtualmente. Ha inviato un messaggio che poi suo figlio Flávio ha condiviso sui social.

Il giudice del Tribunale Supremo Federale Alexander de Moraes, titolare dell'indagine sul tentato golpe dell’8 gennaio 2023, nella quale l’ex presidente è incriminato assieme ad altri sei esponenti del suo passato governo, ha perso la pazienza. Aveva evitato tre giorni fa di ricorrere all’arresto. Ma davanti all’ennesima, palese violazione ha disposto i domiciliari immediati. "La giustizia è cieca, ma non è stupida", ha spiegato motivando la sua decisione.

“Agendo illegalmente”, ha sostenuto il magistrato, l’imputato Jair Bolsonaro si è rivolto ai manifestanti riuniti a Copacabana, Rio de Janeiro, “producendo intenzionalmente e consapevolmente materiale prefabbricato affinché i suoi sostenitori continuassero a fare pressione sulla Corte Suprema e ostacolare la giustizia”.

Da metà del mese scorso le uniche restrizioni gli imponevano di restare in casa dalla 19 alle 7 del mattino dopo, di non incontrare diplomatici stranieri o visitare ambasciate ma soprattutto doveva astenersi dall’usare la rete e i social. L’ex capitano non si è trattenuto e ha continuato a provocare il giudice de Moraes, diventato sin dai tempi del tentato golpe il suo principale bersaglio. Ha cominciato a dire che la cavigliera che indossava era “un simbolo della massima umiliazione”, nei confronti di “una persona innocente, un atto codardo contro un ex presidente”.

Jair si sente forte non solo per i consensi che nel Paese sfiorano e spesso superano il 50 per cento. Ha il chiaro sostegno di Donald Trump che non ha esitato ad attaccare i giudici del Supremo, impegnati a decidere se processare o meno l’ex presidente di estrema destra. All’inizio di luglio, ha approfittato della chiusura del vertice dei Brics a Rio e tramite la sua piattaforma Truth si è immerso in una questione tutta interna al Brasile. “Monitorerò da vicino la caccia alle streghe contro Bolsonaro, la sua famiglia e le sue migliaia di follower”, ha scritto. Ha paragonato la situazione del suo amico alla sua che non ha avuto la stessa fortuna di tornare al potere.

“Questa non è altro che una persecuzione di un leader politico che conosco molto bene”, ha aggiunto. Ma davanti alla cavigliera elettronica ha fatto di più. Ha ordinato al Dipartimento del Tesoro di applicare la Legge Magintsky, concepita per punire chi vìola i diritti umani, nei confronti del giudice de Moraes e dagli altri dieci membri del Supremo. A tutti sono stati annullati i visti d’ingresso e congelati i conti che posseggono negli Usa.

La battaglia ha avuto effetti anche sui dazi. Da commerciale è diventata tutta politica. Trump ha applicato al Brasile il 50 per cento delle importazioni, il tasso più alto al mondo, dopo la Cina. Ma ha allegato al provvedimento scattato il primo agosto un lungo elenco di prodotti che ne sono esenti. Una specie di contentino di cui si è vantato Eduardo Bolsonaro, l’altro figlio del leader dell’estrema destra, che dal marzo scorso, dopo essersi dimesso da deputato, è approdato a Washington e da lì conduce la battaglia per conto del padre.

“Abbiamo evitato un disastro per il nostro amato paese”, ha commentato. Le sue pressioni sulla Casa Bianca e l’antico legame tra Trump e tutta la famiglia dell’ex presidente hanno creato un gelo con Brasilia. I consiglieri e i ministri di Lula hanno tentato inutilmente di chiamare i referenti americani per avviare una trattativa che non c’è mai stata. Nessuno ha risposto alle loro telefonate. Eduardo negli Usa e Jair in Brasile, hanno fatto di tutto per isolare il fondatore del Pt e metterlo in difficoltà in vista delle elezioni del 2026. Ma c’è soprattutto il processo di settembre dove Bolsonaro rischia una condanna ad oltre 40 anni di carcere.

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