Dalla stanza degli stupri alla foto con il Papa: nella casa di Epstein. La Camera convoca i Clinton
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Aveva sempre la testa fra le nuvole, Jeffrey Epstein: quelle dipinte in cima alle pareti della sua casa affacciata su Central Park, nell’East Side proprio alle spalle della Frick Collection. La Herbert Straus House, magione che il miliardario pedofilo - morto suicida in carcere nel 2019 e ora nuovamente al centro di uno scandalo che sta levando il sonno a Donald Trump – acquistò nel 1998 da Leslie Wexner, allora patron di Victoria’s Secret. Un gioiello architettonico degli anni Trenta di 4700metri quadri estesi su nove piani che nel 2021 è stato poi acquistato dall’ex dirigente di Goldman Sachs Michael Daffey per 51 milioni di dollari: denaro andato al programma di compensazione per le vittime di Epstein.
In questi giorni che tanto si parla della lista secretata degli amici e frequentatori del finanziere, perché ci sarebbe pure il nome di President Trump, il New York Times ha ritenuto opportuno raccontare la vita e le amicizie di quel losco personaggio che s’era ingraziato …
NEW YORK – Aveva sempre la testa fra le nuvole, Jeffrey Epstein: quelle dipinte in cima alle pareti della sua casa affacciata su Central Park, nell’East Side proprio alle spalle della Frick Collection. La Herbert Straus House, magione che il miliardario pedofilo - morto suicida in carcere nel 2019 e ora nuovamente al centro di uno scandalo che sta levando il sonno a Donald Trump – acquistò nel 1998 da Leslie Wexner, allora patron di Victoria’s Secret. Un gioiello architettonico degli anni Trenta di 4700metri quadri estesi su nove piani che nel 2021 è stato poi acquistato dall’ex dirigente di Goldman Sachs Michael Daffey per 51 milioni di dollari: denaro andato al programma di compensazione per le vittime di Epstein.
In questi giorni che tanto si parla della lista secretata degli amici e frequentatori del finanziere, perché ci sarebbe pure il nome di President Trump, il New York Times ha ritenuto opportuno raccontare la vita e le amicizie di quel losco personaggio che s’era ingraziato l’intero bel mondo, pubblicando foto inedite di quello che un tempo era il suo rifugio più sicuro, uno dei salotti più mondani della Grande Mela e uno dei luoghi dove gli abusava delle ragazzine di cui si circondava. Immagini scattate prima della morte del suo proprietario.
Una sorta di visita guidata postuma per svelarne vezzi e virtù. E infatti si parte proprio dall’ingresso: dove i visitatori venivano accolti da una mensola con decine di bulbi oculari artificiali incorniciati e dalla scultura di una donna in abito da sposa aggrappata una corda sospesa nell’atrio. La sala da pranzo a piano terra, era la stanza dove, alla presenza di una tigre impagliata a grandezza naturale, Epstein intratteneva celebrità d’ogni genere: studiosi, politici, artisti, uomini d'affari. Spesso il cibo servito agli ospiti era banale – Woody Allen ricorda in una lettera una cena a base di cibo cinese da asporto consumata nella villa “simile al castello del conte Dracula” – ma l’atmosfera era sempre super fancy. Le foto mostrano le sedie leopardate attorno a un grande tavolo rettangolare dove sedevano gli ospiti. Ricordando che a volte, mentre erano a tavola, si esibiva un mago. Agli studiosi veniva fornita una lavagna per consentirgli di scriverci sopra diagrammi o formule matematiche che poi lui conservava: fra queste, una mappa di Israele disegnata dall’ex premier israeliano Ehud Barak. Lo stesso che in una nota di ringraziamento, si complimentò per la varietà dei suoi ospiti: «Non c'è limite alla tua curiosità. Per molti sei un libro chiuso, tu invece sai tutto di tutti».
Quanto fosse ampia la rete di relazioni di Epstein lo si deduce dall’enorme numero di foto che lo ritraggono con leader e personaggi famosi, in bella mostra su una grande credenza di legno nel suo ufficio privato: una è con Papa Wojtyla che lo benedice insieme alla compagna Ghislaine Maxwell, che sta scontando una condanna a 20 anni in carcere ma spera in uno sconto di pena grazie a sue potenziali prossime rivelazioni. E secondo Cnn ora l’amministrazione Trump starebbe valutando di pubblicare la trascrizione del colloquio di Maxwell con il vice procuratore americano Todd Blanche. Ma lei si oppone.
Tra le altre foto che ritraggono Epstein in compagnia di famosi – tra i quali Mick Jagger, Fidel Castro, Elon Musk, Donald e Melania Trump, Mohammed bin Salmanci – ci sono anche quelle con Bill Clinton – che la Commissione di Vigilanza della Camera degli Stati Uniti ha appena citato in giudizio insieme alla moglie Hillary. Parte di una ben più ampia raffica di convocazioni spedite dal presidente della Commissione, il repubblicano del Kentucky James Comer. Gli ex inquilini della Casa Bianca, i cui rapporti con il finanziere morto suicida in carcere nel 2019 sono ben note («precedenti alla sua prima incriminazione per traffico di minorenni nel 2009», come hanno ripetuto più volte) sono infatti in buona compagnia. Perché le convocazioni, decise attraverso un voto tenutosi la settimana scorsa, riguardano anche il dipartimento di Giustizia e la sua ministra Pam Bondi: alla quale si chiede ufficialmente di consegnare, entro il 19 agosto i cosiddetti file segreti del caso Epstein. Bondi prima ne aveva promesso la pubblicazione, poi ne ha negato l’esistenza.
Chiamati a comparire ci sono poi pure gli ex direttori dell’Fbi James Comey e Robert Mueller, nonché gli ex procuratori generali (democratici e repubblicani) Loretta Lynch, Eric Holder, William Barr, Jeff Sessions, Merrick Garland e Alberto Gonzales. Tutti dovranno raccontare cosa sanno di quei file che levano il sonno a Donald Trump: perché nella lista potrebbe esserci anche lui. E dunque ora vuole tirare in ballo anche i dem.
Ma tornando ai segreti di casa Epstein, tra i cimeli mostrati dal New York Times, incorniciato c’è anche un biglietto da un dollaro con scritto “Avevo torto” firmato Bill Gates: quasi certamente la vincita di una scommessa. Nella stanza esibiva agli intimi una prima edizione di Lolita, il romanzo di Vladimir Nabokov del 1955, storia di un professore che sviluppa un’ossessione sessuale per una dodicenne e la seduce ripetutamente, dandole però la colpa per le su moine da “ninfetta”. C’era anche un altro volume, altrettanto morboso: una copia di Justine, o Le sventure della virtù del marchese de Sade, dove la protagonista è ancora una dodicenne, abusata sessualmente proprio da coloro che invece dovrebbero aiutarla.
Il clou è però al terzo piano, vero santuario di Epstein. La suite che comprendeva la sua camera da letto a fiori azzurri, un gruppo di bagni e la famigerata sala massaggi, affrescata con immagini di donne nude e scaffali piene di lubrificanti. Era qui che portava regolarmente le adolescenti, alcune delle quali reclutate nelle scuole medie del Queens, un quartiere particolarmente povero. Ordinava loro di massaggiarlo mentre era nudo e poi finiva sempre allo stesso modo: prima si masturbava davanti a loro, poi le aggrediva o violentava.