GERUSALEMME – Netanyahu vuole la resa dei conti con Hamas, a ogni costo. Ieri pomeriggio i suoi consiglierei hanno consegnato a un gruppo di giornalisti d’area questo messaggio: «Il primo ministro ha deciso di occupare completamente la Striscia di Gaza» e di autorizzare «operazioni nelle aree in cui sono tenuti gli ostaggi». L’esercito controlla già circa il 75% dell’enclave palestinese, ma finora non è entrato in zone come Deir Al Balah dove l’intelligence stima siano tenuti prigionieri alcuni ostaggi israeliani, e dove sono stipati decine di migliaia di sfollati che non sanno più dove spostarsi, gli uffici delle agenzie umanitarie, quel poco che resta delle infrastrutture vitali per la popolazione. Ai suoi Netanyahu ha ribadito che gli «obiettivi della guerra» sono tre: «sconfiggere il nemico, liberare i nostri ostaggi e garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele».
Riferisce il quotidiano Ynet che Donald Trump ha dato il «via libera» a una vasta operazione …
GERUSALEMME – Netanyahu vuole la resa dei conti con Hamas, a ogni costo. Ieri pomeriggio i suoi consiglierei hanno consegnato a un gruppo di giornalisti d’area questo messaggio: «Il primo ministro ha deciso di occupare completamente la Striscia di Gaza» e di autorizzare «operazioni nelle aree in cui sono tenuti gli ostaggi». L’esercito controlla già circa il 75% dell’enclave palestinese, ma finora non è entrato in zone come Deir Al Balah dove l’intelligence stima siano tenuti prigionieri alcuni ostaggi israeliani, e dove sono stipati decine di migliaia di sfollati che non sanno più dove spostarsi, gli uffici delle agenzie umanitarie, quel poco che resta delle infrastrutture vitali per la popolazione. Ai suoi Netanyahu ha ribadito che gli «obiettivi della guerra» sono tre: «sconfiggere il nemico, liberare i nostri ostaggi e garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele».
Riferisce il quotidiano Ynet che Donald Trump ha dato il «via libera» a una vasta operazione contro il gruppo armato palestinese, convinto - dopo il collasso dei negoziati a Doha - che non ci sia più spazio per la diplomazia. Israele ha posto a Hamas condizioni giudicate impossibili dal gruppo: disarmo totale e permanenza dell’esercito in alcune aree di Gaza. Hamas ha risposto con richieste inaccettabili per Israele, come il rilascio di tutti i responsabili del 7 ottobre. Un pericoloso gioco al rialzo che consente ora al premier israeliano di spingere per un allargamento della guerra. Non si tratta ancora, tuttavia, di una decisione definitiva, e in Israele c’è anche chi pensa che sia una mossa di propaganda per costringere Hamas alla resa.
A dire l’ultima parola sarà il gabinetto di sicurezza, che è spaccato. L’esercito da settimane solleva obiezioni: la “bonifica” di tutte le infrastrutture di Hamas richiederebbe anni, con costi umani elevatissimi, a cominciare dalla vita degli ostaggi. Per far capire l’aria che tira, ieri l’ufficio del premier ha detto che se il capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, è contrario all’espansione della guerra, deve dimettersi. Ma a essere contraria è la maggioranza degli israeliani che da tempo vuole la fine della guerra, secondo tutti i sondaggi (la stessa maggioranza però è anche d’accordo col premier sulla necessità di sconfiggere Hamas).
Contrario è anche l’80% degli ex alti funzionari di sicurezza non più in servizio. Seicento di loro, tra cui ex capi del Mossad, l’intelligence estera, dello Shin Bet, l’intelligence interna, e dell’Idf hanno sottscritto una lettera a Trump chiedendogli di fare pressione su Netanyahu per mettere «fine alla guerra e riportare a casa gli ostaggi». Scrivono gli ufficiali: «È nostro giudizio professionale che Hamas non rappresenti più una minaccia strategica per Israele». Significa che da un punto di vista militare la guerra a Gaza non ha più senso perché non ci sono più obiettivi da raggiungere, o raggiungibili senza ingaggiare un conflitto lungo e ancora più sanguinoso. Fermare la guerra però richiederebbe un compromesso che Netanyahu non sembra disposto ad accettare. Einav Zangauker, la madre di Matan che è ancora ostaggio a Gaza, accusa: la «leadership politica ha deciso di attuare la “soluzione finale” su mio figlio e altri 49 ostaggi. Invece di raggiungere un accordo, Netanyahu sta preparando un’operazione per trasformare gli ostaggi vivi in cadaveri e cancellare i caduti».
Ieri infine il governo ha licenziato la procuratrice generale, con un atto censurato dalla Corte suprema, e ha rimosso il presidente della commissione esteri che si era opposto alla legge per sollevare gli ultraortodossi dall’obbligo di leva.