MidTerm, battaglia sui collegi: il governatore del Texas ordina l’arresto dei dem “in fuga”
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Hanno lasciato lo Stato del Texas dove sono deputati al Parlamento locale, alla chetichella, nel weekend: allo scopo di boicottare il cruciale voto che era in agenda ieri mattina per permettere ai repubblicani di ridisegnare a proprio vantaggio la mappa dei collegi elettorali, secondo lo strumento che in America si chiama “gerrymandering”. Sì, il sistema tutto americano – e decisamente ingannevole - di tracciare i confini delle circoscrizioni di voto spesso senza alcun senso geografico e spaziale: in passato utilizzato per mettere in minoranza gli elettori afroamericani e i loro candidati. Non a caso il termine mette insieme il nome del politico Elbridge Gerry che se lo inventò all’alba del XIX secolo: e la parola Salamander, salamandra: perché al suo corpo sinuoso s’ispirano le forme improbabili che assumono quei collegi, fra sterzate e strettoie.
Ebbene, il blitz dei dem è andato a segno e il quorum non è stato raggiunto. E i repubblicani sono furibondi e c’è da giurarci:…
NEW YORK – Hanno lasciato lo Stato del Texas dove sono deputati al Parlamento locale, alla chetichella, nel weekend: allo scopo di boicottare il cruciale voto che era in agenda ieri mattina per permettere ai repubblicani di ridisegnare a proprio vantaggio la mappa dei collegi elettorali, secondo lo strumento che in America si chiama “gerrymandering”. Sì, il sistema tutto americano – e decisamente ingannevole - di tracciare i confini delle circoscrizioni di voto spesso senza alcun senso geografico e spaziale: in passato utilizzato per mettere in minoranza gli elettori afroamericani e i loro candidati. Non a caso il termine mette insieme il nome del politico Elbridge Gerry che se lo inventò all’alba del XIX secolo: e la parola Salamander, salamandra: perché al suo corpo sinuoso s’ispirano le forme improbabili che assumono quei collegi, fra sterzate e strettoie.
Ebbene, il blitz dei dem è andato a segno e il quorum non è stato raggiunto. E i repubblicani sono furibondi e c’è da giurarci: ci riproveranno. Lo dimostra il fatto che il governatore Greg Abbott è così arrabbiato da aver dato ordine di arrestare i ribelli. Che nel frattempo hanno trovato asilo soprattutto a Chicago, ospiti del governatore democratico dell’Illinois JB Pritzker: che decisamente se lo può permettere essendo l’erede della catena di hotel Hyatt. Qualcuno si è invece riparato in altre città democratiche (in quelle repubblicane rischierebbero l’arresto): dividendosi fra Boston e New York.
Quel che vogliono fare i repubblicani è un’operazione tanto macchinosa quanto corrotta: intendono ridisegnare i distretti elettorali per garantirsi, già semplicemente sulla carta, 5 cruciali seggi in più. Ben sapendo che quei cinque seggi potrebbero veramente cambiare la Storia alle elezioni di MidTerm, dove già si annuncia una sfida durissima e il partito dell’elefante teme di perdere la maggioranza al Congresso, eventualità che di fatto bloccherebbe l’agenda di Trump. Storicamente, infatti, il partito che è alla Casa Bianca perde sempre almeno uno dei due rami del Parlamento. È successo a Obama nel 2010, a Trump nel 2018, a Biden nel 2022.
Non a caso la richiesta arriva da molti in alto: è stato The Donald in persona a rivolgersi ad Abbott chiedendogli di ridisegnare le mappe elettorali e garantire la vittoria ai repubblicani. Ben sapendo che già ora il Grand Old Party controlla la Camera con una maggioranza risicatissima: 219 a 212 col quorum fissato a 21. Una richiesta non isolata: il presidente l’ha già fatta pure ad altri: l’Ohio, il Missouri, l’Indiana, il New Hampshire e la Florida, che però non hanno ancora intrapreso azioni in tal senso. Abbott è stato il più zelante: convocando una sessione legislativa speciale per approvare subito la nuova mappa.
La fuga dei dem – qualcuno in Italia l’ha chiamato Aventino ma è più un’azione d’attacco che di ritirata – l’ha colto di sorpresa. E si è ritrovato in aula senza numero legale (gli servivano i due terzi dei 150 membri della Camera). Coi ribelli che hanno già fatto sapere di essere pronti a restare fuori fino a conclusione della sessione, il prossimo19 agosto.
Apriti cielo: Abbott ha minacciato di rivolgersi al tribunale per farli addirittura rimuove dalla carica. Mentre il procuratore generale del Texas Ken Paxton minaccia di arrestarli tutti: pure se, finché stanno fuori dal Lone Star State, non ha giurisdizione su di loro.
In realtà non è la prima volta che i dem texani usano questa tattica. In passato, però, non è andata troppo bene. Ora però la battaglia si sta allargando e rischia di diventare una piccola guerra, sia pure senz’armi, almeno per ora. Sì, perché pure gli stati dem, California, Illinois e New York in testa, minacciano misure simmetriche: ossia riplasmare a loro volta i collegi a loro favore, controbilanciando le manovre repubblicane. Col sostegno dei vertici del partito, a partire dalla leadership del Comitato Nazionale democratico.
C’è però un problema legale: solitamente gli stati tracciano i nuovi confini dei collegi a inizio decennio. Teoricamente, per tenere conto degli spostamenti demografici identificati coi censimenti, sebbene poi è sempre la politica a metterci lo zampino. Farlo ora sarebbe a dir poco inusuale.