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Yair Golan: “Basta guerra, con l’annessione della Striscia si distruggerà Israele”

Yair Golan 

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Intervista all’ex generale ed eroe del 7 ottobre che guida le manifestazioni e denuncia dal palco “la follia estremista del governo Netanyahu”
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GERUSALEMME – Il 7 ottobre, mentre l’esercito israeliano cercava di capire cosa stesse succedendo al confine sud, Yair Golan indossò l’uniforme, salì armato a bordo della sua Toyota Yaris bianca un po’ scassata, e guidò come una furia fino a Reim, riuscendo a salvare diversi ragazzi del festival Nova preso d’assalto dai miliziani di Hamas. Da allora l’ex generale, che ha 63 anni e in gran parte li ha passati a servire Israele nelle forze armate - è stato anche il numero due dell’Idf - si è guadagnato i cuori e il rispetto di tantissimi israeliani. Ha portato la sinistra del suo partito Democratico intorno al 10% nei sondaggi, e si è fatto detestare dal suo grande avversario: il governo Netanyahu.

Il 20 maggio fu il primo leader politico in Parlamento a rompere il silenzio su Gaza: un Paese che «uccide bambini per hobby» non è più un «Paese sano di mente», dichiarò, Netanyahu lo sta trasformando in uno Stato «paria» come il Sudafrica ai tempi dell’apartheid. Il ministro della Dife…

GERUSALEMME – Il 7 ottobre, mentre l’esercito israeliano cercava di capire cosa stesse succedendo al confine sud, Yair Golan indossò l’uniforme, salì armato a bordo della sua Toyota Yaris bianca un po’ scassata, e guidò come una furia fino a Reim, riuscendo a salvare diversi ragazzi del festival Nova preso d’assalto dai miliziani di Hamas. Da allora l’ex generale, che ha 63 anni e in gran parte li ha passati a servire Israele nelle forze armate - è stato anche il numero due dell’Idf - si è guadagnato i cuori e il rispetto di tantissimi israeliani. Ha portato la sinistra del suo partito Democratico intorno al 10% nei sondaggi, e si è fatto detestare dal suo grande avversario: il governo Netanyahu.

Il 20 maggio fu il primo leader politico in Parlamento a rompere il silenzio su Gaza: un Paese che «uccide bambini per hobby» non è più un «Paese sano di mente», dichiarò, Netanyahu lo sta trasformando in uno Stato «paria» come il Sudafrica ai tempi dell’apartheid. Il ministro della Difesa Israel Katz reagì bannandolo dalla vita militare: non può più indossare un’uniforme militare, entrare in una base o prestare servizio nella riserva delle forze armate. Lui tira dritto: «A Gaza le sofferenze sono inaccettabili, dobbiamo mettere fine a tutto questo. L’annessione della Striscia e della Cisgiordania sarebbe una follia, la distruzione di Israele», ci dice. Lo incontriamo che ha appena finito di arringare la folla durante una manifestazione di protesta davanti all’ufficio di Netanyahu, a Gerusalemme.

Golan perché siete qui?

«Per dire a questo terribile governo di Israele che non abbiamo intenzione di arrenderci, combatteremo furiosamente per bloccare questo corso storico distruttivo per il nostro Paese. Le persone che sono qui in questo momento sono i veri sionisti. Vogliono dignità e onore e una vita normale, cose che oggi sono impossibili in Israele».

In Occidente si sono levate molte voci di dissenso con la politica di guerra del governo, ma le cose non sembrano cambiare. Cosa sta succedendo?

«Abbiamo un governo guidato da visione messianica estremista che non ha alcun collegamento con la realtà. Ne fanno parte ministri che non hanno mai servito un giorno in vita loro, che anelano al ripristino degli insediamenti a Gaza a costo del sangue dei nostri figli. L’annessione della Striscia equivarrebbe alla distruzione di Israele».

Il Parlamento in verità ha appena votato per l’annessione anche della Cisgiordania.

«Fa parte della stessa follia. Bisogna fermare la guerra a Gaza e riportare a casa gli ostaggi».

Come?

«Avremmo potuto raggiungere un accordo sugli ostaggi più di un anno fa. È sempre lo stesso accordo: un cessate il fuoco permanente, il rilascio degli ostaggi, il rilascio dei prigionieri palestinesi e il ritiro delle Forze di Difesa Israeliane dalla maggior parte della Striscia di Gaza. Ma Benjamin Netanyahu e il suo governo si rifiutano di accettare l’accordo, si rifiutano di liberare gli ostaggi perché vogliono rimanere al potere, liberarsi di tutti i loro problemi giudiziari e mantenere viva la loro folle visione messianica».

Le agenzie umanitarie internazionali denunciano la fame a Gaza, ma diversi israeliani ancora non ci credono. Lei cosa pensa?

«Posso dire che non c’è alcuna intenzione di far precipitare la Striscia di Gaza in una situazione miserabile. Ma malauguratamente, a causa della guerra in corso, la sofferenza a Gaza ha raggiunto livelli inaccettabili. Quindi, ripeto, dobbiamo porre fine alla guerra subito».

Sarebbe favorevole alla liberazione di Marwan Barghouti, considerato l’unico leader in grado di unire i palestinesi?

«Non dovremmo entrare nei dettagli adesso. Non si tratta di questa o quella persona. Posso assicurarvi, dopo molte discussioni con importanti personalità arabe, che il mondo arabo è disposto ad assumersi la responsabilità della ricostruzione della Striscia di Gaza. Ci sono palestinesi moderati che potrebbero forgiare un governo moderato per la Striscia. Si può fare, ma bisogna avviare un processo che traduca i successi militari in vera politica, in vera diplomazia. Bisogna fermare la guerra».

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