Israele, il deputato Cassif: “Io portato via per aver letto l’intervista di Grossman in parlamento”
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoGERUSALEMME – Ofer Cassif è israeliano, comunista, anti-sionista, l’unico parlamentare ebreo tra i cinque deputati della lista Hadash-Taal, il partito arabo-israeliano, ma si definisce ateo. E, per arricchire il quadro della sua complessa personalità pubblica, ha anche un altro record: dall’ottobre 2023, è stato espulso tre volte dalla Knesset perché continua a definire la guerra a Gaza “un genocidio”. L’ultima volta ieri, e l’hanno tirato via a forza dal banco della presidenza.
Ci racconti com’è andata.
«Stavo ricordando i quattro palestinesi, cittadini israeliani, uccisi 20 anni fa da un terrorista ebreo nella città settentrionale di Shefar’am, in Israele, e ho collegato quell’attacco terroristico al genocidio a Gaza. Alla Knesset è letteralmente proibito dire che c’è un genocidio nella Striscia. Siamo stati sanzionati per questo, mi hanno sospeso per sei mesi e il prossimo ottobre sarò nuovamente sospeso per altri due mesi. E così per aggirare le sanzioni ho deciso di citare al…
GERUSALEMME – Ofer Cassif è israeliano, comunista, anti-sionista, l’unico parlamentare ebreo tra i cinque deputati della lista Hadash-Taal, il partito arabo-israeliano, ma si definisce ateo. E, per arricchire il quadro della sua complessa personalità pubblica, ha anche un altro record: dall’ottobre 2023, è stato espulso tre volte dalla Knesset perché continua a definire la guerra a Gaza “un genocidio”. L’ultima volta ieri, e l’hanno tirato via a forza dal banco della presidenza.
Ci racconti com’è andata.
«Stavo ricordando i quattro palestinesi, cittadini israeliani, uccisi 20 anni fa da un terrorista ebreo nella città settentrionale di Shefar’am, in Israele, e ho collegato quell’attacco terroristico al genocidio a Gaza. Alla Knesset è letteralmente proibito dire che c’è un genocidio nella Striscia. Siamo stati sanzionati per questo, mi hanno sospeso per sei mesi e il prossimo ottobre sarò nuovamente sospeso per altri due mesi. E così per aggirare le sanzioni ho deciso di citare altri che denunciano il genocidio: David Grossman. Il presidente ha negato che fosse una citazione, mi ha detto che l’avevo inventata io. E mi hanno cacciato dal parlamento».
Nessun tribunale internazionale si è ancora pronunciato sull’accusa di genocidio. Lei su quali prove lo afferma con così tanta certezza?
«Un genocidio non è solo un massacro di massa ma la creazione di condizioni che non permettono la vita, la distruzione di infrastrutture, ospedali, scuole. Netanyahu, i ministri, membri della Knesset di diversi partiti, hanno affermato esplicitamente che Gaza dovrebbe essere bruciata».
Il governo pensa a un’espansione della guerra dopo il collasso dei negoziati. Qual è la sua posizione?
«Netanyahu e la maggior parte dei membri della coalizione e alcuni membri dell’opposizione dovrebbero essere processati per i crimini di guerra a Gaza».
E Hamas cos’è?
«Il 7 ottobre è stato un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità. Hamas ha ucciso centinaia di civili innocenti, bambini, donne. Ci sono state aggressioni sessuali e torture. Sono sempre stato chiaro nel respingere totalmente, con disgusto, i crimini commessi da Hamas. E ho sempre sostenuto che l’occupazione e la Nakba non possono giustificare la carneficina compiuta da Hamas. Allo stesso tempo, ciò che Hamas ha fatto non può giustificare il genocidio a Gaza».
Considera Hamas un’organizzazione terroristica o un movimento di resistenza?
«Una combinazione delle due. Hamas è colpevole di attacchi terroristici come quello del 7 ottobre, ma è anche coinvolta nella resistenza. Non accetto ipocrisie: le organizzazioni clandestine sioniste attive contro gli inglesi all’inizio degli anni ‘40 erano o no organizzazioni terroristiche? Qual è la differenza? Se definisci il terrorismo come un attacco intenzionale contro civili innocenti per raggiungere scopi politici allora non c’è differenza tra Hamas e le Brigate Rosse in Italia».
Dovrebbe ricordare che il Partito Comunista in Italia è stato il primo a combattere le Brigate Rosse.
«Siamo sempre stati contro Hamas, siamo comunisti, non islamisti».
C’è ancora spazio per una soluzione a due Stati?
«Il popolo palestinese ha diritto all’autodeterminazione. Israele non potrà controllare la Striscia di Gaza. Sarà un bagno di sangue, di palestinesi, di israeliani, a cominciare dagli ostaggi. L’unica soluzione sono i due Stati. Una volta realizzati entro i confini del 1967 si potrà pensare di trasformare i due Stati in un’unica federazione o in un unico Stato».
Perché gli arabo-israeliani non protestano in massa?
«Per molto tempo i cittadini palestinesi in Israele hanno avuto paura della persecuzione da parte della polizia, dei tribunali, dei datori di lavoro. Le cose stanno cambiando».