BERLINO – Daniel Heiman tiene in mano un pacchetto spedito dai suoi genitori, lo apre, piange. Non gli era più capitato di piangere: non da quando era morto il figlio, e mai prima. Ma il sopravvissuto all’Olocausto non piange per il contenuto - foto ingiallite, documenti di un’altra era, passaporti ormai inservibili – ma perché quel pacchetto ha impiegato 82 anni per raggiungerlo. Il mittente era…