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Trump sfida Putin sul petrolio e parla con Zelensky di sanzioni

(reuters)

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Per il presidente americano il Cremlino sarà costretto a cedere se si abbassa il prezzo dell’energia. Oggi l’inviato Witkoff a Mosca
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KRYVYJ RIH – Deluso da Putin, Trump prepara un braccio di ferro economico con il Cremlino per fermare la guerra in Ucraina: «Putin smetterà di uccidere se si abbassa il prezzo dell’energia di altri 10 dollari al barile. Non avrà scelta, perché la sua economia fa schifo», dice a Cnbc. La nuova strategia è una presa di coscienza che le promesse di chiudere il conflitto a stretto giro sono evaporate.

La ricetta di colpire l’economia russa per spingere il Cremlino a fermarsi ha tempi lunghi e passaggi incerti. Lo stesso Trump lo ha già sottolineato avvertendo che «Putin è un tipo tosto» ed «è abbastanza bravo con le sanzioni», nel senso che sa come eluderne i danni. Ma alla vigilia del nuovo viaggio del suo inviato Steve Witkoff, che oggi sarà a Mosca e forse incontrerà Putin, la Casa Bianca mette sul tavolo questa nuova arma. La quale, per essere efficace, ha bisogno della collaborazione di Opec+ (di cui però fa parte la stessa Russia) a cui Trump indirizza un elogio per la decision…

KRYVYJ RIH – Deluso da Putin, Trump prepara un braccio di ferro economico con il Cremlino per fermare la guerra in Ucraina: «Putin smetterà di uccidere se si abbassa il prezzo dell’energia di altri 10 dollari al barile. Non avrà scelta, perché la sua economia fa schifo», dice a Cnbc. La nuova strategia è una presa di coscienza che le promesse di chiudere il conflitto a stretto giro sono evaporate.

La ricetta di colpire l’economia russa per spingere il Cremlino a fermarsi ha tempi lunghi e passaggi incerti. Lo stesso Trump lo ha già sottolineato avvertendo che «Putin è un tipo tosto» ed «è abbastanza bravo con le sanzioni», nel senso che sa come eluderne i danni. Ma alla vigilia del nuovo viaggio del suo inviato Steve Witkoff, che oggi sarà a Mosca e forse incontrerà Putin, la Casa Bianca mette sul tavolo questa nuova arma. La quale, per essere efficace, ha bisogno della collaborazione di Opec+ (di cui però fa parte la stessa Russia) a cui Trump indirizza un elogio per la decisione di aumentare l’estrazione di petrolio di 547mila barili al giorno da settembre.

La novità ha fatto subito abbassare i prezzi dell’1%. Se sarà una decisione stabile ridurrà sensibilmente gli introiti su cui il Cremlino può contare per finanziare una guerra che sul terreno sta lentamente ma progressivamente vincendo. La leva dei prezzi, agendo politicamente sul cartello, cammina di pari passo con le nuove sanzioni che Trump minaccia di imporre a Mosca se lascerà scadere l’ultimatum di venerdì senza alcun passo concreto per far finire la guerra. La Casa Bianca le ha già preparate. Colpirebbero proprio la flotta ombra russa e le triangolazioni sull’acquisto di petrolio da Mosca. Il paradosso è che rischiano però di far aumentare i prezzi del greggio. “Vedremo dopo la visita di Witkoff”, ha detto ieri Trump.

Prima del suo arrivo in Russia, il presidente Usa ha chiamato Zelensky. Da anni il leader ucraino chiede inasprimenti continui delle sanzioni, ma Trump lo aveva sempre snobbato coltivando la persuasione verso il Cremlino, a cui prospettava il miglioramento dei rapporti reciproci. Dopo la “catastrofe” dello Studio ovale, la simpatia personale tra i due leader è rimasta ai minimi termini ma le posizioni si sono avvicinate. La nuova telefonata è stata «una conversazione produttiva — dice Zelensky — il cui obiettivo principale è la fine della guerra. Abbiamo coordinato le posizioni, i russi hanno intensificato la brutalità dei loro attacchi. Abbiamo parlato di sanzioni contro la Russia a cui Mosca è molto sensibile». Questa è la clava, basterà?

Gli spifferi da Mosca raccolti da Reuters e Bloomberg dicono che Putin è convinto che le sanzioni non fermeranno il progresso sul campo verso gli obiettivi: la piena conquista delle regioni di Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk. E sebbene sia «dispiaciuto» di perdere l’opportunità di un miglioramento dei rapporti con gli Usa, tirerà dritto.

E allora torna in campo la strategia occidentale di aumentare il sostegno alla difesa ucraina, ma a totale costo europeo e beneficio americano. «Abbiamo già impegni da Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Danimarca: oltre un miliardo di dollari — dice Zelensky — per armi americane che l’Ucraina riceverà. Questa cooperazione con i Paesi Nato continuerà». Soldi europei, come gli oltre 500 milioni già impegnati dai Nordici, per acquistare armi americane da girare all’Ucraina.

Le armi che già ci sono, intanto, ieri hanno ucciso tre operai dell’acquedotto a Svatove, nel Donbass occupato. E quelle russe hanno ucciso due ferrovieri a Lozova, ben lontani dal fronte nella regione di Kharkiv; due persone nella regione di Zaporizhzhia e due agricoltori in un bombardamento vicino a Sumy.

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