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L’analista Usa: “Servono più pressioni su Putin, non cercare risultati a tutti i costi”

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Parla Nicholas Fenton, direttore aggiunto del Programma Europa, Russia ed Eurasia del Center for Strategic Studies. “Il presidente russo sogna una nuova Yalta, dove sedersi alla pari con l’omologo americano”
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NEW YORK – «Per ora ci sono troppe informazioni contraddittorie sul meeting. Capiremo la serietà delle intenzioni, solo quando ci saranno dettagli maggiori. Ma intanto Putin ha già ottenuto un risultato: lo slittamento delle sanzioni secondarie promesse da Trump». Nicholas Fenton è il direttore aggiunto del Programma Europa, Russia ed Eurasia del Center for Strategic Studies, uno dei principali think tank focalizzati sulle sfide globali che operano a Washington.

Perché si arriva a un incontro proprio ora?

«A entrambi piace dare un’immagine di forza al mondo. E soprattutto Putin cerca questo tipo di legittimazione: un modo per dire ai suoi “guardatemi, porto la Russia sullo scenario internazionale, l’America mi rispetta”. Se poi tutto questo porterà davvero a un accordo solido, resta da vedere».

Putin spinge per un bilaterale senza Zelensky...

«Putin ha sostenuto fin dall’inizio che la soluzione diplomatica passa dall’impegno bilaterale di Russia e Usa. La guerra all’Ucraina, per …

NEW YORK – «Per ora ci sono troppe informazioni contraddittorie sul meeting. Capiremo la serietà delle intenzioni, solo quando ci saranno dettagli maggiori. Ma intanto Putin ha già ottenuto un risultato: lo slittamento delle sanzioni secondarie promesse da Trump». Nicholas Fenton è il direttore aggiunto del Programma Europa, Russia ed Eurasia del Center for Strategic Studies, uno dei principali think tank focalizzati sulle sfide globali che operano a Washington.

Perché si arriva a un incontro proprio ora?

«A entrambi piace dare un’immagine di forza al mondo. E soprattutto Putin cerca questo tipo di legittimazione: un modo per dire ai suoi “guardatemi, porto la Russia sullo scenario internazionale, l’America mi rispetta”. Se poi tutto questo porterà davvero a un accordo solido, resta da vedere».

Putin spinge per un bilaterale senza Zelensky...

«Putin ha sostenuto fin dall’inizio che la soluzione diplomatica passa dall’impegno bilaterale di Russia e Usa. La guerra all’Ucraina, per lui, è parte di un più ampio confronto. Aspira a una nuova Yalta, dove sedersi alla pari col presidente Usa. Dunque non dev’esserci nessun altro. Quindi chiede l’esclusione degli ucraini. E possibilmente degli europei, che invece premono affinché i loro interessi di sicurezza siano sul tavolo».

A quanto pare la sta spuntando...

«Se Trump vuole un incontro con Putin a tutti i costi, è un problema per l’Ucraina. Se invece l’obiettivo è tenere compatto il fronte occidentale deve spingere per la presenza di Kiev. Il problema è che Trump tiene molto a essere visto come il presidente-pacificatore. Ha improntato buona parte della sua politica estera sul riavvicinamento con la Russia».

Si fida ancora di Putin?

«Qualcosa è cambiato negli ultimi mesi. Trump si è scontrato con l’evasività di Putin, i costanti slittamenti. E questo lo ha riavvicinato a Kiev cui ora offre una sponda più forte. Putin lo ha capito ed è per questo che va ai negoziati. Nonostante la frustrazione, Trump non fa però abbastanza pressioni: non aumenta le sanzioni a Mosca. E pure l’impegno pro-Ucraina è fluttuante. Ha approvato il piano per fargli ottenere le armi attraverso gli europei: ma neanche quello è stato finora pienamente implementato».

Come finirà?

«C’è il rischio che Trump vada al tavolo con l’eccessiva volontà di ottenere qualcosa e quindi finisca per fare troppe concessioni. E i russi possono prenderlo in giro cedendo cose minime, che permettano sì, di dire ho ottenuto una vittoria, ma senza poi arrivare alla pace. Può darsi però che la Casa Bianca sia determinata a un negoziato più ampio. Lo vedremo: il diavolo sta nei dettagli».

Cosa può costringere Mosca a cambiare attitudine?

«Un impegno a sostenere Kiev sulla lunga distanza. Washington deve fare pressioni economiche maggiori, più sanzioni e impegnarsi sulla sicurezza ucraina coinvolgendo anche il Congresso. Dovrebbe costringere Mosca a misurarsi con i costi di continuare la guerra. Perché altrimenti ai russi per ora va bene cosi: abbiamo appena pubblicato uno studio secondo cui con questo tipo di sanzioni e questo tipo di attività sul campo può reggere almeno altri tre anni».

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