Col suo consueto entusiasmo, il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti nonché rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica con i Paesi stranieri Kirill Dmitriev ha anticipato che l’annunciato vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump «potrebbe passare alla storia». Sempre che si terrà, è da vedere in che modo. C’è chi teme una nuova manovra a tenaglia che possa mettere spalle al muro l’Ucraina. E chi prevede che si replichi il fallimento del vertice di Hanoi del 2019 tra Trump e il nordcoreano Kim Jong-un che doveva essere “l’incontro del disgelo” e invece finì anzitempo senza dichiarazioni congiunte.
Di certo il solo annuncio di un imminente summit Usa-Russia, il primo dal 2021, è bastato a offrire una momentanea scappatoia dall’impasse a entrambi i leader alla vigilia dell’ultimatum statunitense alla Russia perché ponesse fine al conflitto in Ucraina pena nuove sanzioni. L’ipotesi di un vertice ha permesso a Trump di poter sbandierare «p…
Col suo consueto entusiasmo, il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti nonché rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica con i Paesi stranieri Kirill Dmitriev ha anticipato che l’annunciato vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump «potrebbe passare alla storia». Sempre che si terrà, è da vedere in che modo. C’è chi teme una nuova manovra a tenaglia che possa mettere spalle al muro l’Ucraina. E chi prevede che si replichi il fallimento del vertice di Hanoi del 2019 tra Trump e il nordcoreano Kim Jong-un che doveva essere “l’incontro del disgelo” e invece finì anzitempo senza dichiarazioni congiunte.
Di certo il solo annuncio di un imminente summit Usa-Russia, il primo dal 2021, è bastato a offrire una momentanea scappatoia dall’impasse a entrambi i leader alla vigilia dell’ultimatum statunitense alla Russia perché ponesse fine al conflitto in Ucraina pena nuove sanzioni. L’ipotesi di un vertice ha permesso a Trump di poter sbandierare «progressi» così da non dover dare seguito alla minaccia di nuovi inefficaci dazi e a Putin di non rompere con Washington senza però piegarsi al suo aut aut. È l’ennesimo coniglio tirato fuori dal cilindro dal leader del Cremlino dopo le tregue parziali o la ripresa dei negoziati diretti russo-ucraini che nei mesi scorsi gli avevano permesso di tenere in piedi il fragile dialogo avviato con la nuova amministrazione statunitense senza fermare l’offensiva. Un «trucco negoziale», così l’ha definito persino la stampa russa più allineata, per guadagnare tempo mentre il suo esercito continua ad avanzare.
Putin sarebbe pure riuscito a respingere l’ipotesi di un trilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che non considera un interlocutore legittimo e che, in ogni caso, incontrerebbe soltanto per firmare un accordo definitivo. E soprattutto sarebbe riuscito a tenere fuori l’Europa. Punta tutto sul suo faccia a faccia con Trump. Spera di far leva sulla velata ammirazione del leader statunitense per la sua aura da uomo forte e sulla sua fretta di segnare un’altra spunta sulla sua pagella di pacificatore per riuscire a imporgli un accordo alle sue condizioni, vale a dire la capitolazione dell’Ucraina.
Il suo obiettivo è convincere Trump che l’unica via per la pace è il memorandum russo presentato a Istanbul lo scorso giugno e indurlo a premere su Zelensky perché le accetti. Secondo il direttore del Russia Institute al King’s College di Londra Sam Greene, è qui che dovrebbe entrare in gioco una «giudiziosa diplomazia europea». «Accettare di non essere presenti al tavolo non significa necessariamente abdicare alle proprie responsabilità», ha scritto su X. «In fin dei conti, è in gioco la sicurezza europea. La mancata imposizione di misure di deterrenza garantisce praticamente che l’Ucraina torni a essere una zona di guerra».
Tatiana Stanovaja, fondatrice del think tank R.Politik e politologa del Carnegie Russia Eurasia Center, invece, non vede nessuna svolta all’orizzonte. Seppure l’incontro si tenesse e seppure replicasse il successo del vertice di Helsinki del 2018 dove Trump prese platealmente le parti di Putin contro l’Fbi, e persino se anche Putin accettasse di incontrare Zelensky nonostante i precedenti molteplici rifiuti, «lo scenario più probabile è che questo sforzo di pace fallisca ancora una volta» perché «la parte russa può metterla in dieci modi diversi per creare l’impressione di essere aperta a concessioni e negoziati seri», ma in realtà «la sua posizione di base resta invariata: vuole che Kiev capitoli». Perciò, prevede Stanovaja, Mosca continuerà la sua campagna nella speranza che, tra qualche mese, si tenga un nuovo round di negoziati, stavolta con un’Ucraina più arrendevole. È quello che dichiarano apertamente anche diversi membri della Commissione per la Difesa della Duma. «Il compito dell’esercito è continuare le operazioni militari e avanzare, e in nessun caso arrestare l’impulso offensivo», ha commentato ad esempio il deputato Andrej Kolesnik.
Un vertice è, in ogni caso, una buona notizia per la Russia, come dimostra il balzo del 4,6% della Borsa di Mosca. Per Putin il fatto stesso d’incontrare il presidente degli Stati Uniti dopo tre anni e mezzo di isolamento rappresenterebbe una grande vittoria diplomatica. Se davvero contribuirà a ritardare le sanzioni o ad ammorbidire Kiev, sarà una duplice vittoria. Più improbabile invece che riesca ad avvicinare la pace. «Il conflitto — prevede Stanovaja — alternando guerra aperta a periodi di tensione latente, sembra destinato a persistere nel prossimo futuro».