ODESSA – Ci risiamo. Ecco di nuovo l’incubo di Kiev: finire ai margini di un tavolo negoziale apparecchiato da russi e americani, e con il menu già scritto. La svolta del vertice tra Trump e Putin abbozzato per la prossima settimana, nel quale le chance di una eventuale presenza di Zelensky sembrano poche, è piovuta negli uffici presidenziali in via Bankova come una nuova tempesta coi cui fare rapidamente i conti. Zelensky ha reagito ripartendo dai fondamentali: un giro di chiamate con il leader europei per concertare la strategia, e dichiarazioni mirate a ribadire i suoi cavalli di battaglia: non potrà mai esserci un accordo sull’Ucraina senza l’Ucraina, e l’Europa dovrà essere al fianco di Kiev.
Annuncia subito che sarà «una giornata di numerosi contatti», ri…
ODESSA – Ci risiamo. Ecco di nuovo l’incubo di Kiev: finire ai margini di un tavolo negoziale apparecchiato da russi e americani, e con il menu già scritto. La svolta del vertice tra Trump e Putin abbozzato per la prossima settimana, nel quale le chance di una eventuale presenza di Zelensky sembrano poche, è piovuta negli uffici presidenziali in via Bankova come una nuova tempesta coi cui fare rapidamente i conti. Zelensky ha reagito ripartendo dai fondamentali: un giro di chiamate con il leader europei per concertare la strategia, e dichiarazioni mirate a ribadire i suoi cavalli di battaglia: non potrà mai esserci un accordo sull’Ucraina senza l’Ucraina, e l’Europa dovrà essere al fianco di Kiev.
Annuncia subito che sarà «una giornata di numerosi contatti», ribadisce cautamente che Kiev vuole «progressi reali sulla via della pace» garantendo però «l’indipendenza dell’Ucraina». Il primo con cui parla è il Cancelliere tedesco: «Ucraina e Germania — dice commentando la telefonata con Merz — condividono l’opinione che i parametri per porre fine a questa guerra modelleranno il panorama della sicurezza dell’Europa per i decenni». E poiché «la guerra è in Europa di cui l’Ucraina è parte integrante, l’Europa deve partecipare» ai negoziati.
Restare agganciati alla Ue è l’unica via per non finire schiacciati dalle due superpotenze. Il presidente francese Macron, con cui parla poco dopo, lo rassicura. Lo informa della rete di sicurezza che sta tessendo per non lasciare sola Kiev: «Stiamo coordinando le posizioni e dobbiamo avere una visione europea comune sulla sicurezza. Molto — dice Zelensky — dipende dalla prudenza e dall’efficacia di ogni passo compiuto da Europa e America». La strategia resta spingere per «un vero cessate il fuoco», ma Zelensky deve scongiurare la trappola che Putin potrebbe preparare per lui facendolo passare come colui che fa saltare il tavolo: «Il prossimo futuro deve mostrare quali saranno le conseguenze se la Russia continuerà a trascinare la guerra», dice il presidente ucraino che in serata ha sentito anche la premier Giorgia Meloni con cui coordina «i prossimi passi congiunti, inclusi i contatti con Trump»
Raccolto l’impegno della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, a sostenere Kiev a tempo indeterminato, la ringrazia ribadendo che l’Europa sarà in primo piano nella ricostruzione.
È una fase cruciale e si affilano le armi a ogni livello, compreso quello dei consiglieri per la sicurezza. Si riuniscono d’urgenza su richiesta di Kiev per «allineare le opinioni comuni di Ucraina, Europa e Stati Uniti». Ma Kiev sa di camminare di nuovo sul filo. «Siamo in una situazione molto difficile — dice Ruslan Bornik, direttore dell’Istituto di Politica ucraino — perché l’iniziativa è nelle mani degli Stati Uniti e il processo è sotto il loro controllo. Ci informano, ma procedono senza una vera compartecipazione. Kiev è molto sospettosa. C’è un rischio significativo che raggiungano un accordo molto svantaggioso per gli interessi di Kiev, che potrebbe essere messa in condizione di dover accettare».
Il Paese vive questa nuova sorpresa alla vigilia della scadenza dell’ultimatum americano con la sensazione amara del déjà-vu: nei commenti sui social gli ucraini sono convinti che servirà solo a non far calare la scure delle sanzioni, e alle ipotesi circolate come quella di un possibile cessate il fuoco aereo credono poco. «Che ci sia qualcosa di buono o no, non lo sarà per l’Ucraina», scrive “Boris Pavlov”. «Che sciocchezza — scrive “Mikhail Godunov” — ripetere le cose sperando in un risultato diverso. Sono alleati, Trump sta preparando gli americani e il mondo occidentale ad accettare la capitolazione a Putin come una vittoria, e a costringerci ad arrenderci».
«Prendere tempo — commenta il politologo direttore di Penta, Volodymyr Fesenko — è interesse di Putin. Quando a maggio i leader europei e Zelensky hanno chiarito che o accettava un cessate il fuoco o ci sarebbero state sanzioni, lui ha riformattato tutto proponendo i negoziati a Istanbul che non hanno portato alla fine della guerra. Ora può ripetere il trucco: offrire negoziati al massimo livello per prendere tempo e convincere Trump a negoziare alle condizioni russe».