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Israele, Ayman Odeh: “Il Paese è spaccato in due, dopo la guerra la destra entrerà in crisi”

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Parla il leader della minoranza araba: “Il governo si renderà conto che con la sola forza non si trova nessuna soluzione”
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GERUSALEMME – Un gruppo di coloni l’ha aggredito per strada, i deputati hanno cercato di cacciarlo dal Parlamento, ma Ayman Odeh è lì, fermo, a ribadire la sua posizione: «Israeliani e palestinesi hanno diritto di vivere liberi». Dall’occupazione e dal terrorismo. Capo dell’alleanza di sinistra Hadash, palestinese di Haifa, è considerato il leader della minoranza araba in Israele. Nelle ultime settimane ha preso a girare senza sosta tra piazze, moschee e sinagoghe per protestare contro la guerra a Gaza e spingere la sua comunità a uscire dal silenzio.

Ormai sembra deciso, ci sarà una nuova invasione di Gaza.

«I prossimi mesi saranno molto, molto difficili. La destra sente avvicinarsi una crisi ideologica e politica molto grave».

A cosa allude?

«Guardiamo un attimo indietro: l’evento più importante per la sinistra israeliana è stato il processo di pace di Oslo. La destra ha costantemente attaccato la sinistra accusandola di essere stata ingenua, perché Oslo non ha portato la pace.…

GERUSALEMME – Un gruppo di coloni l’ha aggredito per strada, i deputati hanno cercato di cacciarlo dal Parlamento, ma Ayman Odeh è lì, fermo, a ribadire la sua posizione: «Israeliani e palestinesi hanno diritto di vivere liberi». Dall’occupazione e dal terrorismo. Capo dell’alleanza di sinistra Hadash, palestinese di Haifa, è considerato il leader della minoranza araba in Israele. Nelle ultime settimane ha preso a girare senza sosta tra piazze, moschee e sinagoghe per protestare contro la guerra a Gaza e spingere la sua comunità a uscire dal silenzio.

Ormai sembra deciso, ci sarà una nuova invasione di Gaza.

«I prossimi mesi saranno molto, molto difficili. La destra sente avvicinarsi una crisi ideologica e politica molto grave».

A cosa allude?

«Guardiamo un attimo indietro: l’evento più importante per la sinistra israeliana è stato il processo di pace di Oslo. La destra ha costantemente attaccato la sinistra accusandola di essere stata ingenua, perché Oslo non ha portato la pace. Gli eventi più importanti per la destra israeliana, invece, sono stati il 7 ottobre e la reazione al 7 ottobre. Dopo questa guerra, quando tra il fiume e il mare rimarranno 7,5 milioni di palestinesi e 7,5 milioni di israeliani, sarà chiaro che la destra non è riuscita a cambiare la situazione israelo-palestinese nonostante tutta la forza e tutti i crimini che ha commesso. La politica della forza non funziona, non esiste una soluzione militare a questo conflitto e ciò metterà la destra qui in Israele in una crisi ideologica molto profonda».

(afp)

Teme uno scontro tra le due anime del Paese?

«Credo sia già iniziato nelle strade. Dobbiamo far uscire tutti i cittadini dal circolo dell’odio e della violenza, sia israeliani che palestinesi. Purtroppo, il governo israeliano non vede che i palestinesi sono esseri umani».

Considera Hamas un’organizzazione terroristica o un movimento di resistenza?

«Fin dagli attacchi terroristici a Tel Aviv, negli anni ‘90, mi oppongo a qualsiasi atto terroristico contro i civili. Ma vedo anche il terrore dell’occupazione, che impedisce la liberazione del popolo palestinese».

Hamas può davvero essere tenuta fuori da qualsiasi futuro politico a Gaza?

«Sostengo l’unità di Gaza e della Cisgiordania sotto l’Autorità nazionale palestinese in uno Stato palestinese. Il problema principale è che il governo israeliano non vuole l’Anp nella Striscia».

La comunità arabo-israeliana è sotto pressione?

«Stanno cercando di metterci a tacere perché siamo contrari alla guerra, è così che si comportano i fascisti in tutto il mondo. Siamo stati sanzionati, esclusi dalla Knesset a causa delle nostre posizioni, ma non smetteremo di lottare. C’è stata tanta paura nella comunità arabo-israeliana ma ora le cose sono cambiate, sono cresciute le manifestazioni: vedere Gaza morire di fame ha spinto la gente a uscire e protestare».

(afp)

Fermare il ciclo della violenza, dice, ma come?

«La pressione internazionale è molto importante per far finire la guerra. Quanto a noi, dobbiamo lavorare per aumentare la partecipazione della popolazione araba alle prossime elezioni».

La soluzione dei due Stati è ancora praticabile?

«Non esiste altra soluzione a questo conflitto. Israeliani e palestinesi devono capire che nessuno dei due popoli andrà in esilio o scomparirà, dobbiamo raggiungere un compromesso storico».

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