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L’Italia e altri otto Paesi: “No all’occupazione, si rischia la catastrofe”

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Da tutto il mondo dichiarazioni di condanna al piano di Netanyahu
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Il no ufficiale di nove Paesi occidentali (tra cui l’Italia), di 20 Paesi arabi e musulmani e anche della Russia. Si allarga il fronte internazionale che condanna il piano israeliano per la conquista di Gaza City. A firmare ieri la dichiarazione congiunta con il nostro Paese sono stati Regno Unito, Germania, Australia e Nuova Zelanda, a cui poi si sono aggiunti Francia, Canada, Austria e Norvegia.

Nella nota si «respinge con forza» la decisione del governo Netanyahu – che aggraverebbe «la catastrofica situazione umanitaria», metterebbe in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterebbe «il rischio di un esodo di massa dei civili» – e si invoca «un cessate il fuoco immediato e permanente che consenta la fornitura di un’assistenza umanitaria massic…

Il no ufficiale di nove Paesi occidentali (tra cui l’Italia), di 20 Paesi arabi e musulmani e anche della Russia. Si allarga il fronte internazionale che condanna il piano israeliano per la conquista di Gaza City. A firmare ieri la dichiarazione congiunta con il nostro Paese sono stati Regno Unito, Germania, Australia e Nuova Zelanda, a cui poi si sono aggiunti Francia, Canada, Austria e Norvegia.

Nella nota si «respinge con forza» la decisione del governo Netanyahu – che aggraverebbe «la catastrofica situazione umanitaria», metterebbe in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterebbe «il rischio di un esodo di massa dei civili» – e si invoca «un cessate il fuoco immediato e permanente che consenta la fornitura di un’assistenza umanitaria massiccia, immediata e senza ostacoli, poiché a Gaza si sta verificando lo scenario peggiore, quello di una carestia».

E c’è da registrare che nel documento si chiede anche la revisione dei meccanismi decisi da Usa e Israele, perché l’esclusione delle organizzazioni umanitarie internazionali «sarebbe un segnale grave». È una bocciatura del sistema gestito dalla controversa fondazione americana Ghf, dalla cui attivazione almeno 1.500 palestinesi hanno perso la vita mentre erano in fila per il cibo.

La nota dei nove Paesi esprime anche una visione comune «a favore dell’attuazione di una soluzione a due Stati negoziata». Quanto a Hamas, deve trattare in modo umano e rilasciare gli ostaggi, e poi non può avere un futuro a Gaza, perché la nascita dello Stato palestinese «richiede la totale smilitarizzazione di Hamas e la sua completa esclusione da qualsiasi forma di governo nella Striscia».

Ieri anche 20 Paesi arabi e musulmani, tra cui Egitto, Arabia Saudita e Turchia, hanno condannato il piano di Netanyahu. E pure la Russia, preoccupata per le «serie conseguenze negative per l’intera regione mediorientale», ha bocciato l’operazione israeliana, che promette di «peggiorare una situazione già assolutamente drammatica» .

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