L’annuncio di Trump sull’Ucraina: “Il 15 vedrò Putin in Alaska, ci sarà scambio di territori”
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – La guerra in Ucraina potrebbe essere risolta molto presto. Il mio istinto mi dice che ne abbiamo la possibilità». Donald Trump lo ha detto ieri mentre vestiva i panni del pacificatore globale, ospitando alla Casa Bianca l’incontro tra il premier armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Alyiev con successiva firma di un trattato di pace che, secondo il Dipartimento di Stato, permetterà all’Azerbaijan di entrare negli Accordi di Abramo. «Una pace storica», l’ha definita Trump. E i due gli hanno subito promesso di sottoscrivere insieme una lettera per fargli ottenere il Nobel della pace cui tanto aspira. Ma ai giornalisti presenti stava a cuore soprattutto la trattativa ucraina. «Vi dirò presto la location, ma questa cosa è molto più grande di una location».
Poco dopo, sul social Truth, l’annuncio: «Ci vedremo il 15 in Alaska». A chi gli chiede se è l’ultima chance per la Russia risponde: «Non mi piace…
NEW YORK – La guerra in Ucraina potrebbe essere risolta molto presto. Il mio istinto mi dice che ne abbiamo la possibilità». Donald Trump lo ha detto ieri mentre vestiva i panni del pacificatore globale, ospitando alla Casa Bianca l’incontro tra il premier armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Alyiev con successiva firma di un trattato di pace che, secondo il Dipartimento di Stato, permetterà all’Azerbaijan di entrare negli Accordi di Abramo. «Una pace storica», l’ha definita Trump. E i due gli hanno subito promesso di sottoscrivere insieme una lettera per fargli ottenere il Nobel della pace cui tanto aspira. Ma ai giornalisti presenti stava a cuore soprattutto la trattativa ucraina. «Vi dirò presto la location, ma questa cosa è molto più grande di una location».
Poco dopo, sul social Truth, l’annuncio: «Ci vedremo il 15 in Alaska». A chi gli chiede se è l’ultima chance per la Russia risponde: «Non mi piace che si dica una cosa del genere. Quando le armi vengono usate, diventa difficile fermarsi. Questa guerra non avrebbe mai dovuto iniziare, credo che Putin e Zelensky vogliano la pace. Zelensky deve essere pronto a firmare qualcosa. Ci sarà qualche scambio. Ci sono territori per cui si combatte da tre anni e mezzo, stiamo cercando di ottenere tutti qualcosa indietro».
Di sicuro pure il premier polacco Donald Tusk dice che quanto meno «un congelamento del conflitto è più vicino». E lo fa al termine di una lunga telefonata con l’ucraino Volodymyr Zelensky: «L’ho sentito cauto, ma ottimista». Questi, pure ha avuto una giornata ricca di colloqui con leader di diversi paesi. E nell’usuale discorso serale ha chiarito la posizione di Kiev: «Ho condiviso con gli alleati l’intesa secondo cui è possibile raggiungere un cessate il fuoco a condizione che si eserciti adeguata pressione sulla Russia». Ovvero che su Mosca continuino a pesare minacce di ritorsioni effettive.
Dall’altra parte del mondo, anche Vladimir Putin ha passato la giornata a tessere la sua tela. Con lunghe telefonate ai maggiori alleati, allo scopo di consolidare sostegno intorno alla sua strategia con Paesi amici ma rimasti finora neutrali sul conflitto. E dimostrare che Mosca non è affatto isolata: cercando insomma di bilanciare la sua postura, dopo le chiamate fatte nei giorni scorsi dal presidente degli Stati Uniti a Gran Bretagna, Finlandia, Germania, Italia, Emirati Arabi e al Segretario generale della Nato Mark Rutte. Il presidente cinese Xi Jinping gli ha risposto con parole d’incoraggiamento: «La Cina auspica il miglioramento delle relazioni fra Mosca e Washington, affinché si arrivi a una soluzione politica per la crisi ucraina». Quella che il Dragone non ha mai esplicitamente condannato.
«Situazioni complesse non hanno soluzioni semplici» si è limitata ad aggiungere Pechino, in questo momento alle prese coi negoziati con gli Stati Uniti, dopo il duro braccio di ferro dei mesi scorsi, quando i tributi erano schizzati al 145 per cento. Una fase delicata: la sospensione dei dazi scade il 12 agosto e intanto si lavora pure a rafforzare i legami fra Russia e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che un domani potrebbe aiutare Mosca a resistere a pressioni e sanzioni occidentali.
È toccato poi al premier indiano Narendra Modi, il cui Paese è l’unico ad essere già stato colpito da quelle sanzioni secondarie che Trump aveva promesso di imporre se i russi non avessero fatto passi concreti verso la pace entro la giornata di ieri. L’ultimatum è scaduto: e l’India ha ottenuto solo 3 settimane di tregua. Dal 27 agosto, pagherà dazi al 50 per cento se non troverà un fornitore diverso dalla Russia per gli acquisti di greggio. «Ottima e dettagliata conversazione con Putin» ha scritto su X. Confermando di averlo invitato a Delhi per il 23° vertice annuale India-Russia, a fine anno: «Abbiamo ribadito l’impegno ad approfondire il partenariato strategico».
Il telefono ha infine squillato nelle residenze dei tre leader dell’Asia centrale più vicini a Mosca: il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev, il kazako Kassym-Jomart Tokayev, il bielorusso Alexander Lukashenko. Ottenendo pure il loro plauso unanime.