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Foreman: “Le concessioni sono il prologo della resa, altro che Nobel per la pace”

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“Rischia di essere come Chamberlain nel ‘38. Se Putin attacca avrà un’autostrada per sfondare nel centro del Paese”, spiega l’analista
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LONDRA – «Trump vuole il Nobel per la Pace. Invece, rischia di essere il nuovo Chamberlain. Il suo piano per l’Ucraina rassomiglia terribilmente alla resa sui Sudeti con la Germania nazista nel 1938». John Foreman è un veterano della geopolitica: ex attaché militare britannico a Kiev e Mosca, diplomatico presso Nato e Ue, ora analista per Chatham House.

Foreman, perché Trump potrebbe essere il nuovo Chamberlain, il primo ministro britannico dell’appeasement con Hitler?

«Se fossero vere le indiscrezioni del suo piano di pace con Putin, oltre alla concessione di Crimea e Donbass, l’Ucraina dovrebbe rendere anche le città fortificate dell’oblast di Donetsk. A quel punto, se la Russia dovesse riattaccare, l’esercito di Putin avrebbe un’autostrada per sfondare nel centro del Paese. Sarebbe immorale e disonorevole una resa per cui si concedono a Mosca anche territori non conquistati sul campo. Secondo me lo zar non vuole la pace e tantomeno un accordo, perché crede di vincere in Ucraina».

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LONDRA – «Trump vuole il Nobel per la Pace. Invece, rischia di essere il nuovo Chamberlain. Il suo piano per l’Ucraina rassomiglia terribilmente alla resa sui Sudeti con la Germania nazista nel 1938». John Foreman è un veterano della geopolitica: ex attaché militare britannico a Kiev e Mosca, diplomatico presso Nato e Ue, ora analista per Chatham House.

Foreman, perché Trump potrebbe essere il nuovo Chamberlain, il primo ministro britannico dell’appeasement con Hitler?

«Se fossero vere le indiscrezioni del suo piano di pace con Putin, oltre alla concessione di Crimea e Donbass, l’Ucraina dovrebbe rendere anche le città fortificate dell’oblast di Donetsk. A quel punto, se la Russia dovesse riattaccare, l’esercito di Putin avrebbe un’autostrada per sfondare nel centro del Paese. Sarebbe immorale e disonorevole una resa per cui si concedono a Mosca anche territori non conquistati sul campo. Secondo me lo zar non vuole la pace e tantomeno un accordo, perché crede di vincere in Ucraina».

Cosa si aspetta dal vertice di Ferragosto tra Trump e Putin?

«Sono molto preoccupato. Temo un summit raffazzonato e affrettato. Tocca vedere quali garanzie fornirà il presidente Usa all’Europa e alla Nato. Se queste ultime saranno costrette a un cattivo accordo, saranno fortemente a rischio in futuro».

Cosa possono fare Regno Unito e Ue di fronte a questo bivio?

«Non mollare l’Ucraina. Fare blocco con Kiev, a ogni costo. Insistere con Trump per essere parte integrante delle trattative e ottenere dagli Usa, dopo un cessate il fuoco in Ucraina, le garanzie di sicurezza per l’Europa e per la Coalizione dei volenterosi, pronta sotto ogni aspetto ad operare a Kiev».

Ma secondo lei quale potrebbe essere un accordo realistico tra Russia e Ucraina?

«Bisogna ammetterlo: Kiev qualche concessione dovrà farla. Per esempio la Crimea non potrà più essere riconquistata. E l’Ucraina non potrà tornare i confini del 2014 e 2022, a meno di una guerra internazionale. La bozza di accordo tra le parti in Turchia nell’estate di tre anni fa potrebbe essere una parziale base di partenza, con qualche concessione territoriale alla Russia, un compromesso sull’ingresso nella Nato e un congelamento del fronte, come per la Germania Est nel secolo scorso. Il problema è che nel frattempo sono passati tre sanguinosissimi anni di guerra e ora un compromesso è molto difficile da digerire, per tutti».

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