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Votel: “Arriverà un buon accordo solo se l’Occidente sarà compatto”

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Il generale ex capo del Centcom: “Fondamentale la deterrenza. Usa e Ue vadano a trattare come un fronte compatto”
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NEW YORK – È un bene dare spazio alla diplomazia e parlare con gli avversari. Giudico positivamente il vertice in Alaska: il confronto ai massimi livelli di leadership è un buon primo passo». Joseph Votel è l’iper decorato generale a quattro stelle oggi in pensione, che nel 2001 diresse quell’operazione Rhino che mise in sicurezza la prima base militare americana in Afghanistan preparando il terreno per Enduring Freedom. È stato poi a capo del Centcom, il comando che gestisce le operazioni in Medio Oriente. E ha guidato fino al 2019 il Comando Centrale per le operazioni speciali statunitensi.

Ha appena definito “avversaria” la delegazione russa che arriverà negli Usa con Putin. Termine che Trump non approverebbe.

«Il presidente ha un suo punto di vista molto specifico. Personalmente, ritengo che le recenti attività russe siano state ostili: l’invasione ucraina, certo, ma anche le minacce ai nostri partner della Nato. Ritengo dunque i russi avversari degli Stati Uniti e penso che le …

NEW YORK – È un bene dare spazio alla diplomazia e parlare con gli avversari. Giudico positivamente il vertice in Alaska: il confronto ai massimi livelli di leadership è un buon primo passo». Joseph Votel è l’iper decorato generale a quattro stelle oggi in pensione, che nel 2001 diresse quell’operazione Rhino che mise in sicurezza la prima base militare americana in Afghanistan preparando il terreno per Enduring Freedom. È stato poi a capo del Centcom, il comando che gestisce le operazioni in Medio Oriente. E ha guidato fino al 2019 il Comando Centrale per le operazioni speciali statunitensi.

Ha appena definito “avversaria” la delegazione russa che arriverà negli Usa con Putin. Termine che Trump non approverebbe.

«Il presidente ha un suo punto di vista molto specifico. Personalmente, ritengo che le recenti attività russe siano state ostili: l’invasione ucraina, certo, ma anche le minacce ai nostri partner della Nato. Ritengo dunque i russi avversari degli Stati Uniti e penso che le ambizioni di Putin rappresentino un pericolo non solo per gli ucraini ma per gli Usa e l’Europa intera».

Il presidente ha parlato di un possibile scambio di territori. Che ne pensa?

«Condivido il punto del leader ucraino Zelensky: concedere territori sarebbe un premio a chi ha aggredito e devastato un Paese, provocando migliaia di morti. Ma per ora non dobbiamo dar credito alle indiscrezioni. Prima di giudicare, vediamo la direzione che prenderà il colloquio. Non sappiamo come si sta tessendo la tela delle trattative».

Qual è la via più concreta per fare pressioni su Mosca e ottenere risultati sull’Ucraina?

«Coi russi la deterrenza è sempre efficace. Bisogna andare al meeting come fronte compatto, che comprenda gli europei. Ricordando la lezione della Storia: uscimmo dalla Guerra Fredda grazie alla forza dell’Alleanza atlantica. Avevamo truppe sul terreno e un collaudato sistema di cooperazione. Quell’esperienza è stata poi utile in tante altre situazioni».

La Casa Bianca ora spinge gli europei ad armare Kiev. È una buona tattica?

«Fortunatamente, Trump è stato costretto a riconosce che Putin non è sempre coerente con quanto proclama e non è un partner affidabile. Incoraggiare gli europei e la Nato ad agire è dunque un bene. Sono i più vicini a Kiev, hanno più da perdere. Devono prendere la leadership».

Cosa pensa dell’Alaska come location?

«Mi ha sorpreso, ma ha senso. È un luogo strategico, quello che geograficamente più avvicina Russia e Stati Uniti.È dunque il luogo dove i due leader possono sentirsi più sicuri».

Cosa si aspetta?

«Arrivare all’incontro è necessario. Bisogna allineare sul tavolo le questioni da risolvere. Ma Putin non può uscirne vincente. Per questo è essenziale coinvolgere nella discussione anche gli ucraini. Non può esserci accordo senza di loro».

La presenza di Zelensky resta un nodo.

«Può non essere lì venerdì, ma non coinvolgerlo nelle risoluzioni finali sarebbe un errore di cui ci pentiremmo a lungo. Sta agli ucraini decidere cosa vogliono cedere o meno».

C’è chi teme che nell’ansia di ottenere risultati, Trump ceda troppo…

«Sì, è una preoccupazione. Spero si ricordi che in questo contesto gli Stati Uniti non sono altro che una piattaforma, un acceleratore dell’intero processo, l’entità che lo legittima: ma sarà un successo solo se farà gli interessi degli ucraini».

Come vedi il futuro delle relazioni Usa-Russia?

«Dobbiamo mantenere aperte vie di comunicazione costruttive. Dunque continuare a parlare coi russi: è sempre bene guardare in faccia i competitor. Ma dobbiamo pretendere che si attengano alle norme internazionali avendo ben presente che la diplomazia è sempre preferibile alle soluzioni militari».

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